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A Bologna il Tribunale di minori ha affidato una bimba di tre anni a una coppia gay. Sono due uomini di mezza età che convivono da tempo, lavorano e hanno un buon reddito, e la piccola è loro affezionata tanto da chiamarli "zii" benché non vi siano rapporti di parentela. Il giudice ha così deciso per il sì all'affido dopo il parere favorevole dei Servizi sociali.

All'affido, riferisce il Corriere della Sera, si era invece opposta la Procura del capoluogo emiliano, che aveva ritenuto i due non all'altezza del compito. E che ora, dopo la decisione del giudice, potrebbe decidere di impugnare il provvedimento. Il tribunale, presieduto dal giudice Giuseppe Spadaro, ha invece ritenuto che nulla impedisse ai due gay di potersi occupare della piccola: la legge esclude le coppie non sposate solo per quanto riguarda le adozioni, mentre per l'affido temporaneo (che non recide il legame con i genitori naturale) la legislazione è molto meno stringente.

Tanto che è previsto che possa essere utilizzata non solo per le coppie tradizionali ma anche per una "comunità di tipo familiare" o persino per un single. Del resto, a gennaio, era stata addirittura la Cassazione a sancire il diritto di una coppia gay a ottenere in affido un minore, in quanto "sostenere che sia dannoso per l'equilibrato sviluppo del bambino il fatto di vivere in una famiglia incentrata su una coppia omosessuale è un mero pregiudizio".

UN PASSO VERSO L'ADOZIONE? LE POLEMICHE

Arcigay, sentenza tribunale Bologna bel segnale per futuro - "E' una bellissima notizia, dire storica mi sembra un po' esagerato, comunque aiuta l'Italia a essere un paese piu' civile". Cosi' Flavio Romani, presidente nazionale Arcigay, commenta all'AGI la sentenza del tribunale minorile di Bologna che ha affidato una bimba di tre anni a una coppia di omosessuali. "Il tribunale ha ritenuto che una coppia gay puo' essere il luogo ideale per la crescita di un bambino", prosegue Romani. "Bisogna sottolineare che si tratta di un affido temporaneo che non recide il legame con la famiglia naturale. Ma questa decisione e' un bel segnale per il futuro perche' dice una cosa ben precisa: smentisce il principio che un minore non puo' essere educato in maniera adeguata da una coppia gay o lesbica". "E' un pregiudizio - prosegue il presidente Arcigay - che non ha nessuna evidenza scientifica. Per questo va abbattuto. Del resto c'e' una sentenza della Cassazione dello scorso gennaio che sancisce proprio questo".

Giovanardi, vicenda affido mostra disprezzo verso minore - "Nella vicenda dell'affido di una bimba di soli 3 anni, gia' evidentemente vittima di una situazione famigliare difficile, ad una coppia di gay, colpisce il disprezzo che servizi sociali e magistrati minorili dimostrano verso il diritto di quel minore ad avere sia pure temporaneamente il riferimento ad una famiglia con un padre ed una madre. Lo afferma Carlo Giovanardi, senatore Pdl, gia' sottosegretario nel Governo Berlusconi con delega per le politiche famigliari. "Ricordo - osserva ancora Giovanardi - che la legge italiana consente l'adozione soltanto a coppie regolarmente sposate, mentre per l' affido nessun legislatore poteva immaginare che l'inventiva dei tribunali potesse arrivare al punto di ipotizzare che un minore possa essere affidato ad una coppia gay per tornare poi alla famiglia di origine o essere adottatato da una famiglia che per legge (approvata a suo tempo da un governo e un Parlamento di centrosinistra) deve essere composta da un uomo e da una donna", conclude.

Equality, importante sentenza affido bimba a coppia omosex  - L'affido da parte del Tribunale dei minori di Bologna di una bambina di tre anni a una coppia gay "e' una notizia importante che pero' non e' nuova per il nostro Paese. E' da molti anni, nel silenzio piu' assoluto per non provocare reazioni che potessero danneggiare la possibilita' da parte di minori di trovare una famiglia seppur temporanea che si occupasse di loro, che in alcuni Tribunali si e' proceduto all'affidamento a coppie non sposate, single e anche omosessuali". Lo sottolinea Aurelio Mancuso, presidente di Equality Italia. "La disponibilita' di esser genitori affidatari - prosegue Mancuso - e' un atto d'amore molto grande, e abbisogna di una profonda preparazione emotiva". "Che le persone omosessuali possano esser buoni educatori e genitori - prosegue - lo dimostra la vita concreta, che ci racconta di oltre 100mila bambini di genitori gay, di un'evidente espansione delle famiglie arcobaleno, composte di entrambe i genitori omosessuali. Il Tribunale di Bologna, rende oggi pubblicamente effettivo l'importante contributo che anche le coppie gay possono dare affinche' i bambini, che purtroppo hanno di solito alle spalle storie difficili, possano ritrovare la serenita' necessaria per poi esser reinseriti nella famiglia di provenienza. Speriamo che al piu' presto la politica, la grande assente, affronti l'intera questione della tutela dei bambini e dei minori, da una robusta riforma della legge sulle adozioni, fino all'estensione di pari diritti per i bimbi nati nelle famiglie omosessuali".

Roccella, non usare affido bimba per pressioni su politica - "La coppia gay che ha avuto in affido la bambina di tre anni dal Tribunale dei minori di Bologna ha usufruito di una legge, quella sull'affido, che consente anche a persone singole o comunita' familiari di prendersi cura di minori in difficolta'", ma "la notizia, cosi' come presentata dalla stampa, appare piu' che altro un modo per esercitare pressione indiretta sulla politica e sull'opinione pubblica, e per sollecitare il riconoscimento dei matrimoni omosessuali e delle adozioni per coppie gay, che la legge italiana non ammette". Lo sottolinea in una nota Eugenia Roccella, deputato Pdl e vicepresidente commissione Affari sociali della Camera. "Nell'affido - sottolinea Roccella - come in ogni questione in cu sia in gioco la vita di un bambino, si deve operare privilegiando l'interesse del minore; ma questo caso e' diventato una notizia solo perche' la coppia affidataria e' omosessuale. Nulla sappiamo delle motivazioni per cui si e' ritenuto che quella fosse la migliore scelta possibile per la bambina, e dei criteri che sono stati adottati: sarebbe invece utile conoscerli, per fugare il sospetto che si tratti di un'operazione-manifesto, un tentativo di sfruttare le pieghe della legge sull'affido per legittimare un concetto di famiglia diverso da quello dettato dalla nostra Costituzione". Secondo Roccella "sarebbe piu' onesto affrontare la questione direttamente, discutendone nel luogo piu' pertinente, cioe' il Parlamento, e aprendo un dibattito pubblico su questi temi, senza cercare scorciatoie e soprattutto senza coinvolgere la vita di una bambina".

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