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Cronache
Coronavirus, Gismondo: "Autopsie? Ora è tardi, sprecate vite. Quanti errori.."

Maria Rita Gismondo, direttrice del laboratorio di micro biologia clinica, virologia e diagnostica delle bio emergenze dell’ospedale Sacco di Milano, è uno dei volti di questi ultimi mesi. In primis per il lavoro sul campo, poi per gli interventi sui media e anche per una polemica, proprio all'alba dell'arrivo della crisi pandemica in Italia, con alcuni suoi colleghi, tra cui Roberto Burioni. Ora, con l'avvio della fase tre, Maria Rita Gismondo fa il punto in una lunga intervista ad Affaritaliani.it, partendo dal caso (sollevato da Affari) delle autopsie, che prima non andavano fatte e ora invece sì.

Maria Rita Gismondo, c'è una nuova circolare che dice che le autopsie vanno fatte, contrariamente a quanto si diceva prima. Ci può spiegare che cosa è successo e perché non si sono fatte le autopsie?

Partiamo col dire che le autopsie non sono state vietate, ma sconsigliate. Il motivo era il timore che ci si potesse infettare. Ma, in effetti, si trattava di un assurdità perché quando c’è una malattia (che essa sia un’infezione o che essa sia di altra natura), l’unica cosa che ci può veramente aiutare a capire cosa provoca nel nostro corpo è l’autopsia. A maggior ragione nel caso del Covid-19 che era sconosciuto: si impara dalle autopsie. C’era un mio vecchio professore di anatomia che diceva: “Dai morti arrivano gli spunti per mantenere le persone in vita”. Eppure fino ad oggi i morti venivano immediatamente chiusi e cremati e non si aveva nessuna informazione. Poi ci sono stati gli anatomopatologi di Bergamo che, in collaborazione con il Sacco, hanno fatto una settantina di autopsie, direi quasi imponendosi. E grazie alle loro autopsie si è capito che in effetti non era una polmonite sinciziale e basta, ma in effetti il virus agiva con una vasculopatia diffusa e poi andava ad implicare i polmoni. Adesso c’è stato tutto un movimento importante di tanti clinici che hanno sottolineato come sia stato uno spreco enorme non aver fatto le autopsie. L'ho detto io, l’ha detto la Capua, l’abbiamo detto in tanti ma per diverso tempo siamo rimasti inascoltati. Non si capisce quale sia adesso la motivazione di questo cambiamento, ora che i morti grazie al cielo sono diminuiti e che si capisce un po’ di più della patologia. Avremmo potuto aprire prima alle autopsie. Fa parte dei tanti non senso nella gestione di questa pandemia.

Quali conseguenze può aver avuto questo ritardo sul tema delle autopsie?

Solamente quando sono state fatte le autopsie si è iniziato a parlare di una vasculopatia e i pazienti si sono trattati anche con antinfiammatori eccetera.. Prima si intubavano a forza e peraltro per questi pazienti, avendo vasculopatie importanti, l'intubamento diventava addirittura peggiorativo rispetto a quello che avremmo dovuto fare. Quindi c'è stato uno spreco di vite, sicuramente.

Ha visto che cosa ha detto Zangrillo nei giorni scorsi sull'indebolimento del virus? E c'è chi però, come Crisanti, la pensa diversamente. Lei da che parte sta?

Guardi, si è pronunciata anche l’Oms davanti a questa asserzione di Zangrillo. Abbiamo assistito in questi ultimi tempi a delle affermazioni che non sono scientifiche. C'è chi ha detto che il virus è "meno forte". Non esiste un virus meno forte. Non condivido chi dice che il virus è "clinicamente morto".  Peraltro, mi pare che lo stesso San Raffaele abbia mitigato le posizioni nei giorni scorsi, parlando di virus con "carica minore".

Ma i rischi sono ancora elevati per gli italiani?

