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Cronache

di Fabio Frabetti

Un mese dopo aver raccontato la sua storia ad Affaritaliani.it, colto da una improvvisa disperazione, stava per commettere un gesto inconsulto nei pressi del ponte Corleone di Palermo in evidente stato confusionale. A impedirgli di farla finita una pattuglia dei carabinieri che lo aveva prima intercettato e poi convinto a desistere.

VITA DIFFICILE - Di motivi per essere disperato Bennardo Raimondi ne ha parecchi. Dopo aver denunciato e mandato in carcere gli strozzini che lo avevano strangolato, è stato letteralmente abbandonato da quelle istituzioni che invece dovevano proteggerlo. L'uomo, di professione artigiano, aveva aperto un'azienda che dava lavoro ad otto persone. Per l'acquisto di una casa e con le banche che avevano chiuso i rubinetti fu costretto a rivolgersi a dei conoscenti: in seguito però si riveleranno ben presto degli usurai pronti a presentare il conto. I primi soldi ottenuti sarebbe anche riuscito a restituirli. Poi, dopo aver perso un figlio e un fratello, dovette fronteggiare la grave malattia del suo bambino: fu quindi costretto a rivolgersi ancora agli usurai ottenendo 120 milioni di vecchie lire per pagare le cure sanitarie del piccolo e i debiti contratti in precedenza. Quando cominciò ad avere problemi per restituirli iniziarono le consuete intimidazioni: gomme delle auto tagliate, vere e proprie bombe fatte esplodere nei pressi della sua abitazione. Fu costretto a vendere la casa, il suo laboratorio ed a licenziare i dipendenti. Dopo aver denunciato usurai ed aguzzini venne letteralmente lasciato solo. Riceverà soltanto un prestito dallo Stato di 10.000 euro dallo Stato che comunque dovrà restituire. Molte associazioni antipizzo gli chiudono la porta: solo l'associazione delle Agende Rosse lo sostiene.

GLI INDIFFERENTI - Così oggi Bennardo si ritrova in uno stato di povertà totale: la casa dove vive in affitto con la sua famiglia non solo è in condizioni strutturali precarie ma con forti arretrati nei pagamenti rischia anche di essere sbattuto fuori. Molti lo evitano e non riesce più a svolgere il suo lavoro. Senza contare i rischi che corre in una terra dove chi commette lo sgarro di rivolgersi alle istituzioni non viene perdonato. Non sopportando più tutto questo, qualche giorno fa Bennardo ha staccato il telefono ed è uscito da casa. Con la sua auto si è diretto in viale regione siciliana con l'inconscia volontà di farla finita. La moglie preoccupata per l'anomalo comportamento dell'uomo aveva nel frattempo allertato i carabinieri che poco dopo lo hanno trovato e convinto a rinunciare all'idea di porre fine alla sua vita. «Quel giorno non sembravo neanche più io, dentro di me avevo una disperazione enorme. Quello che mi faceva e mi fa più male è l'indifferenza verso la mia situazione. Avrei sicuramente compiuto un gesto che oggi giudico sbagliato ma quando si cade in quei momenti di forte depressione si perde di vista tutto. Ora ho ritrovato un po' di speranza, in tribunale c'è l'ultima udienza per il processo che riguarda le persone che ho denunciato. Ho ripreso il volontariato nelle scuole dove insegno l'arte della ceramica e cerco di raccontare la mia storia, sperando di uscire presto da una situazione che mi logora sempre di più».

QUALCOSA SI MUOVE - Dopo l'uscita del nostro articolo ci aveva scritto Salvino Caputo, deputato dell'assemblea regionale siciliana informandoci che con un'interrogazione al presidente Crocetta aveva richiesto un intervento urgente per far fronte alle esigenze della vita quotidiana del signor Raimondi vista la sua condizione di testimone di giustizia.

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