Visto per voi/ La luna di miele di Arianna: un mito senza tempo

Martedì, 17 gennaio 2006 - 10:00:00

La locandina
Perdersi in alto mare, su un’isola deserta. Sbalzati da un gommone su cui si è saliti per amore. E cominciare a vivere un incubo nell’incubo dal quale l’unico modo per uscire è la morte. Su un’isola-non isola, nel buio spoglio del sogno, dove il sogno diventa doppio come un gioco di specchi, si muove "Khore (la luna di miele di Arianna)", opera scritta e diretta da Sonia Arienta, e interpretata da Annamaria Rossano, cresciuta alla scuola del grande Giorgio Strehler.

Organizzata dall’Associazione Culturale Duepuntiapertevirgolette, è un monologo a più voci di un’ora e mezza nel quale Khore rivive attualizzata nel XXI secolo: parla un linguaggio a metà tra greco, inglese, italiano e dialetto calabrese. “Ho scelto di usare il calabrese – spiega ad Affari la Arienta – perché l’ho trovato molto utile per mantenere il rapporto, il legame con la Magna Grecia del mito”. E si vede: Khore emerge da un sonno agitato in cui ricorda l’hotel in cui era in luna di miele con il suo Cardia, che l’ha tratta dall’hotel di suo padre, Minosse. Claustrofobicamente, Khore – tra lampi di luce e buio completo – si muove su un palcoscenico spoglio tra check-in aeroportuali senza documenti, salti nel vuoto, baratri in cui viene risucchiata come in un incubo parallelo intercomunicante: si passa dalla storia con Cardia – ormai fuggito e di cui lei non ha più memoria – alla vita sull’isola, dove ormai Khore vive sull’orlo della pazzia, tra una bottiglia d’acqua, piatti di plastica e poco altro.

Khore sembra impazzire, e la sua voce dal buio rimbalza nelle coscienze, quasi come un brivido; riesce a trasportare con sé lo spettatore, specialmente se si comprendono i termini dialettali. È sanguigna, lancia sentenze (anatemi) nella solitudine più totale, odia suo padre Minosse che definisce un cappizzùni (capoccione, personaggio a anche vagamente mafioso), ormai paranoica. E recita al vento, al mare, ai rovi dell’isola su cui è finita, dove cunta (racconta) il suo cuntu (racconto). Che alla fine, inesorabile, inghiottirà anche lei nel buio, illuminato solo dal bagliore dell’incendio finale.

Fuori dal tempo eppure nel tempo, moderna e al tempo stesso millenaria mentre racconta di case con corone di peperoncini a mo’ di amuleti come si usava in Calabria decenni fa, Khore soccombe ad un Fato indifferente. Non ci sarà per lei una nave o il ritorno di Cardia. Come altre Arianna innominate sembrano non avere anche oggi, su altre spiagge disperate.
Antonino D’Anna

"Khore (la luna di miele di Arianna)"
Scritto e diretto da Sonia Arienta
al Teatro Greco, Piazza Greco 11, Milano
fino al 22 gennaio, ore 21
prenotazioni: 02.6706172
http://www.duepuntiapertevirgolette.it

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