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Cronache

 

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Un “vaffa” al capo si può. Minacciarlo con un “ti spacco la faccia” invece non si può. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con una sentenza (la numero 4245) che ha “assolto” a metà un lavoratore vittima di mobbing. Secondo i giudici, infatti, la reazione con insulti davanti a un capo arrogante che mette in atto comportamenti vessatori è lecita, purché non si passi il segno.

E il segno è quello della minaccia. Nello specifico della sentenza, quindi, la Cassazione ritiene lecito rispondere con insulti al superiore (che insulta per primo). Quello che è illecito, da qui la conferma della condanna per minacce, è ricorrere all’espressione “ti spacco la faccia”.

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