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Costume
Giornata per lo smartwork, "lavorare da casa aumenta la produttività"

Di Maria Carla Rota
Su Twitter @MariaCarlaRota

Si chiama smart work oppure, in italiano, lavoro agile. Milano lo ha 'festeggiato' il 6 febbraio con una giornata promossa dal Comune, con l’appoggio di Assolombarda, Aidp e di tutti i sindacati. Ma anche il Parlamento è pronto a parlarne grazie alla proposta di legge bipartisan presentata la scorsa settimana da Alessia Mosca (Pd), Barbara Saltamartini (Ncd) e Irene Tinagli (Sc).

Si slega il lavoro da tempi e luoghi fissi. L'ufficio si alterna alla casa. L'obiettivo? Migliorare l’efficienza delle aziende e la qualità di vita dei lavoratori. Una tendenza che all'estero è molto diffusa, mentre In Italia se ne fa ancora poco uso. Secondo il Politecnico di Milano solo il 6,1% dei dipendenti lavora a distanza per almeno un quarto del tempo, contro il 14% della Danimarca. E solo il 31% può gestire in maniera flessibile i propri orari, rispetto al 52% tedesco. Sempre secondo l'ateneo, con lo smart work la produttività aumenterebbe del 5,5%, per un risparmio potenziale di 37 miliardi di euro.

annalisa mariavittoria ligh
 

L'INTERVISTA/ Affari ne ha parlato con Maria Vittoria Colucci, Consulente organizzativa, Executive Counselor a orientamento Analitico Transazionale, e Annalisa Valsasina, Consulente organizzativa e Psicoterapeuta a orientamento Analitico Transazionale. Entrambe sono fondatrici di Matrioska Group (www.matrioskagroup.it), network di professionisti che promuove iniziative, rivolte tanto ai singoli quanto alle aziende, sul tema della conciliazione lavoro-vita privata.

Come vedete questa proposta di legge? 

"Certamente è il riconoscimento che serve per una nuova organizzazione del lavoro, più consona ai ritmi di vita attuali e alle esigenze allargate di uomini e donne. Incentiva le aziende ed i dipendenti ad una valutazione del lavoro per obiettivi, riconosce che gli stili di vita ormai sono cambiati e può portare alla riduzione di attività a basso valore aggiunto e magari non in linea con il profilo professionale del dipendente. Soprattutto è un passo importante verso una certa autodeterminazione dei ritmi di lavoro che può ridurre lo stress ed aumentare la motivazione dei lavoratori. Poter scegliere con senso di responsabilità come organizzare la giornata e raggiungere i propri obiettivi professionali è fonte di benessere e motivazione e da questo le aziende e i lavoratori non possono che ricavare vantaggi e positività".

SMART WORK A MILANO, 08 AZIENDE HANNO ADERITO/ Sono già ottanta le aziende, piccole, medie e grandi, che hanno aderito alla prima giornata del lavoro agile organizzata e coordinata dal comune di Milano. Una giornata in cui aziende private, enti pubblici, associazioni di categoria, cooperative, sindacati, studi professionali sperimenteranno nuove modalità di tempo-lavoro: da casa, dal bar, dalla libreria, da una postazione di coworking.

Le adesioni raccolte fino ad oggi direttamente sul sito del Comune di Milano sono raddoppiate solo nell'ultima settimana, portando il bacino potenziale di lavoratrici e lavoratori partecipanti a diverse migliaia.

 "Non ci aspettavamo un risultato simile - ha dichiarato Chiara Bisconti - assessora alla Qualità della Vita, Benessere e Tempo Libero - e' la dimostrazione che stiamo intercettando tante esigenze diverse e diffuse che hanno bisogno di essere riconosciute, valorizzate, incentivate. Sperimentare in creto, anche se solo per un giorno, un ritmo di vita diverso in una grande area metropolitana come quella di Milano e' già un grande successo. Riuscire a coinvolgere un numero così alto di aziende ci fa capire che la strada e' quella giusta. Ora, in questi ultimi giorni, puntiamo alla cifra simbolica, ma rilevante, di cento adesioni".

Quali sono gli aspetti più interessanti della legge?

"Nelle proposte di applicazione ci sono alcuni vantaggi: l'autonomia decisionale dei lavoratori sul tempo di lavoro da casa (entro il limite stabilito), la flessibilità nella scelta (non giorni o orari fissi, ma la scelta, di volta in volta, dell'organizzazione più consona alle esigenze del momento che tiene in considerazione come i tempi e le esigenze delle persone non siano immutabili ma varino in funzione di determinati fattori come ad esempio l'età dei figli), la maggiore motivazione dei lavoratori che determina prestazioni migliori e maggiore appartenenza all'azienda, non solo quindi un risparmio di spazi e costi. E ancora, il mantenimento della relazione con la propria comunità professionale in azienda grazie ad una quota di tempo comunque passata in ufficio e lo sviluppo di relazioni basate sulla fiducia e sulla responsabilità personale. E' una proposta certamente utile per le donne madri perché finalmente darebbe loro la possibilità di muoversi con flessibilità e autodeterminazione tra due ambiti di uguale importanza e interesse: il lavoro e la cura dei figli, troppo spesso messi in contrasto dal modello oggi presente sul mondo del lavoro. E questi due mondi potrebbero diventare più vicini anche per i padri: la legge infatti è aperta a uomini e donne e finalmente il tema della conciliazione viene esteso anche al genere maschile".

