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Cronache

"I medici dell'ospedale Sandro Pertini con condotte colpose o con imperizia o con negligenza, non hanno saputo individuare la patologia da cui era affetto il paziente Stefano Cucchi, di cui ne sottovalutarono le condizioni. L'evento morte era prevedibile". Cosi i periti (i milanesi Cristina Cattaneo, Mario Grandi, Gaetano Iapichino, Giancarlo Marenzi, Erik Sganzerla, Luigi Barana) incaricati dalla terza corte di assise di Roma di stabilire le cause della morte di Stefano Cucchi, deceduto il 21 ottobre del 2009 nel reparto giudiziario dell'ospedale Sandro Pertini a pochi giorni dal suo arresto, testimoniando in aula nel corso del processo. Sul banco degli imputati sei medici, tre infermieri e tre agenti penitenziari, accusati a seconda delle posizioni di favoreggiamento, abbandono d'incapace, abuso d'ufficio, falsita' ideologica, lesioni ed abuso di autorita'. Secondo i pm Vincenzo Barba e Maria Francesca Loy, Cucchi fu picchiato nelle celle del tribunale mentre era in attesa della convalida dell'arresto, e poi abbandonato al suo destino in ospedale. Due eventi che per gli inquirenti non hanno un nesso causale con la morte. Nessuna domanda agli esperti da parte dei pm: "La perizia conferma il quadro accusatorio", ha detto la Loy.


"Abbiamo dovuto ipotecare casa per far fronte alle spese del giudizio quando dovrebbe essere lo Stato a difenderci. Stefano è solo la punta di un iceberg che evidenzia come sia il sistema che non va. Un sistema che presenta aspetti negativi che non si vogliono far emergere. Speriamo che la morte di Stefano serva almeno a questo, perche' non accadano più fatti del genere". Cosi Giovanni Cucchi, padre di Stefano, il ragazzo morto il 21 ottobre del 2009 nel reparto giudiziario dell'ospedale Sandro Pertini a pochi giorni dal suo arresto, a margine del processo per il decesso del figlio.

Il genitore poi riferendosi alla circostanza che non e' stato permesso ai consulenti nominati dalla famiglia Cucchi di svolgere il controesame dei periti della Corte d'Assise in sostituzione degli avvocati ha aggiunto: "Pretendiamo le scuse dai pm e dal ministro della giustizia. Ho consegnato mio figlio allo Stato sano. E' stato ucciso e io sono costretto a subire affronti in aula: si impedisce ad una famiglia di far esprimere ai propri consulenti, venuti da varie parti d'Italia da me pagati, a domande per raggiungere verita' e non si capisce perche' nonostante l'accordo delle parti non ci sia stato concesso. Voglio capire perche' e voglio delle scuse, anche perche' ritengo necessario un confronto approfondito che solo tra periti e' possibile esplicare in modo completo. A tale confronto ritengo che lo Stato non dovrebbe rinunciare per nessun motivo".

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