"Noi siamo a casa, e il governo spreca soldi". Sicurezza, l'appello dei Carabinieri Ausiliari

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di Lorenzo Lamperti

Lo scorso 4 gennaio il vicecapo della polizia, Francesco Cirillo, annuncia di fronte alla Commissione Giustizia in Senato che le forze dell'ordine hanno una carenza di organico di 26.939 unità, di cui 7027 nell'Arma dei Carabinieri. "In realtà voci di corridoio dicono che il buco è di diecimila posti", dice Mauro De Piccis ad Affaritaliani.it. E', insieme a Simone Donazio, il portavoce nazionale dei Carabinieri Ausiliari: "Siamo vittime di un incredibile caso di spreco di denaro pubblico. Molte stazioni sono chiuse o aperte al 50%, c'è carenza di mezzi e personale e il governo che cosa fa? Preferisce spendere soldi e tempo per formare i militari dell'esercito invece che richiamare noi in servizio. Sarebbe una soluzione a costo zero. Poi dicono che il denaro per la sicurezza non c'è, ma non è vero. Viene speso male".

CHI SONO I CARABINIERI AUSILIARI

Attualmente in Italia esistono più di 200mila Carabinieri Ausiliari, una speciale forma di arruolamento che ha la propria origine normativa nel 1917 (Decreto Luogotenenziale n. 357 del 25.2), quando per assicurare all'Arma dei Carabinieri una forza numerica adeguata alle molteplici necessità di servizio determinate dallo stato di guerra, vennero assunti dodicimila caporali e soldati di tutte le Armi e Corpi.

Successivamente, con Decreto Legislativo Luogotenenziale, n' 857 del 9 novembre 1945 venne disposto il reclutamento "volontario" di Carabinieri Ausiliari, per la ferma di leva di 18 mesi tra i giovani appartenenti alla classe chiamata alle armi.

Con esplicito richiamo al suddetto Decreto, la legge 18 febbraio 1963 mantenne l'arruolamento di giovani aspiranti a compiere la ferma di leva nell'Arma dei Carabinieri stabilendo che essi, dopo aver freqeuntato con esito positivo un corso d'istruzione di tre mesi presso le Legioni Allievi, godessero del medesimo trattamento economico previsto per i carabinieri effettivi.

In seguito alla sospensione del servizio di leva prevista dalla legge 226/2004 con il giuramento del 21 gennaio 2005 alla scuola di Fossano e del successivo 28 gennaio in quella di Benevento, sono terminati i corsi d'istruzione dei Carabinieri Ausiliari.

La legge n. 226/2004 ispirata dalla volontà di snellire i ranghi delle forze armate e, al contempo, di elevare la professionalizzazione del relativo personale, attingendolo esclusivamente dai volontari e non più dagli ascritti alla leva obbligatoria, ha posto però una serie di problemi rispetto alla sorte dei Carabinieri Ausiliari.

Il reclutamento del personale nella carriere iniziali delle Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, è stato riservato soltanto ai volontari di esercito, marina e aereonautica. I militari in congedo sono di fatto esclusi dalla possibilità di partecipare ai concorsi.

LA FORMAZIONE - Donazio e De Piccis hanno deciso di provare a raggruppare tutti i carabinieri ausiliari, creando un sito web (www.carabinieriausiliari.com, che si aggiunge al partner www.informativadintelligence.eu) per radunare i propri colleghi e far sentire la propria voce alle istituzioni. "Noi siamo a tutti gli effetti dei volontari", spiega Donazio, "perché ci siamo arruolati di nostra iniziativa. Dopo essere stati dichiarati idonei e aver svolto anche fino a tre anni di servizio siamo stati lasciati a casa. Io personalmente ho fatto due anni. E il giorno in cui venivo congedato nella stanza accanto stavano arruolando volontari dell'esercito. Quindi ci poniamo un semplice quesito: quanto spreco c'è su questo?". La risposta: "Parecchio. Io sono stato formato, ho fatto tre mesi e mezzo di scuola per diventare carabiniere. I volontari dell'esercito invece fanno dieci settimane, successivamente fanno tre o quattro anni di esercito. Viene chiuso il loro foglio matricolare e fanno un altro anno di corso per l'Arma dei Carabinieri. E tutto questo per le casse pubbliche costa molto".

