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Cronache
Expo, villaggi e porti fantasma. Tutte le magagne delle Coop rosse

Non si può di certo dire che per le Coop rosse sia un buon momento. Prima lo scandalo Expo e i legami con Primo Greganti, poi l'inchiesta bis in Puglia sui vertici di Manutencoop. Nelle intercettazioni spunta anche l'uomo di fiducia di D'Alema. "Prendeteveli perché son rossi". Ma ci sono anche il caso del "porto fantasma" di Molfetta e dei sigilli al megavillaggio turistico di Coopsette sul lago di Garda...

INCHIESTA EXPO - La prima miccia a esplodere è stata quella della cosiddetta "cupola" che secondo l'accusa avrebbe condizionato gli appalti su Expo 2015. I legami con i faccendieri coinvolti, tanti sono gli stessi della Tangentopoli di 20 anni fa, sarebbero forti, in particolare con l'ex funzionario del Pci Primo Greganti. "Ne ho parlato ieri con Primo Greganti, il partito si spacca", si dice di lui in un sms di Angelo Paris, il manager di Expo 2015 S.p.A. finito nell'inchiesta. "Sai chi è Primo Greganti? Uno che conta in quel mondo", scrive Paris. E l'interlocutore gli risponde: "Ma hai a che fare con Primo Greganti? Perché?". E Paris: "E' uno che governa le coop rosse che, al momento performano male su Expo e quindi lui è il martello che le fa rigare. Ma hai capito che dimensione c'è in ballo su Expo?". Stando alle carte, pare che i legami non finiscano qui. Ci sarebbe infatti un'altra cooperativa legata a Greganti ad aver lavorato su un appalato per la realizzazione della "piastra" di Expo. E sempre la stessa cooperativa sarebbe in lizza per la realizzazione della Città della Salute e agli appalti di Sogin.

EXPO BIS - In Puglia si è aperto un altro filone collegato all'inchiesta madre della procura milanese su Expo. Nel mirino sono finiti i vertici di Manutencoop. Claudio Levorato, bersaniano e presidente della cooperativa, è indagato a Milano ma è coinvolto anche in un'indagine della procura di Brindisi. Si tratta di un'inchiesta partita addirittura nel 2007 e che ipotizza un "accordo corruttivo" alla base di un appalto legato all'Asl di Brindisi. Visti i tempi i reati, se provati, sarebbero comunque prescritti ma sono da notare i legami con il mondo politico. La stessa indagine, infatti, ha lambito anche gli esponenti pugliesi del Pd Pino Romano e Carmine Dipietrangelo. Come mette in evidenza Il Giornale, a margine dell'indagine sono stati citati anche altri nomi. Si tratta dipersone fuori dall'inchiesta, è bene sottolinearlo ma comunque in un'intercettazione ambientale appare anche Roberto De Santis, uomo di fiducia di Massimo D'Alema.  Sempre restando in Puglia, c'è anche il caso del cosiddetto "porto fantasma" di Molfetta, un cantiere aperto ormai da tempo. Il gigante delle costruzioni Cmc di Ravenna, secondo l’ipotesi accusatoria della procura di Trani, avrebbe lanciato il progetto per incassare i contributi pubblici poi stornati verso altri impieghi.

IL VILLAGGIO TURISTICO - Non è tutto. C'è un'altra coop a essere finita in guai giudiziari. Si tratta di Coopsette di Reggio Emilia, proprio la città del ministro Delrio. La Coopsette, ora confluita nella Unisette insieme alla Unieco in seguito a una profonda crisi che l'aveva portata al concordato preventivo, si è vista mettere i sigilli al gigantesco villaggio turistico costruito a Tremosine, sul lago di Garda. Il tribunale di Brescia ha ritenuto fondata l'accusa di edificazione abusiva. Si tratta di un investimento molto ingente da parte della cooperativa che però porta molti dubbi e ha causato una battaglia a colpi di perizie con l'accusa di lottizzazione abusiva. La zona è stata considerata "ad altissimo pericolo idrogeologico per la caduta di massi". La vicenda è controversa e Coopsette ha sempre respinto ogni addebito: "Tutto regolare", dicono. Dulcis in fundo la bordata di Susanna Camusso, che ha riservato alle Coop parole non tanto dolci: “Sappiamo bene che veniamo dalle stesse radici, ma proprio per questo ci indigniamo di più quando non si riesce a dare risposta al tema della falsa cooperazione, quando si usano appalti alla qualunque e non si firmano i contratti, quando si disdettano gli accordi come una qualunque catena straniera della grande distribuzione. Ci indigniamo non per la presenza di soci lavoratori, ma se sono tali solo per non applicare i contratti, che lo si faccia nella cooperazione industriale o in quella sociale, non va bene”.

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