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Cronache
Coronavirus: è cambiato? Dopo le parole di Zangrillo, cosa dicono i virologi

Il coronavirus è cambiato? Cosa dicono i virologi

A febbraio aveva tenuto banco la polemica tra Burioni e Gismondo, che aveva definito "una follia" scambiare "un'infezione appena più seria di un'influenza per una pandemia letale". Oggi gli scienziati sono ancora divisi tra chi crede che il virus sia indebolito o scomparso e chi invita a non abbassare la guardia.

Dopo le le parole di Alberto Zangrillo secondo il quale “il coronavirus clinicamente non esiste più”, virologi, medici ed esperti sono divisi tra chi gli dà ragione e chi invita alla cautela smentendo il primario di anestesia e rianimazione del San Raffaele di Milano.

È un dato di fatto che la percentuale dei ricoverati in Italia rispetto al totale dei positivi sia passata dal 61,13% del 6 marzo al 15,17% del 28 maggio. Due mesi fa i pazienti ricoverati in terapia intensiva erano più di 4000, mentre al momento sono circa 500. Sono molte le ipotesi che provano a spiegare questo cambiamento. Effetto positivo del lockdown? Una migliore risposta del Sistema sanitario nazionale? Il caldo che ha indebolito il virus? Gli esperti stanno provando a dare una risposta.

Il coronavirus è finito?

È dura la reazione di Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia all'università di Padova, alle parole di Zangrillo: "Penso che dovremmo tutti quanti avere un po’ di senso di decenza”, se non altro “per rispetto a tutte le sofferenze e ai morti”. “Un virus non è debole, forte, buono o cattivo, un virus è più o meno virulento e ha una capacità di trasmissione che si può misurare. Il resto sono stupidaggini. Sulla base di evidenze sperimentali fatte su grandi modelli si dimostra che quando un virus entra in una nicchia ecologica, che siamo noi, la virulenza in genere aumenta invece di dimuire. Il fatto che oggi si vedano casi meno gravi è esclusivamente dovuto a una diminuzione della carica virale in gran parte legata all’uso delle mascherine. Perché se io uso la mascherina, il mio interlocutore usa la mascherina, la quantità di virus che ci trasmettiamo è molto più bassa”.

Dello stesso avviso Franco Locatelli, presidente del Consiglio Superiore della Sanità: “Sono sconcertato, basta guardare al numero dei nuovi casi di positività che vengono confermati ogni giorno per avere la dimostrazione della persistente circolazione in Italia del nuovo coronavirus”.

Anche Massimo Galli, primario del reparto Malattie infettive presso l’ospedale Sacco di Milano, avverte che “il virus è rimasto lo stesso” e sottolinea che il numero inferiore di ricoveri è effetto diretto dei due mesi di lockdown. Le restrizioni hanno fatto sì che il contagio rallentasse, facendo circolare meno il virus tra la popolazione e riducendo il numero di persone entrate in contatto con individui inconsapevolmente contagiosi. 

Pierluigi Lopalco, epidemiologo dell’Università di Pavia e consulente del governatore della regione Puglia, Emiliano, conferma che sì, l’epidemia è in calo, ma bisogna essere cauti perché non se ne conoscono ancora le motivazioni. “Se abbiamo meno casi e con pochi o inesistenti sintomi non è perché il virus sia mutato ma per un fatto puramente epidemiologico. Con il distanziamento e le mascherine anche chi è entrato in contatto con persone positive ha assimilato una minore quantità di virus, così gli anticorpi lo hanno neutralizzato o se infezione c’è stata non ha avuto le conseguenze tragiche dei mesi scorsi”. E avverte: “Attenzione a non cantare vittoria, perché il virus circola ancora e credo abbia una prateria di almeno il 98% di non immunizzati nella quale poter riprendere a scorrazzare se abbassiamo ora la guardia”.

Ilaria Capua, virologa che da anni si dedica allo studio dei coronavirus negli Usa, ha dichiarato che “i virus che stanno circolando adesso non hanno mutazioni che possano dirci se sono più o meno aggressivi” e che “il virus non andrà via” perché “ha trovato una nuova popolazione. Siamo noi, circola all’interno della nostra popolazione provocando danni molto gravi in alcune parti del nostro Paese e in alcune grandi città europee e non europee, dove la situazione è più complicata rispetto a quanto accade in altre, anche per il fattore inquinamento”.

Anche Massimo Andreoni, direttore scientifico della Società italiana di malattie infettive, è d’accordo nel sostenere che “non ci sono evidenze scientifiche. Singoli casi interessanti non fanno la regola, il virus resta estremamente pericoloso”.

Sarcastico Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dello Spallanzani di Roma: “Se il virus è morto, facciamogli il funerale”. Ma non ha dubbi: se oggi abbiamo meno contagi e intubati “è perché le misure che abbiamo adottato si sono rivelate efficaci, ma se non rispetteremo più le regole ci esporremo di nuovo al rischio di una ripresa dell’epidemia”. E poi specifica, parlando del Covid-19: “Al momento le 30mila sequenze virali depositate nella banca internazionale dicono che da dicembre a oggi ha subito pochissime e insignificanti mutazioni”.