"L'ESERCITO NON C'ENTRA NULLA CON L'ARMA" - De Piccis nota amaro: "Si preferisce formare due volte un volontario delle Forze Armate piuttosto che richiamare in servizio del personale già pronto e formato da impiegare dopo un 'ricondizionamento' di pochi mesi". Il problema, secondo De Piccis, è anche di metodo: "L'esercito non ha nulla a che fare con l'Arma. Per carità, sono tutti ragazzi validi ma non hanno la giusta mentalità e metodologia pr svolgere il loro compito da Carabinieri. Non sono agenti di polizia giudiziaria né di pubblica sicurezza. Qui ci vorrebbe gente che sappia svolgere al meglio il suo compito".

"I SOLDI NON MANCANO" - Ma è vero che mancano i soldi per la sicurezza? Secondo i carabinieri ausiliari non è così: Spendiamo centinaia di milioni per novanta aeroplani al ministero della Difesa. L'altro giorno hanno comprato un elicottero uav. I soldi ci sono, solo che vengono spesi male. Si comprano i Caccia e intanto se si chiama una pattuglia arriva dopo tre quarti d'ora o non arriva proprio. E poi lasciano forze pronte a casa, e molti di noi sono anche senza lavoro".

"APPLICATE LA COSTITUZIONE" - Gli ausiliari chiedono che venga applicato l'articolo 77, comma 2, della Costituzione, che recita: "Quando, in casi straordinari di necessità e d'urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge, deve il giorno stesso presentarli per la conversione alle Camere che, anche se sciolte, sono appositamente convocate e si riuniscono entro cinque giorni". Perché oggi saremmo in un momento di straordinaria necessità e urgenza? Donazio e De Piccis rispondono in coro: "La criminalità è dilagante e noi ci rendiamo conto che per strada non ci sono carabinieri. Stanno chiudendo le stazioni, molte le lasciano aperte al 50%. Non è che possibile che in alcune stazioni si vada a citofonare nel pomeriggio per fare una denuncia e ti venga risposto che devi aspettare la mattina seguente perché il maresciallo non c'è".

"TROPPO VECCHIO, TROPPO GIOVANE" - A ostacolare il provvedimento è, secondo Donazio, la politica: "Non vogliono creare un precedente, poi probabilmente sui corsi di preparazione c'è qualcuno che ci mangia. Si è voluto adottare un modello americano che noi consideriamo sbagliato. L'ex ministro della Difesa Ignazio La Russa ha detto che siamo anagraficamenta anziani. Ora, io ho 33 anni e vivo nel paradosso di essere dichiarato troppo vecchio per lavorare ma troppo giovane per andare in pensione".

"I TECNICI CI ASCOLTINO" - E l'Arma che cosa ne pensa del reintegro degli ausiliari? "Per non non abbiamo ricevuto nessuna risposta ufficiale", spiega De Piccis, "ma il Cober Calabria ha firmato una mozione al proposito e a breve dovrebbe farlo anche il Coir di Messina". Il punto di forza degli ausiliari "è l'opinione pubblica, abbiamo anche organizzato una petizione online. La gente ci è vicina perché sente di dover essere tutelata. E poi guardiamo a che cosa succede anche negli ultimi giorni, come la gambizzazione del dirigente di Ansaldo. Qui stiamo tornando a trent'anni fa e al terrorismo. Noi siamo pronti a lavorare, e per fare il nostro dovere siamo disponibili persino a pagarci noi le divise. Il governo tecnico non ci vuole dare una mano? Che almeno ci ascolti".


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