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Cronache

In Cina una donna che aveva osato protestare per le condizioni di detenzione del marito e' stata non solo condannata a diciotto mesi di rieducazione in un campo di lavoro ma, una volta scontata la pena, segregata per tre anni in un obitorio abbandonato della provincia nord-orientale dell'Heilongjiang, guardata a vista da infermieri, in modo da completarne la 'correzione': l'incredibile vicenda e' raccontata sull'edizione in lingua inglese del tabloid 'Global Times'. Nel 2003 il marito della malcapitata Chen Qingxia fu condannato ai lavori forzati per aver cercato di sottrarsi alla quarantena durante un'epidemia di Sars, la pericolosa sindrome respiratoria acuta che periodicamente flagella la Repubblica Popolare.

Una volta scarcerato, il corpo dell'uomo era costellato di lividi e abrasioni e le sue condizioni mentali vacillavano, tanto che successivamente gli fu diagnosticata la schizofrenia e fu internato in un ospedale psichiatrico. La moglie nel frattempo aveva deciso di recarsi a Pechino per presentare denuncia alle autorita' superiori: il risultato fu appunto di finire in un campo di lavoro, e poi all'obitorio. Si tratta di punizioni che possono essere inflitte da una commissione di soli poliziotti, senza che intervenga un magistrato ne' tanto meno un regolare processo. Ora Chen, scrive il giornale, "e' confinata su una sedia a rotelle, e la sua salute si e' gravemente deteriorata". L'amministrazione provinciale, bonta' sua, ha promesso di concederle un indennizzo. Il sistema del cosiddetto 'laojiao' e' stato oggetto di tante e tali critiche che di recente fonti vicine al Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese hanno preannunciato la chiusura dei campi entro il 2013.

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