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Cronache

di Giuseppe Grasso

Le elezioni sono vicine e si torna, dopo un lungo silenzio, a parlare di Scuola con intenti programmatici costruttivi. Bersani, candidato premier del centro sinistra, ha scritto ieri una lettera molto densa e significativa ad Ezio Mauro in cui afferma la volontà del Pd di restituire centralità al mondo dell’educazione nello sviluppo del nostro Paese. «Vorrei che la scuola accompagnasse il cambiamento che ho in mente per l’Italia», scrive il segretario del Pd.

Consapevole che «le ricette economiche» non possano bastare a «uscire dalla crisi» e a «fermare il declino» per «rilanciare la formazione», Bersani denuncia come in questi ultimi giorni si sia fatto a gara a parlare di fisco ma «troppo poco» di lavoro, sanità e scuola. E promette che, se sarà chiamato a governare il paese, il suo programma sarà volto a restituire risorse, stabilità e fiducia all’istruzione. Se c’è un settore «in favore del quale è giusto che altri ambiti della spesa statale rinuncino a qualcosa», soggiunge Bersani, «quello è la formazione dei giovani». Poi spiega che, per «investire in istruzione e diritto allo studio», occorrerà rendere disponibile «larga parte delle risorse» derivanti «dalla lotta all’evasione fiscale e alla corruzione», risorse utili a «riportare gradualmente l’investimento al livello medio dell’Ocse».

Fra le proposte concrete quella di destinare l’8 per mille all’edilizia scolastica. I proclami perché si torni a investire in istruzione, soprattutto in periodo di campagna elettorale, non possono che apparire di circostanza. Se poi aggiungiamo che negli ultimi vent’anni non si è fatto nulla, non stupisce lo scetticismo del mondo dell’educazione su questo punto spinoso. Bisogna superare l’immobilità sociale che blocca il paese – dicono in Europa – e investire in formazione, perché è questo l’unico passo per segnare successi economici. Lo aveva già detto chiaramente Mariangela Bastico alcuni mesi fa ad Affari.

La scuola ha subito tagli pesantissimi in passato e ha contribuito, più di tutti gli altri settori pubblici, al risanamento dei conti. È innegabile che la politica di impoverimento e di squalificazione della scuola pubblica a vantaggio di quella privata abbia favorito una destrutturazione del sistema pubblico dell’istruzione. Mancano piani attuativi per l’edilizia scolastica e le risorse sono sempre più insufficienti. Urge, pertanto, un cospicuo investimento per rendere gli edifici adeguati in termini di sicurezza, di vivibilità e soprattutto in linea con le necessarie innovazioni tecnologiche. La lettera, sotto questo profilo, è abbastanza realistica e condivisibile. Bersani, rifacendosi ai punti elaborati dagli esperti del dipartimento Scuola del suo partito, da Manuela Ghizzoni a Francesca Puglisi, ha svelato formalmente la posta in gioco.

Alla buon’ora, vorremmo aggiungere, dopo decenni di tagli catastrofici, dopo il degrado e la malversazione che hanno finito per svilire l’istituzione scuola e coloro che vi operano. Bersani, nello specifico, s’impegna ad affrontare tre priorità: la «sicurezza nelle scuole», che versano oggi in condizioni fatiscenti, la «dispersione scolastica», altro punto dolente, e il «piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie per eliminare la precarietà dalla scuola». Particolare interesse è rivolto inoltre all’aggiornamento dei docenti e al rinnovo della didattica. Vedremo se alle parole seguiranno i fatti e se gli impegni assunti ora verranno mantenuti. Del resto, tra il dire e il fare c’è di mezzo… Monti!

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