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Cronache
Barilla, la “conversione” alla causa gay non fa notizia su Twitter

A Twitter non interessa la svolta “pro gay” di Barilla. A un anno dalla crisi che aveva investito il gruppo di Parma dopo le dichiarazioni del presidente, Guido Barilla, che nel corso di una trasmissione radiofonica aveva affermato che non avrebbe mai utilizzato gay per pubblicizzare i propri prodotti, gli utenti sembrano poco attratti dalla conversione di Barilla a favore dei gay.
 
Sono solo 500 infatti i tweet a commento dell’ottenimento da parte dell’azienda del massimo punteggio nel Corporate Equality Index elaborato dalla Human Right Campaign, associazione americana per i diritti degli omosessuali che ogni anno stila una classifica delle compagnie gay friendly. Il riconoscimento è stato assegnato a Barilla dopo il cambio di rotta in materia di tutela dei diritti degli omosessuali in azienda.
 
E sebbene oggi l’attenzione della rete sia scemata, e il conseguente volume di tweet diminuito rispetto ai giorni in cui era esplosa la vicenda, la rete sembra comunque non aver ancora “perdonato” lo scivolone del patròn Barilla sul tema dei diritti gay.
 
Il 76% dei tweet  - 3 tweet su 4 - registra infatti un sentiment negativo per le ragioni che hanno originato la svolta: molti sono infatti convinti che sia stata un’azione puramente commerciale, e non una reale presa di coscienza da parte dell’azienda sul tema dei diritti dei gay. E c’è anche chi, come Maurizio Gasparri, pensa che l’azienda si sia piegata al potere della lobby gay e annuncia nuovi boicottaggi dei suoi prodotti.

Tono positivo, invece, nel 14% dei tweet, che sottolineano come il brand si sia fatto carico di una importante trasformazione e come il tema dei diritti civili sia sempre più centrale nelle aziende.
 
Questo è quanto emerge dall’analisi realizzata da Reputation Manager, principale istituto italiano nell'analisi e misurazione della reputazione online dei brand e delle figure di rilievo pubblico, che ha monitorato real time le reazioni alla notizia degli utenti su Twitter.
 
“Il caso di Barilla - spiega Andrea Barchiesi, AD di Reputation Manager - mostra come l’impatto di una crisi reputazionale, specie se legata a temi così delicati, permanga nel tempo, anche se in misura minore, per cui è fisiologico che le persone che avevano attaccato il brand sui social l’anno scorso, ora sentano una certa diffidenza rispetto a questa svolta. Il 14% di commenti positivi è comunque un buon punto di partenza, su cui costruire il nuovo messaggio che l’azienda sta lanciando, con coerenza e trasparenza"

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