A- A+
Cronache
317898 4412427108977 680018811 n

di Francesco Signor

A vederlo camminare sul ciglio della strada, capelli lunghi da rock star anni '70 e zaino in spalla, sembra un po' di essere finiti in un documentario a basso costo su Jack Kerouac. Invece, è la protesta di Giuseppe Crediddio, 42 anni, di Rivarolo Torinese, grande appassionato di moto, che dal 31 dicembre scorso sta portando avanti una marcia solitaria su Roma per andare a parlare con il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Il 13 gennaio si trovava in Liguria, dalle parti di Chiavari. Sta procedendo a un ritmo di 25-30 chilometri al giorno. Si è dovuto fermare un paio di giorni per una tendinite, ma ora va un po' meglio e, salvo intoppi, entro la prima settimana di febbraio dovrebbe raggiungere la Capitale, in ogni caso prima delle elezioni.

Odio le ingiustizie, non le sopporto più, sono stanco” spiega Giuseppe ad Affaritaliani.it. “A me personalmente non hanno fatto niente, però, c'è gente che veramente sta facendo la fame. Fino a un anno fa facevo l'artigiano edile. Adesso mi sono preso un anno sabbatico e me ne sono andato un po' in giro perché tanto il lavoro è quello che è. Avevo bisogno di staccare per capire cosa si possa fare adesso in Italia. E' difficile ed è anche pericoloso, bisogna pensarci trentamila volte prima di decidere”.

Dice che non è nato per restare a guardare, ma per combattere, anche se, subito dopo, ci tiene a precisare, che sta “andando lì pacificamente”. Un po' Forrest Gump e un po' pronipote bikers di Gandhi nella marcia del sale: incurante di tutto, Giuseppe continua a camminare con il suo cartello appeso al collo con su scritto “Ora basta!” e non importa se qualcuno lo prenderà per matto. La sua lunga passeggiata, sostiene Crediddio, è un atto di solidarietà verso le persone indifese che soffrono, per i figli (ne ha uno di 25 anni) che non hanno futuro e per i pensionati che non hanno più diritti. Una protesta viaggiante che, ci tiene a sottolinearlo, “mi autofinanzio, solo adesso stanno cominciando a farmi un po' di sconti, ma mi hanno fatto pagare delle schioppettate che metà bastavano”. Oltre tutto sa bene che è molto difficile che il presidente della Repubblica accetti d'incontrarlo, ma lui ci va lo stesso. Allora immaginiamo per un attimo che Crediddio da Rivarolo Torinese arrivi al Quirinale e il presidente Napolitano scenda in portineria. Che gli potrà mai dire? “Voglio dirgli che, a mio modesto parere, non siamo più in una democrazia” dice tranquillo Giuseppe. “E poi come fa un presidente ad aumentarsi lo stipendio di 8mila euro a fine anno, mi deve spiegare anche questo. Poi, ci sono quei politici che hanno delle condanne e si ricandidano lo stesso. Noi italiani vorremmo una spiegazione”.

734287 4213854305681 1686380886 n

Un approccio diretto che certo non lo aiuterà ad entrare nelle simpatie della prima carica dello Stato, ma Crediddio è più preoccupato delle storie che raccoglie sulla strada. “La gente ha paura. Una signora ieri sera mi ha detto che a fine mese chiude il bar perché non ce la fa più a pagare” continua Giuseppe. “Ha dovuto aumentare i prezzi perché altrimenti non riusciva a stare dietro ai conti, perché sono aumentate le bollette e le tasse, ma aumentando i prezzi ha perso i clienti che pensavano si volesse approfittare di loro e alla fine dei conti chiude”. Le tre cose che vorrebbe chiedere subito a Napolitano sono molto semplici, ma rendono l'idea di un ritornello, sempre più diffuso, sul quale è veramente facile innescare un balletto pericoloso.

“Primo, ridursi gli stipendi. Tutti a duemila euro al mese, si possono accontentare, visto che hanno già la popolarità; secondo, via tutte le auto blu. Usino la propria auto o la Punto e la Panda come i carabinieri e la polizia; terzo, la domanda che c'è sul mio cartello: perché i politici che rubano non sono in galera?”. Ne ha anche per Monti. “Quello lì è un banchiere” dice ancora. “Un povero cristo che va in banca e ha bisogno, può anche morire, è la mentalità normale di questi signori, non è cattiveria. Quindi, non è possibile che una persona così faccia gli interessi del popolo, lo può solo rovinare”.

Se, invece, gli chiedi cosa farà se, suonando il campanello del Quirinale, non gli risponderà nessuno, lui sorride e dice semplicemente: “Niente, torno indietro”. Non a piedi, questa volta, non ci pensa nemmeno.

Tags:
torinoromaquirinale

i più visti




casa, immobiliare
motori
La rivoluzione elettrica di Mercedes Benz

La rivoluzione elettrica di Mercedes Benz


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.