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Costume
Dal legno grezzo alle chitarre dei vip: la storia del liutaio Bertoni

di Maurizio Zanoni

Dal legno grezzo a rinomate chitarre: la storia di Roberto Bertoni, liutaio autodidatta della bassa bresciana. I suoi strumenti oggi suonano per i big della musica, come Vasco Rossi e Dolcenera. Ha cominciato a costruire chitarre elettriche perché il suono che producevano le altre sei corde in commercio non lo convincevano pienamente. Cercava qualcosa a misura della sua passione. E oggi, a 25 anni di distanza da quella radicale scelta, Roberto Bertoni è diventato un liutaio molto apprezzato e i suoi strumenti vengono regolarmente imbracciati dai musicisti più affermati del panorama nazionale e internazionale. Capita così che le sue chitarre finiscano per essere intraviste nei videoclip musicali o sopra prestigiosi palcoscenici, ad accompagnare le voci di Vasco Rossi, Dolcenera, Gianluca Grignani, Adriano Celentano, Anna Oxa e il chitarrista blues Gwyn Ashton. Tanto per citarne alcuni.

Con questi mirabili scampoli di notorietà il 46enne Roberto Bertoni ha visto finalmente ripagati gli sforzi di una vita e, al contempo, ha dimostrato che la sua idea di creare strumenti in maniera totalmente artigianale, dal ceppo di legno al prodotto finito, è vincente. Non a caso adesso la sua bottega, che reca il nominativo di Liutart (sintesi di arte della liuteria e liuteria artigiana), gode di prestigio e di un'ottima reputazione soprattutto tra i professionisti.
Per capire dunque come ci si improvvisa liutai e si diventa uno dei massimi esperti del settore, abbiamo attraversato le località della bassa bresciana, fino a giungere a Milzano, dove le chitarre Liutart vengono date alla luce. 
 
«La mia passione è nata fin da bambino: a 4 anni giocavo con la chitarra di plastica - racconta Roberto Bertoni -. Finché, all'età di 17 anni, non ho cominciato a studiare musica seriamente, spingendomi a Cremona». Quel naturale talento ha potuto perciò trovare terreno fertile tra le vie di una delle capitali mondiali della musica e, nel volgere di qualche tempo, il giovane si è fatto chitarrista professionista.

«Quel mondo mi aveva completamente assorbito - ricorda -: suonavo nei locali e impartivo lezioni nelle scuole».
Mentre già si percepivano le avvisaglie di una carriera in ascesa, restavano però molteplici perplessità legate agli strumenti. Una sorta di assenza, un vincolo per ambire alla perfezione assoluta. «Allora ho girato in lungo e in largo, avanti e indietro, senza mai trovare un liutaio che mi soddisfacesse, che mettesse a punto lo strumento come volevo - continua -. Di conseguenza, nel 1990 ho deciso di occuparmene in prima persona».
Privo di alcuna nozione o insegnamento, poco più che 20enne si è improvvisato liutaio. Da buon autodidatta ha attinto dai libri tutto quello che c'era da sapere, studiato la fisica dei legni e delle vernici, per poi procedere alla fase manuale. Il garage di casa ha assunto le sembianze di un'officina. E tra seghetti, scalpelli, piallatrici e utensili di fortuna, come un cerchione della bicicletta ricoperto di carta vetrata per fare l'arrangiamento della tastiera, la sua prima chitarra ha preso forma. «Ci è voluto un intero anno di lavoro - spiega -. Ma alla fine, il risultato ottenuto è stato straordinario». Tant'è vero che da quel momento in poi Roberto Bertoni ha via via appeso il plettro al chiodo e si è concentrato soltanto sulla produzione. E, in pochi anni, ha tramutato in realtà quel che prima era solo passione, con l'apertura nel 1998 di Liutart. Fedele alle sue intenzioni originarie, cioè quelle di individuare soluzioni su misura, ha continuato le lavorazioni sulla base di procedure artigianali e sulla personalizzazione. Ovvero: ricerca massima della qualità a discapito della quantità. Tale condizione ha reso la produzione del laboratorio numericamente limitata: in un anno non supera i 10-20 modelli.

Nonostante però l'attività messa in piedi da Roberto Bertoni si incardini in una microscopica nicchia di mercato, la sua arte ha sfoderato sei corde per grandi musicisti. Di recente una sua chitarra si è scorta tra le mani di Mattia Tedesco nel video di Dolcenera "Niente al mondo" oppure ha echeggiato nelle track "Quante Volte" e "Guai" dell'ultimo album di Vasco Rossi "Sono innocente". Ma i big, in questo senso, non mancano all'appello: Anna Oxa, Adriano Celentano, Gianluca Grignani... Di sicuro però l'artista più illustre che si avvale di una Liutart è Gwyn Ashton: poco conosciuto in Italia ma celebre bluesman in tutto il mondo, per il quale è stata disegnata e quindi realizzata una chitarra interamente personalizzata.
A prescindere comunque da chi pizzichi le corde, professionista o amatore che sia, questi strumenti rappresentano un'unicità produttiva. E quando suonano, sembra quasi che rivelino un'anima. Forse proprio quella del loro inventore.

 

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