Dello stesso avviso Luca Richeldi, presidente della Società italiana di pneumologia e membro del Comitato Tecnico Scientifico: "I miglioramenti sono il frutto delle drastiche misure di contenimento della circolazione virale". "Il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti che non invitano alla prudenza”. È vero che la pressione sugli ospedali si sia ridotta ma “non va scordato che questo è il risultato delle drastiche misure di contenimento della circolazione virale adottate nel nostro Paese”. E aggiunge: “La circolazione virale è un processo dinamico, per cui la gradualità e la cautela nella ripresa delle attività economiche e sociali devono rimanere la nostra priorità”.

Anche Antonella Viola, immunologa, docente di Patologia Generale all'Università di Padova e Direttore Scientifico dell'Istituto di Ricerca Pediatrica IRP-Città della Speranza, intervistata da La7 conferma che "non abbiamo prove che il virus sia cambiato, c’è ancora e non ha perso forze".

Il coronavirus è più debole?

Alcuni esperti, invece, concordano nel dire che il virus si stia indebolendo.

Arnaldo Caruso, presidente della Società italiana di virologia e direttore del laboratorio di Microbiologia degli Spedali Civili di Brescia, ha confermato che "il nuovo coronavirus sta perdendo forza” e che nei suoi laboratori sarebbe stata isolata una variante “estremamente meno potente, più buona. Mentre i ceppi virali che siamo stati abituati a vedere in questi mesi, che abbiamo isolato e sequenziato, sono bombe biologiche capaci di sterminare le cellule bersaglio in 2-3 giorni, questo per iniziare ad attaccarle ha bisogno minimo di 6 giorni, il doppio del tempo”.

Della stessa opinione Matteo Bassetti, direttore del dipartimento di Malattie infettive del San Martino di Genova, reparto in cui, ha dichiarato, “da un mese nessuno è stato più ricoverato in rianimazione per Covid-19. Vediamo persone di 80, 90 anni che sopravvivono con il virus” mentre “casi identici 2 mesi fa morivano nel giro di 4 o 5 giorni”.

Massimo Ciccozzi del Campus Biomedico di Roma, in una audizione davanti alla commissione Igiene e Sanità del Senato, ha dichiarato come “stiamo osservando che il virus responsabile di Covid-19 sta perdendo potenza. Sta continuando a mutare” perdendo “contagiosità e, probabilmente, letalità”.

Massimo Clementi, direttore del laboratorio di Microbiologia e Virologia del San Raffaele di Milano, ha dichiarato che il coronavirus "potrebbe diventare un raffreddore, la malattia si sta modificando, sta perdendo la sua potenza”.

Coronavirus: i pazienti hanno sintomi più lievi

Alcuni medici invitano confermano che alcuni cambiamenti sono stati registrati nel modo in cui i pazienti reagiscono al virus, ma si mantengono cauti nelle spiegazioni.

Francesco Vaia, direttore sanitario dello Spallanzani di Roma, sostiene che “è corretto dire che i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi2. “Probabilmente, come in tutte le fasi epidemiche, nella coda dell’epidemia assistiamo a una riduzione della virulenza. Però queste sono tutte osservazioni che facciamo oggi ad alta voce, ma che dovranno avere poi una base scientifica. Oggi possiamo dire che sulla base delle osservazioni i nuovi pazienti hanno sintomi più lievi, ma si tratta di un dato empirico e non scientifico”.

Giovanni Maga, direttore del laboratorio di Virologia molecolare del Cnr di Pavia ha dichiarato che “quello che si vede in generale dal confronto delle sequenze genetiche non sembra suggerire grossi cambiamenti, ma è anche vero che quello che può succedere, e magari sta anche succedendo, è che una notevole circolazione del virus in un numero elevato di soggetti possa portare alla selezione di varianti meglio adattate. Quindi ci potrebbe anche stare che nel corso di un’epidemia ci possano essere delle varianti meno aggressive. Io non ho ancora trovato nessun dato oggettivo e riprodotto della circolazione di virus meno aggressivi” ma “l’impressione generale è che la sintomatologia sia meno aggressiva”.

Coronavirus: l’opinione di Burioni

Roberto Burioni, il virologo forse più celebre sui social network, non si inserisce nella polemica Zangrillo ma prova comunque a dare una spiegazione del perché il virus sembra attualmente più debole. In un articolo pubblicato sul suo sito di divulgazione, Medical Facts, spiega che in base a numerose analisi epidemiologiche, si può dire che un piccolo numero di individui è responsabile per la grande maggioranza dei contagi. Sono i superdiffusori, isolare i quali significherebbe poter controllare eventuali nuove ondate dell'epidemia, “senza misure estreme di isolamento sociale che hanno un effetto drammatico, non solo sull'economia, ma anche sulla qualità della vita delle singole persone".

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