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Costume

Sobrietà. Pazienza. Prudenza. Sono questi i tre fondamentali principi di buona educazione di cui oggi nessuno dovrebbe fare a meno, anche se il bon ton nell'era digitale è cambiato e le regole non sono più ferree come prima. A spiegarlo ad Affaritaliani.it è Barbara Ronchi Della Rocca, che è stata consulente di cerimoniale del Quirinale e ora è autrice del manuale  "Si fa, non si fa" (Vallardi Editore). Dal look shabby chic che solo alcuni vip possono permettersi, altrimenti si rischia solo un effetto trasandato e per niente glamour, all'uso del cellulare, dai rapporti con la ex moglie del proprio compagno all'educazione a tavola, ecco tutti i consigli. 

Si fa non si fa

Che cos'è la buona educazione oggi?
"Molti credono che per avere un'aria assolutamente contemporanea e metropolitana si debba ostentare di aver dimenticato ogni regola, poesia, rispetto, garbo. Come dicono tutti gli opinionisti, la volgarità è "sdoganata": vestirsi è esibirsi, parlare è gridare, fare è sopraffare. L'imperativo categorico è la visibilità, l'imporre se stessi a qualunque costo con una rissa, una parolaccia, un comportamento sopra le righe che urta il buon gusto. Si esalta l'apparire, l'eccedere, l'urlare. Al contrario, la buona educazione recupera (o non ha mai perduto) il valore dei sentimenti, della delicatezza, del rispetto; è tipica di chi non ha bisogno di esagerare o ferire per esprimersi e non  crede che dimostrare rispetto e attenzione per gli altri sia "da fessi". A questo proposito amo citare la frase di  Jean Paul Sartre 'le persone intelligenti sono sempre gentili'".

C'è bisogno di regole in un mondo caratterizzato dalla totale assenza?
"Qualche regola, ci vuole, eccome, per sapersi destreggiare in una vita che sembra sempre più complicata. Basta pensare alle nuove opzioni sociali che fino a pochi anni fa non venivano neppure prese in considerazione dal saper vivere, perchè non esistevano: famiglie allargate con figli di vari letti, coppie dello stesso sesso, rapporti con culture molto diverse. Le regole, poi, sanno anche renderci più tranquilli, perchè forniscono risposte chiare alle domande pratiche, aiutano a sentirsi sicuri di sé, liberati dall'angoscia del: 'Che cosa devo dire/fare/scrivere/indossare in questa sistuazione?'. E in più ci consentono di fare bella figura. Aspirazione più che legittima, e tutt'altro che passata di moda".


Quali sono i vecchi principi ancora validi?
"Il galateo della tavola è rimasto invariato, forse con qualche concessione di più al mangiare con le mani. E poi, naturalmente, non tramonta il rispetto verso le persone".

E in che cosa è cambiato invece il galateo oggi?
"La persona garbata del Terzo Millennnio non ferisce la sensibilità altrui, non ostenta nulla, non è intrusiva... E rispetta l'ambiente: cerca un rapporto diverso, meno "umanocentrico",  più equilibrato  tra tutti gli esseri viventi. Quindi rifiuta ogni  spreco,  e ogni tipo di  volgarità legata al consumismo banale e acritico. Infine, insegna ai suoi figli e nipoti che tutti i nostri comportamenti hanno una ripercussione sulla vita del pianeta, e che non rispettare l'ambiente di oggi significa essere maleducati anche nei confronti delle generazioni future".

Il gesto più maleducato secondo lei?
"Devo dire che è difficile stilare una classifica, ma... chi usa gli stuzzicadenti a tavola merita una menzione speciale!"

Il dettaglio che invece le fa capire la persona educata?
"Quando si siede a tavola non inizia subito a sgranocchiare pane e grissini, e prima di versarsi da bere si preoccupa di  offrirne  al suo vicino di posto, indipendentemente dal sesso".

La tecnologia ha "rovinato" la buona educazione secondo molti.lei è d'accordo?
"Purtroppo, l'invenzione del telefono cellulare ha creato un sacco di nuove occasioni di maleducazione, anche gravi. Pensiamo ai tanti che a tavola lo sistemano accanto al piatto, come fosse una posata, o che durante i pasti telefonano, o "messaggiano", in totale spregio degli altri commensali... In più,  molte persone se ne servono  come  alibi per essere approssimativi, poco puntuali, incapaci di prendere impegni precisi. Sul lavoro come nel tempo libero, è scortese non impegnarci mai, non garantire la nostra presenza a un invito, non fissare un appuntamento, ostentare di non voler sapere ciò che faremo nel giro di cinque minuti, tanto 'eventualmente ti faccio uno squillo'. Perché è come dichiarare implicitamente il tempo degli altri vale meno del nostro, che siamo sempre in attesa di un altro invito, un'altra chiamata, un altro impegno più interessante…"

Tre consigli imprescindibili di buona educazione
"Rivalutare tre virtù che oggi appaiono fuori moda: la sobrietà (non solo in materia di abbigliamento: non ostentiamo i nostri blasoni, milioni, gioielli, successi professionali e mondani); la prudenza (soprattutto nella conversazione: cerchiamo di capire bene chi abbiamo davanti, prima di abbandonarci a battute e maldicenze su qualcuno che potrebbe essere suo parente, o amico, o il suo amato bene; non diciamo sempre tutta la verità, non esprimiamo giudizi senza appello,  non  diamo consigli non richiesti);  e la pazienza. Non mettiamo in bocca al conversatore incerto le parole che sembra cercare con fatica, o il finale della barzelletta che conosciamo già; non umiliamo la persona anziana che sale le scale a fatica davanti a noi dando segni di impazienza, sbuffando, o cercando di superarla. Non gridiamo nelle orecchie di chi ci sente poco, ma posizioniamoci in modo  da farci vedere bene in faccia, e articoliamo con garbo le parole".

Maria Carla Rota

 

Si fa non si fa   Invito

 

 

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