Noi abbiamo il rischio che possano attivarsi dei focolai, questo sicuramente. Il virus non è stato eliminato, ce lo dicono i dati, a partire dalla Lombardia, dove il numero dei nuovi contagi rimane ancora importante. Abbiamo imparato a convivere meglio con il virus, abbiamo imparato a portare le mascherine, a fare un distanziamento che ovviamente abbassa i contagi, ma il virus è sempre uguale. Ne abbiamo sequenziato anche noi tanti e li abbiamo comparati con i genomi che sono stati inseriti nella banca dati, le mutazioni non esistono. Anzi è un virus molto poco mutevole, molto costante nel tempo.

Secondo lei si è riaperto troppo presto alla fase 2 e fase 3?

La fase 2 era necessaria per un motivo sia economico che psicologico. Le decisioni non sono solo scientifiche, ma ovviamente devono conciliare tanti punti di vista. Se avessimo dovuto decidere solo dal punto di vista epidemiologico, saremmo rimasti chiusi ancora un’altra settimana. E forse non avremmo avuto questo spauracchio che stiamo vivendo, col rischio che si possa tornare ad avere alcune zone rosse. Questo pericolo è ancora dietro l’angolo per alcune regioni come per esempio la Lombardia. 

Facciamo un po' un sunto di quello che a suo parere non ha funzionato nella gestione politica ed epidemiologica della pandemia.

L’assurdità è stata che l’Oms ha allertato periodicamente sul fatto che sarebbe potuta arrivare una pandemia. Ma a livello internazionale c’è stata un’impreparazione totale. In Italia, il piano pandemico nazionale non è aggiornato dai tempi della suina, benché ci sia una commissione dedicata che non si riunisce da tantissimo tempo. Abbiamo dovuto agire in maniera frettolosa perché eravamo impreparati. Certamente, non ha funzionato l’approvvigionamento dei reagenti e degli strumenti perché siamo arrivati in ritardo, anche rispetto ad altre nazioni.

A livello mediatico e comunicativo c'è stato qualche passaggio sbagliato?

La comunicazione fin dall’inizio è stata sbagliata, perché è stata sempre tendente al panico e anche confusa. La gente si è sentita abbandonata a se stessa, con la paura che potesse accadere una catastrofe. È stata una pandemia seria, ma non è stata una catastrofe. E comunque mantenere la gente tranquilla avrebbe secondo me solamente giovato.

C’è il rischio di una seconda ondata?

Quando leggo chi dice che non ci sarà la seconda ondata e quando leggo altri che dicono che ci sarà la seconda ondata con tutta questa sicurezza, io mi chiedo se fanno i medici o fanno i maghi. Ci sono state delle pandemie che si sono esaurite e non c’è stata una seconda ondata. Altre pandemie come la spagnola, che non si può raffrontare a questa per gravità, dove c’è stata una seconda ondata. Tutto dipende da come gestiremo i nostri comportamenti.

All'inizio dell'emergenza sanitaria lei è rimasta coinvolta in una polemica con alcuni suoi colleghi. C'è qualcosa che vorrebbe chiarire su questo?

Sì, c’è stata una polemica nata da un mio post privato su Facebook nel quale ho detto: "Non abbandonatevi al panico, è qualcosa di appena più grave di un’influenza". Beh, ero in ottima compagnia perché nello stesso periodo abbiamo espresso tutti lo stesso concetto. E i miei colleghi l’hanno detto pubblicamente. Non si capisce perché poi mi sono trovata la sola ad essere attaccata, quando gli altri hanno cambiato parere (come era giusto fare) ma non sono stati attaccati. Questa è una cosa che mi ha rattristato molto, è stato più un attacco alla persona che non un dissentire da un'ipotesi scientifica. In Italia non c’è un aperto dialogo o dibattito tra scienziati, anzi c’è qualcuno che si arroga il diritto di sapere dove sta la verità e questa è una cosa che nuoce alla scienza.

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