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Costume
Leggi su famiglia e divorzio/ "Troppi interessi di avvocati e magistrati"

Di Maria Carla Rota
@MariaCarlaRota

 

"E' stato un anno confuso per il diritto di famiglia. Ci sono stati due passi importanti - il decreto legislativo sulla filiazione e l’adozione, che ha equiparato i figli nati dentro e fuori dal matrimonio, e il decreto legge sul cosiddetto divorzio 'fai da te' - ma al tempo stesso si sono create tante contraddizioni ed anomalie. A prevalere sembrano essere gli interessi di parte della magistratura e dell’avvocatura piuttosto che quelli delle famiglie". Questo è il bilancio del 2014 tracciato per Affaritaliani.it da Marino Maglietta, presidente dell’associazione Crescere Insieme ed estensore del testo base della legge 54 /2006 sull'affido condiviso.   

Iniziamo dal decreto legislativo 154/2013, entrato in vigore dal 7 febbraio 2014 (in attuazione della delega contenuta all'articolo 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219). Da quel momento i figli sono diventati tutti uguali.

“Sì, in linea generale. Ma, nell’equiparare i figli, è stato rivoluzionato l'impianto della legge sull'affido condiviso, inserendo in questo decreto alcuni pezzi della legge sul divorzio del 1970. Di fatto è stato contraddetto persino il principio generale del decreto, ovvero l’unicità dello stato di figlio”.

Che cosa intende?  

“Facciamo esempi concreti. L’assegnazione della casa familiare, innanzitutto. L’affido condiviso prevede che questa venga assegnata in base all’interesse prioritario del figlio. Il nuovo decreto, invece, conserva l’espressione "In ogni caso ai fini

dell'assegnazione il giudice dovrà... favorire il coniuge più debole”, che proviene dalla legge sul divorzio di mezzo secolo fa. Due interessi, quello del figlio e del coniuge debole, che possono essere incompatibili tra loro, quindi il giudice non ha più un criterio univoco per decidere. Inoltre, l'uso della parola contraddice l’unicità dello status di figlio e favorisce indirettamente il figlio naturale, che a quel punto è più garantito nell’assegnazione della casa non essendoci formalmente un coniuge debole il cui interesse potrebbe prevalere. Penso poi all'ascolto del minore: nel nuovo decreto è scritto che ha diritto di essere ascoltato a partire dai 12 anni "salvo che il giudice non lo ritenga superfluo". Quindi, se al giudice non interessa, il ragazzo non viene ascoltato? E’ giusto? Ultimo esempio: il trasferimento del genitore in altra città. La legge sull'affido condiviso prevedeva la ridefinizione delle regole della frequentazione. Questo passaggio è stato abrogato. Ora, sempre rifacendosi alla legge sul divorzio, il genitore che cambia sede è obbligato dopo 30 giorni solo a comunicare dove si trova e deve rimborsare le eventuali spese, come quelle telefoniche, sostenute dall'ex coniuge (ancora il coniuge, non il genitore!) e dal figlio per rintracciarlo. Non capisco la logica di questa organizzazione. Mi sembrano tutte modifiche illogiche".

Si potranno correggere?

"Per legge c'è un anno di tempo per emanare un decreto correttivo. Sono state fatte due interrogazioni parlamentari a gennaio più una a novembre, provenienti sia dalla maggioranza che dall’opposizione, ma non ci sono stati sviluppi. A febbraio scadono i 12 mesi, siamo ormai con l'acqua alla gola". 

Passiamo al decreto legge 132, detto ‘svuota-tribunali’, che ha introdotto il divorzio fa-da-te. 

"In questo caso è stata inventata la formula della negoziazione assistita senza considerare che esiste già dagli Anni Ottanta l’opzione della mediazione familiare. Perché non si è continuato su quella strada? Tra l’altro non si fa alcun cenno al tema della formazione e non si richiedono specifiche competenze. Un errore gravissimo. Basti pensare a quanto già adesso la mediazione avrebbe bisogno di professionisti specializzati: su 150mila casi quelli in cui si è arrivati a una soluzione di successo sono stati solo 7mila, ovvero il 5%. Non solo: a che punto fai questo tentativo di accordo? Bisognerebbe prevederlo all’inizio, prima che gli animi siano surriscaldati, ma questo non è stato fatto. Ci si poteva ispirare anche ad esperienze pilota: i Tribunali di Milano e Cremona praticano il rito partecipativo, ovvero una modalità secondo la quale un giudice convoca le parti e le aiuta a trovare un accordo. Perché non è stata sfruttata questa esperienza?”

Molto discussa è anche una modifica apportata al Senato.

“Originariamente la negoziazione era rimessa a un solo avvocato e alle coppie senza figli. Al Senato hanno deciso di prevederla anche per le coppie con figli e di obbligare le parti a servirsi di ‘almeno due avvocati’. La giustificazione? Ufficialmente dare una mano al coniuge debole. Ma se i coniugi hanno diverse disponibilità economiche non è meglio obbligarli a scegliersi un solo avvocato, da pagare insieme, piuttosto che consentire al coniuge più benestante di scegliere avvocati di un livello che l’altro coniuge non potrà equiparare? Pensiamo poi alle coppie con figli. La negoziazione assistita è riservata solo alle coppie sposate, ma così facendo i figli di genitori non sposati non potranno mai beneficiare di questo metodo per affrontare e sistemare il conflitto. E’ giusto questo? Li trovo provvedimenti raffazzonati”. 

Non solo. Lei denuncia anche la metodologia seguita da parte del governo.

“In entrambi i casi sono state fatte delle audizioni, ma, a differenze di quanto avvenuto in passato, questi ultimi provvedimenti sono stati giocati in casa, sentendo solo avvocati e magistrati. E nemmeno una persona che rappresenti i genitori, gli psicologi, i pediatri..."

Lei stesso non è stato più chiamato in audizione.

“E’ stato affermato da più parti che questo avviene da quando c’è il governo Renzi, ma è più corretto dire da quando si procede tecnicamente trasferendo l’attività legislativa dal Parlamento al governo. Il decreto legislativo 154 è partito con Rosy Bindi quasi 8 anni fa, a essere precisi".

Che cosa pensa di quanto si sta facendo per il divorzio breve?

"Anche qui vedo tante contraddizioni. Alcuni portano avanti, correttamente, l’opzione della mediazione, ma in modo inappropriato. Il Nuovo Centrodestra, essendo contrario al divorzio breve, sta proponendo un passaggio preliminare di mediazione obbligatoria che duri almeno sei mesi. E chi trova prima l’accordo, deve comunque aspettare che trascorra questo lasso di tempo? Così diventa solo un espediente per allungare i tempi. A me non sembra che si stia realmente garantendo l'interesse dei minori né dei coniugi deboli né dei cittadini. Sono tutte formulette che sono di fatto salvacondotti per dare una mano a certe categorie, per legalizzare prassi infedeli alle norme. E’ arrivato il momento di dire certe cose".

Qual è il principio più frainteso della legge sull’affido condiviso?

“L’associazione Crescere Insieme, tra gli obiettivi principali che sta portando avanti, ha l’attribuzione ai figli di separati della doppia domiciliazione, presso il padre e presso la madre. Sarà una risposta dal basso alla persistente prassi monogenitoriale. Perché la giurisprudenza per prima ha ignorato il principio di base dell’affido condiviso, equiparando di fatto il genitore collocatario a quello affidatario esistente in precedenza. Nulla è cambiato insomma. Invece un figlio di genitore separato deve sempre sentirsi a casa sua, sia con un genitore che con l'altro".  

 

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