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Di Maria Carla Rota
@MariaCarlaRota

L'ex gieffina Guendalina Tavassi e la cantante Giorgia tra le vip di casa nostra, Demi Moore, Cindy Crawford, Elle MacPherson, Gisele Bundchen e Pamela Anderson tra le straniere. Sono solo alcune delle mamme famose che hanno partorito a casa. Il trend è sempre più diffuso in Italia, dove da qualche anno si è tornati a propone la demedicalizzazione dell'evento nascita.

Un dibattito acceso su  cui si confrontano gli esperti. "Sì al parto in casa, ma solo se vengono rispettate determinate condizioni", si avverte. Affaritaliani.it ha chiesto il parere di  Costantino Romagnoli, Presidente della SIN Società Italiana di Neonatologia, e Marta Campiotti, presidente dell'Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio e fondatrice della Casa dellla Maternità di Montallegro (Varese), struttura pilota in Italia per l'assistenza al parto naturale extraospedaliero.

I NUMERI - In Italia sono almeno 1.500-2.000 i parti che avvengono in casa, secondo le rilevazioni dell'Associazione Nazionale Ostetriche Parto a Domicilio. "Ma la percentuale di chi vorrebbe far nascere il proprio figlio a casa è molto più alta - esordisce Marta Campiotti -. Se due donne su mille partoriscono realmente tra le mura domestiche, quelle che vorrebbero farlo sono il dieci per cento".

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Subito a casa dopo il parto? Ecco i rischi

 

Secondo i dati forniti dalla SIN Società Italiana di Neonatologia, "tra i  neonati dati alla luce a casa è stata segnalata una mortalità neonatale doppia (2.0 per mille) rispetto ai nati in ospedale (0.9 per mille). Questo dato calcolato su neonati senza anomalie malformative è ancora peggiore: 1.5 per mille nei nati a casa contro 0.4 per mille nei nati in ospedale". Una statistica che andrebbe approfondita, secondo Campiotti: "Se si considerano solo i parti da 'donna sana' con 'bimbo sano in utero', che sono due requisiti essenziali per un percorso extraospedaliero, la percentuale di mortalità o comunque di problemi del neonato è simile a quella di un ospedale. Bisogna distinguere i parti avvenuti in casa volontariamente e secondo un percorso che inizia almeno dal settimo mese da quelli invece avvenuti senza tutte le garanzie oppure accidentalmente o per motivi etnico-culturali diversi. Penso a tante immigrate o ragazze in condizioni difficili. La nostra associazione, come qualsiasi ostetrica a domicilio dovrebbe fare, seleziona attentamente i casi, proprio per ridurre al minimo qualsiasi rischio".

"La contropartita del parto in casa - prosegue il neonatologo Romagnoli - è una riduzione significativa di episiotomie  (l'incisione chirurgica del perineo, ndr), di parti operativi vaginali e tagli cesarei e di infezioni materne". "Il parto in ospedale è molto medicalizzato - aggiunge Campiotti -, mentre tante donne vorrebbero tornare a viverlo in modo più naturale e più intimo, meno standardizzato. Per esempio, in ospedale si applica subito il monitoraggio, che costringe la partoriente a stare seduta in una posizione scomoda. A casa invece ascoltiamo il battito ogni quarto d'ora con un apparecchio a ultrasuoni. Da tre-quattro anni in Italia sempre più donne denunciano un ricorso troppo affrettato al cesareo".

I REQUISITI - Se l'Organizzazione Mondiale della Sanità riconosce il parto in casa, in molti Paesi (dove questo fenomeno è più diffuso) si stilano raccomandazioni per la pianificazione sicura di questo evento, come quelle dell'Accademia di Pediatria Americana, spiegate ad Affari da Romagnoli: "La madre non deve avere alcuna patologia preesistente o correlata alla gravidanza, il feto deve essere unico, l'accrescimento intrauterino deve essere normale". E ancora, presentazione cefalica del bimbo a termine di gravidanza, travaglio spontaneo o indotto a casa. "Come si può ben comprendere si tratta di un'organizzazione atta a garantire alla madre ed al neonato la massima sicurezza possibile - riflette Romagnoli - o almeno il minor rischio possibile. E' possibile attuare tutto ciò in Italia?"

"Al parto a domicilio - prosegue Marta Campiotti - devono assistere sempre due ostetriche  e deve essere possibile, in caso di necessità, trasferire il neonato e/o la madre in un ospedale in un tempo massimo di 30 minuti. Per fare altri esempi, non si può scegliere il parto in casa se la gravidanza è pretermine, ovvero prima della 37esima settimana, e se il bimbo ha un peso eccessivo, superiore ai 4,5 kg".

IL COSTO - Quanto costa infine un parto a domicilio? "Circa duemila euro. Alcune regioni, come Piemonte, Emilia Romagna, Marche e Lazio, riconoscono un rimborso della metà di questa cifra - conclude Campiotti -. Un parto in una struttura pubblica costa invece circa 4mila euro".

 

 

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