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Leggi la rubrica "Comunione e separazione" di Affaritaliani.it

Disintossicarsi dall'ex marito (o ex moglie) e dal proprio passato, quasi fosse una dipendenza al pari di droga, alcol o gioco d'azzardo. Un percorso di riabilitazione in una vera e propria clinica dove mettere al centro se stessi e occuparsi della propria ricostruzione fisica e psicologica, eliminando le tossine accumulate a causa della fine del matrimonio. Questa l'idea alla base di "Divorce Detox", centro fondato a Santa Monica dalla life coach californiana Allison Pescosolido. Addio ai sensi di colpa, alla paura di restare soli o di soffrire di nuovo, ai timori economici e ai momenti 'bui' quotidiani. Il centro offre seminari di due tipi: sei ore per 2.500 dollari e dieci ore a 3.500 dollari. Un'idea che sta scatenando il dibattito negli Stati Uniti e anche in Italia.

Chi in Italia sta già sperimentando una forma simile di questi corsi di 'disintossicazione' è la psicologa e mediatrice Maria Martello (www.istitutodeva.it). "La separazione è un momento di grande crisi, ma, se gestita bene, può diventare una grossa opportunità di maturazione - spiega ad Affaritalini.it -. Ne può nascere la capacità di orientare gli eventi della propria vita in modo più costruttivo e favorevole a se stessi". Una persona però non può farcela da sola: ha bisogno dell'aiuto di uno specialista.

"Chi viene lasciato si chiede che cosa abbia che non va e che non lo rende amabile. Il legame matrimoniale, anche quando è infelice e tormentato, è comunque un elemento rassicurante e che fa sentire vivi. Se lo rompi, sovverti le abitudini e metti in crisi una consapevolezza di fondo: io non ho valore". D'altra parte nemmeno chi prende la decisione di lasciare sta bene: "Sente di aver tradito un progetto e soffre per non aver avuto la forza per portarlo avanti". Da questa crisi si può restare feriti a vita, anche quando sembra di reagire. "Si fanno tante cose per riempire il senso di vuoto e non sentire l'angoscia di fondo. Ma bisogna evitare che queste emozioni si ripercuotano sulle storie successive e più in generale sulla vita futura".

Il dolore va compreso e traformato: "Bisogna perdonarsi, consolarsi e anche comprendere come meglio costuire un nuovo rapporto d'amore grazie alle nuove competenze acquisite". Martello organizza corsi di mediazione filosofico-umanistica che puntano alla risoluzione dei conflitti. "E' meglio se vi partecipano entrambi gli ex coniugi, ma può essere utili anche al singolo. Nel primo caso, se effettuati in corso di separazione, gli incontri possono servire anche ad agevolare gli accordi concreti sulla divisione dei beni, oltre ad aiutare a ricostruire un rapporto di rispetto reciproco. Se invece il percorso viene affrontato singolarmente, o in fase successiva alla separazione o al divorzio, può comunque servire a rafforzare la personalità. Un vantaggio che poi si riverbera non solo nei rapporti personali ma anche nella vita professionale".

Per Gian Ettore Gassani, Presidente dell'associazione Avvocati Matrimonialisti Italiani, l'iniziativa dovrebbe essere introdotta anche nel nostro Paese, ma "rigorosamente in forma gratuita, a carico degli assessorati alle politiche sociali e delle Asl, altrimenti si rischia di renderlo solo un business come avviene appunto in America. Come racconto nel mio libro 'I promessi sposi' la fase della post-separazione è delicatissima, sia che si tratti di un percorso consensuale che giudiziale. Lo Stato non dovrebbe abbandonare gli ex coniugi al loro destino, ma di curarsi della loro tenuta psicologica e psichiatrica".

L'alto numero di suicidi e di violenze, soprattutto da parte di uomini che non accettano la scelta di separarsi delle donne, è un segno evidente della difficile situazione in cui si trova la famiglia italiana. I conflitti familiari uccidono più della mafia: una donna ogni due giorni, senza contare forme minori ma altrettanto gravi come percosse, lesioni, ferite. "Ben vengano, quindi, questi corsi di recupero anche in Italia. Come avvocato li accoglierei con grande favore. E credo che fondamentale sarebbe coinvolgere non solo gli ex coniugi, ma anche e soprattutto i figli, che spesso sono le persone più colpite. Lo manifestano con difficoltà relazionali e grande dolore, anche tempo dopo aver assistito ai conflitti tra i loro genitori".

 

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