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Cronache

 

Milleduecento. E' il numero di informazioni pervenute alla polizia cantonale del Vaud in due anni, dalla segnalazione della scomparsa di Alessa e Livia, le due sorelle gemelle di sei anni portate via dal padre a Saint-Sulpice, in Svizzera, prima di suicidarsi quattro giorni più tardi.

"Tutte le settimane ci arrivano ancora decine e decine di segnalazioni", spiega Jean-Christophe Sauturel, il capo della comunicazione della polizia locale, che si era ritrovato da un giorno all'altro sulla scena mediatica internazionale. "Tutte le informazioni che possono fornire delle piste investigative vengono verificate".

Recentemente a Parigi si è tenuta un'audizione, con la polizia svizzera che ha interrogato dei potenziali testimoni. Molto spesso si tratta di falsi allarmi. "Ma il dossier resterà aperto fino a che le due sorelline non saranno ritrovate", spiega Sauturel. Una procedura comune a tutti i casi di sparizioni.

Intanto, due anni più tardi, Irina Lucidi, la madre delle due bimbe, non si aspetta più miracoli. E ancora meno una resurrezione di Alessia e Livia. "Sogno Alessia e Livia ogni notte. Sono sempre con me" ha recentemente raccontato davanti alle telecamere di Domenica In.

La speranza di ritrovare le sue bambine, anche soltanto per dar loro una degna sepoltura. Irina racconta della Fondazione intitolata alle piccole, della necessità di "proteggere i bambini, perché in Svizzera non si fa distinzione di età quando si parla di persone scomparse. Invece, dobbiamo dare una certezza ai bambini".  Irina nella sua battaglia fatta di ricerche e speranze, finora illuse, si è sentita sola: "Abbandonata dalle istituzioni, non dalle persone che mi hanno sempre fatto sentire la loro vicinanza, il loro affetto".

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