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Costume
Fabio Volo e i 40enni Peter Pan? Adulti più liberi e creativi...

Di Maria Carla Rota

Fabio Volo "finalmente" ha messo la testa a posto, hanno detto i giornali di questi giorni. Sta per diventare papà. In attesa delle nozze con Johana, insegnante di pilates islandese conosciuta a New York, lo scrittore e conduttore tv ha in cantiere un progetto ancora più grande. La notizia è stata ufficializzata da Fiore Bonetti, futura nonna: la compagna del figlio è al secondo mese di gravidanza ed entro Natale la coppia si prepara ad accogliere il bebè in arrivo.

Proprio nell'anno dei quarant'anni, alla soglia dei 41, insomma, per Fabio Volo è ora di metter su famiglia.  Proprio lui, considerato il Peter Pan per eccellenza. Proprio lui, l’ex panettiere sciupafemmine di Brescia. Proprio lui, l'ex single impenitente. 

La sua decisione di "accasarsi" è simbolo della fine dell'adolescenza prolungata nella società di oggi. "Giovani adulti, ma anche persone di mezza età, che non vogliono crescere e che sono esposti alle stesse intemperie e incertezze di quella che un tempo veniva chiamata la bella età o età incerta", spiega ad Affaritaliani.it Annamaria Migliore, psicologa e psicoanalista, coordinatrice del Centro Famiglie & Dintorni La Cordata di Milano.

DA PETER PAN AD ADULTI CREATIVI - Una tendenza da molti criticata, perché vista solo come una fuga dall'assunzione delle proprie responsabiltà. Ma non è semplicemente così e non ci sono solo aspetti negativi. "Se da un lato, infatti, questo fenomeno crea una serie di problemi, dall'altro offre all'adulto opportunità di crescita e di ridefinizione della propria identità in età in cui i giochi della vita erano, in passato, già fatti e conclusi", prosegue Migliore, svelando un diverso punto di vista sui "Peter Pan" di oggi. 

"Il rischio, certo, è quello di rimanere intrappolati in un'eccedenza di liquidità dei rapporti e di perdita di senso della realtà. Ma non è detto che si debbano per forza considerare l'infanzia e l'adolescenza fasi da abbandonare totalmente una volta superata una certa età". Anzi. Portarsi dentro, anche da adulti, la curiosità del fanciullino, la voglia di cambiare il mondo e la capacità di giocarsi la vita ci può rendere persone meno rigide, più creative, meno convenzionali. "Ci si può reinventare, si può ricostruire la propria esistenza e sentirsi in continua trasformazione".

GENERAZIONE SENZA PADRI - Un cambiamento, questo, che nasce dalla fine del modello autoritario e dell'idea di famiglia rigida.  I trentenni e quarantenni di oggi sono la prima generazione cresciuta "senza padri", ovvero senza un modello paterno fondato sull'autorità indiscussa del capo famiglia (leggi anche l'intervento del filosofo Recalcati su Affari). "Questo è stato un bene - spiega Annamaria Migliore - perché ha messo in crisi un modello educativo fondato sull'obbedienza, sull'autoritarismo, sulla necessità di conformarsi, ma ha reso il passaggio alla fase adulta più complesso. In un'epoca senza ideologie e priva di ideali forti, quali sono stati gli anni Ottanta e a seguire, i ruoli genitoriali sono stati spesso deboli e conflittuali, come sembra in parte scomparsa la concezione della famiglia come depositaria di valori condivisi e di un sapere da trasmettere".

Senza una funzione etica, senza ideali collettivi, senza una figura adulta che si ponga come testimonianza si corre il rischio di rimanere invischiati nella liquidità delle relazioni e nella perdita del senso di realtà. "Si vive ripiegati sul presente, senza più riferimenti storici, perdendo il senso del passato ma anche il senso del futuro". Genitori e figli sembrano accomunati da uno stesso desiderio: rivendicare un paradiso perduto, un'età in cui il tempo dinnanzi a sé sembrava infinito per gli adulti e un'infanzia mitizzata senza limiti per gli adolescenti. "Bisognerebbe invece trasformare il rimpianto del passato in una nostalgia creativa che permetta non tanto la ricerca di una statica ripetizione, ma il mantenimento del senso di sé e della stabilità necessaria per affrontare ogni processo di trasformazione", continua Annamaria Migliore.

Procrastinare sine die la nascita sociale dei giovani, credendo di proteggere i figli, significa sottovalutare gli effetti di una crescita bloccata. Negli ultimi decenni si è passati da un estremo all'altro. "Dalla famiglia breve, in cui cioè la permanenza dei figli in casa era un transito rapido, alla famiglia lunga del giovane adulto, la cui presenza in casa si protrae oltre i 30 anni", spiega Migliore. Diverse le motivazioni che supportano questa decisione: il prolungarsi degli studi, il desiderio di un ruolo non coincidente con quello materno delle donne, gli impegni professionali uniti a rapporti di coppia sempre più instabili o l'impossibilità per molte giovani di trovare un lavoro.

LE RETI AL POSTO DELLE RELAZIONI - I quarantenni oggi anelano alla sicurezza e cercano un punto stabile su cui contare nel momento del bisogno: "Sono ansiosi di instaurare rapporti, ma al contempo sembrano timorosi di restare impigliati in relazioni stabili, per non dire definitive, poiché paventano che tale condizione possa limitare, paradossalmente, proprio la libertà di instaurare nuove relazioni, più soddisfacenti. Non è forse casuale che parole come "relazioni", "parentele", "partnership", "legami" che puntano l'accento sul reciproco impegno, siano state sostituite dal termine "reti", un contesto cioè dove è possibile con pari facilità entrare o uscire. Anche la rete virtuale, Internet, prevede la possibilità di momenti di contatto e di disconnessione, lo stabilirsi di relazioni virtuali che possono essere interrotte a proprio piacimento".

"I giovani stentano ad assumersi un ruolo genitoriale e responsabilità non transitorie perché ciò comporterebbe la rinuncia alla giovinezza, alla libertà, all'avventura e a tutti i valori adolescenziali dove l'impegno sembra essere la barriera ad ogni forma possibile di esperienza e relazione", conclude Annamaria Migliore.


 

 

 

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