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La recensione/ “Le Poesie” di Simona Martini Vigezzi
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di Alessandra Peluso

«… Così tra questa immensità s'annega il pensiero mio: e il naufragar m'é dolce in questo mare» (G. Leopardi). È questa la sensazione che si avverte - leggendo “Le Poesie” di Simona Martini Vigezzi - di immenso che incanta, non spaventa e diventa quasi dolce il naufragio nel mare della poesia.

Ci si lascia cullare da versi che scandiscono il tempo, seguono il battito del cuore, a volte è talmente accelerato da sembrare che voglia fuggire dalla prigione di un corpo che inchioda alla realtà. Si avverte malinconia, solitudine, sofferenza in una donna che dipinge momenti di vita su carta credendo nell'eternità della poesia.

Simona Martini Vigezzi dona degli intensissimi versi ai quali non si può non giacere in religioso silenzio e ascoltare, è l'anima inquieta che ci parla e il suo non può essere un monologo, non si può sfuggire all'ascolto e ad un colloquiare tacito: «Troppo a lungo abbiamo atteso / una parola, che venisse da fuori. / Ma una parola è come un bambino, / deve dormire nel sangue, ben dentro / il corpo, e stare al buio e al caldo». (p. 61).

Le Poesie” è una silloge vitale, pulsa il verso comunicando una genialità impressionante. Si è ebbri di ricordi: lune, albe, tramonti, estati vissuti in Francia, Italia, Germania.   

«Stellare / malinconia / dentro il pozzo sonoro le ho cercate / nostre voci d'allora / alte nel vento» (p. 22) ed ancora stellari versi nel firmamento della poesia brillano luccicanti come la sabbia al sole. Martini scava nel verso come per raggiungere la vita, sentire attraverso dei ricordi vissuti la presenza e il costante ascolto di qualcuno lontano. «Non ho voglia / di /sentire ancora in bocca / il sapore dei crepuscoli tristi / riempirmi l'anima / di / pianoforti troppo accordati. / La memoria è un giardino intristito / sono deserte / le sue panchine zebrate / chiudo il cancello / perché di entrare / non ne ho voglia / Non gioco più a corda con i fantasmi». (p. 35).           

Sono versi intimistici che vibrano diffondendo un eco di lunga intensità. Raccontano di sé e dei propri stati d'animo celati da un giardino, dalla luna, da un crepuscolo, da uno squillo di tromba quella “meravigliosa tromba del Quarto Brandeburghese”.

Il navigare nell'esistenza comporta a volte un solcare flutti pericolosi, troppo increspati, altri quieti che sembrano vagabondare inquieti come appare l'animo dell'autrice: vagabonda dai cieli della Provenza, alle autostrade di notte, sino ad approdare su isole dove la magia cede il posto alla tristezza. È un'anima sensibilissima e lo si intuisce dai primi versi sino agli ultimi Simona Martini Vigezzi. Ha un occhio attento, osserva non si limita a guardare, scruta ogni dettaglio, ogni angolo della vita per farne parola e poi testimonianza eterna. È la forza della poesia, l'universalità che ingloba sentimenti, sensazioni, intimità che fuoriescono come lava incandescente, straripano e con la stessa capacità divelgono ogni ostacolo.

Non c'è lotta, né conflitto nell'animo di Vigezzi, ma presa di coscienza della vita come volesse raccontarci qualcosa di segreto, impercettibile con un velo di malinconia e nostalgia di ricordi vissuti. Si legge:«Apri le mie mani e segui la corrente, / il sonno non c'è più, c'è solo questa / smania di darsi per niente, senza / perdono, senza gioia, e sempre / rinfocolando la memoria. /… / attendi il sonno che ti porti in barca? / Il sonno è morto. / Noi siamo cattivi, / a quest'isola ormai non c'è nessuno che approdi». (p. 62). È presente una straordinaria capacità di esprimere attraverso metafore e dipinti di realtà il proprio essere, gli stati d'animo non visibili agli occhi ma percepibili dalla contemplazione della raccolta poetica “Le Poesie”. 

È l'infinito che si ammira, e il mare che si identifica con un'esistenza addolorata, malinconica, eclettica, è la certezza della presenza di “sovrumani silenzi” che parlano chiaramente leggendo i versi di Simona Martini Vigezzi: testimone di una vita vissuta e raccontata in poesia, con la fervida speranza che qualcuno un giorno avesse potuto conoscere il suo intimo poetare.

E così è stato. Oggi si manifesta la fortuna - donata generosamente - di condividere la poesia di una donna  libera, elegante, amabile come si delinea in modo palese nei versi.    

LietoColleLA COPERTINA DEL VOLUME PUBBLICATO DA LIETOCOLLE

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