Aspetti invece da modificare?

"Per quanto riguarda i limiti di questa proposta di legge c’è sicuramente quello di rivolgersi solo ai cosiddetti 'lavoratori della conoscenza', oltre al limite relativo alle norme sulla sicurezza che diventerebbero di difficile applicabilità. Inoltre una legge di questo tipo può essere mal vista nell'attuale contesto italiano dove la cultura del controllo è ancora molto presente e dove i tempi di lavoro sono totalizzanti rispetto ad altre dimensioni, soprattutto per gli uomini".

Voi stesse parlate della necessità di una rivoluzione culturale: com'è la situazione italiana con cui vi confrontate ogni giorno?

"Non è molto confortante. Nelle aziende italiane la presenza fisica delle persone resta un fattore molto importante, spesso un elemento fondamentale per rendersi visibili e fare networking oltre il canonico orario di lavoro e, in questo modo, carriera. Le persone che provano ad attuare scelte di vita "diverse" e flessibili sono ancora poche, quasi assenti nei ruoli che contano, e spesso devono fare i conti con i pregiudizi di chi ancora pensa che stare poco in ufficio o non essere sempre disponibili sia un limite e un vincolo alla propria crescita. Mancano in Italia modelli "forti" di reale conciliazione, o meglio integrazione, tra vita e lavoro, anche se la riflessione sul tema è sempre piuttosto viva. E senza un reale committment del management e dei vertici aziendali questi strumenti di cambiamento rischiano di essere poco diffusi e utilizzati. O ci credono tutti o è difficile che il cambiamento culturale si verifichi".

Come la crisi ha influenzato la situazione?

"La crisi economica in cui si trova il nostro Paese ha aumentato la tendenza a richiedere ritmi di lavoro più intensi e a definire budget sempre in crescita a risorse costanti o addirittura ridotte con un conseguente aumento dei livelli di insoddisfazione e stress dei lavoratori. Ci vuole fiducia reciproca e un forte senso di responsabilità personale a "lasciare il campo" per lavorare da casa, soprattutto in un momento in cui il lavoro è una risorsa da tutelare. Le donne con figli che lavorano affrontano spesso da sole il peso del doppio lavoro perché nelle incombenze familiari non c'è una vera suddivisione dei compiti. Come "contentino" viene esaltata la presunta capacità delle donne di fare multitasking, proponendo modelli di donna che lavora in casa e fuori, difficilmente raggiungibili, fonte di stress e senso di inadeguatezza. Quando possono, molte scelgono di rinunciare al lavoro (basta vedere il tasso di abbandono delle mamme nella pur operosa Lombardia) o di organizzarlo in proprio, secondo i propri ritmi. Dove il lavoro è scarso poi, sono le prime ad essere penalizzate, come accade al Sud".

Ci sono paesi esteri che potrebbero farci da modello?

"Possiamo citare i paesi scandinavi dove le 8 ore di lavoro coincidono con quelle in cui i figli sono a scuola e dove c'è una reale suddivisione del lavoro di cura e gestione della famiglia da parte delle coppie. In questi Paesi stare al lavoro oltre le 8 ore è sintomo di difficoltà in famiglia e viene riconosciuta una multidimensionalità delle persone che da noi oggi è ancora per pochi. In Olanda si stanno da tempo implementando gli smart work centers, luoghi dove le persone si trovano a lavorare insieme potendo condividere anche esperienze e conoscenze. C'è da considerare però che l'Italia è un Paese con una storia ed una cultura molto diverse e anche i servizi e le risorse per i cittadini e per l'infanzia non sono certamente paragonabili a quelli dei paesi scandinavi".

Quali sono le esperienze più riuscite seguite dal vostro network?

"Conosciamo aziende nelle quali professioniste donne, dopo la nascita di un figlio, sono riuscite a stabilire nuove modalità e tempi di lavoro perché le organizzazioni di appartenenza erano interessate a mantenere le loro competenze, ma sono poche. Si tratta perlopiù di eventi singoli, lasciati alla libera iniziativa della donna, non rappresentano certo la quotidianità, in cui spesso quello che una donna si attende è che dovrà pagare un prezzo per la sua minore disponibilità oraria. Molte aziende, però, stanno iniziando a interrogarsi su nuove modalità di organizzare il lavoro per garantire performance più durature nel tempo e, proprio con queste aziende, abbiamo iniziato a dialogare".

www.matrioskagroup.it

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