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La crisi 'fa bene' alla coppia. Una su 5 resta insieme per i soldi

Tu resteresti in coppia per motivazioni economiche? Di' la tua

 

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Ogni coppia ha la sua alchimia segreta per resistere al passare del tempo. E capita che, tra gli ingredienti principali, non ci sia l'amore. Gli inglesi per esempio (ma non sono i soli) sono pronti a rimanere in una relazione in cui non provano più coinvolgimento emotivo pur di non perdere il loro stile di vita. Ben una coppia su 5 infatti dichiara di essere rimasta unita per motivazioni finanziarie, come svela un sondaggio condotto su 4mila persone da One Poll e Consumer Intelligence Research Partners. Una situazione che tra l'altro può durare anche a lungo. Il 43% delle coppie è rimasta insieme per soldi almeno un anno, il 24% per ben tre anni.

Una situazione che comunque non è esclusiva dell'Inghilterra. Già nel 2012 in Francia l'Istituto nazionale studi demografici aveva pubblicato un rapporto sull'aumentare dei casi di chi convive sotto lo stesso tetto per motivi economici, mentre affettivamente ci si comporta come persone separate. Un fenomeno esploso a partire dal 2008 con la recessione, anche in Italia.

Insomma, se prima si rimaneva separati in casa per il bene dei figli, adesso lo si fa molto più spesso per non perdere lo status economico-sociale e il potere d'acquisto avuto fino al momento della crisi di coppia. La paura della precarietà è forte ed è anche molto concreta. Lasciare la casa coniugale, trovare un altro appartamento, pagare la parcella degli avvocati.. sono tutte spese che possono gravare pesantemente sul conto in banca.

Basta pensare a quanti padri separati in Italia si ritrovino sul lastrico: all'inizio del 2012 erano tre milioni quelli sotto la soglia di povertà. Un recente studio condotto per Immobiliare.it dall’Istituto di ricerca Demoskopea su un campione rappresentativo dei circa 2.700.000 divorziati e separati italiani ha evidenziato le conseguenze che una separazione ha sull’economia personale. In Italia sono ben 610.000 i divorziati che stanno ancora pagando le rate del mutuo ottenuto per comprare la casa coniugale.

Dopo la fine del matrimonio più della metà dei separati prova a chiedere un nuovo mutuo alle banche (46,2% del campione, equivalente a 1.248.000 persone), ma quasi la metà di loro si vede negare la concessione. Il 42,2% dei divorziati denuncia una condizione economica peggiorata in seguito alla separazione, e proprio l’impossibilità di far fronte alle spese di una nuova casa spiegano perchè, nei primi dodici mesi successivi alla fine del matrimonio, il 57,8% dei separati dichiari di abitare ancora sotto il tetto coniugale.

 

 

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