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Cronache

Se fosse quotata a Wall Street, l’"economia del bene" peserebbe quanto Apple (prima dell’iPhone 5) o come sei aziende della stazza di Eni alla Borsa di Milano. Si calcola infatti che nel mondo l’insieme di attivita che appartengono al Terzo settore (organizzazioni non governative, onlus, fondazioni, enti caritativi, enti umanitari, cooperative) valgano annualmente 400 miliardi di dollari. Continuando nel gioco del "se fosse", per eguagliare l’economia della bonta bisognerebbe mettere insieme quattordici manovre lacrime e sangue, oppure prendere il Prodotto interno lordo di una media potenza economica, tra la Danimarca e la Norvegia. Nel mondo sono operative circa 50.000 organizzazioni non governative (ong) che ricevono oltre 10 miliardi di dollari annui di finanziamenti e occupano centinaia di migliaia di operatori, distribuiti su vari livelli e provenienti per piu della meta dai paesi occidentali.

Le piu "ricche" sono Save the Children,World Vision e Feed the Children (circa 1,2 miliardi di dollari di bilancio ciascuna). Secondo il rapporto delle Nazioni unite sullo stato del volontariato nel 2011, il numero dei volontari nel pianeta e pari a 140 milioni di persone. Si, non e un errore di stampa. Il popolo dei volontari e piu del doppio della popolazione italiana. L’Onu calcola che se i fondi delle ong fossero riuniti rappresenterebbero la quinta economia mondiale.3 Ha gioco facile quindi chi definisce le ong "multinazionali della solidarietà". Ma da dove arrivano tutti questi soldi? I finanziamenti possono arrivare da enti pubblici (Onu, Unione europea, Stato, Regioni, enti locali, enti di ricerca) o da privati. Quest’ultima fonte ha in genere il sopravvento rispetto a quelle pubbliche ed e rappresentata da attivita di raccolta di fondi, sponsorizzazioni o donazioni. Insomma, dai soldi che noi ci mettiamo. Puntando lo sguardo sulla mappa, le cose non cambiano poi molto. In Europa secondo l’Ocse il numero di ong e passato da un centinaio nel 1945 a 2500 circa nel 1993. Negli Usa le grandi organizzazioni filantropiche gestiscono un patrimonio di 268 miliardi di dollari e il non profit vale l’8 per cento del Prodotto interno lordo del paese, una percentuale raddoppiata rispetto al 1960. Anche in Italia il Terzo settore e lievitato negli ultimi quarant’anni.

Negli anni Sessanta le ong italiane non arrivavano a una ventina. Oggi quelle riconosciute (ufficialmente eleggibili per il finanziamento pubblico) sono 248, si interessano di 3000 progetti in 84 paesi del mondo, occupano 5500 persone e gestiscono 350 milioni di euro l’anno. Le prime dieci ong italiane per "ricchezza" sono Medici senza frontiere (50 milioni di euro); ActionAid (48 milioni); Save the Children (45 milioni); Coopi (Cooperazione internazionale, 35 milioni); Cesvi (Cooperazione e sviluppo, 33 milioni); Emergency (30 milioni); Avsi (Associazione volontari per il servizio internazionale, 28 milioni); Intersos (18 milioni); Cisp (Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli, 16 milioni); Vis (Volontariato internazionale per lo sviluppo, 16 milioni). Negli ultimi quattro anni in Italia il loro numero e cresciuto del 23 per cento. Ma le ong rappresentano solo una piccola fetta del Terzo settore. Per cercare di capire quante sono queste realta si puo dire che nel 2012 l’Istat ha avviato il questionario per il censimento del settore non profit spedendo i moduli a 457.000 organizzazioni, piu del doppio rispetto alla rilevazione del 2001, quando ne erano state censite 235.000, con 500.000 dipendenti e 3 milioni 335.000 volontari. Rilevazioni successive parlavano di 7363 cooperative sociali (2005), 4700 fondazioni (2005) e 21.000 organizzazioni di volontariato (2003). Anche considerando che di quel mezzo milione di realta non profit a cui si rivolge l’Istat alcune siano fantasma o scomparse di recente, e lampante che dal 2001 a oggi la crescita nel numero sia stata esponenziale.

Secondo una ricerca della UniCredit Foundation, il non profit italiano fattura piu della moda: vale 67 miliardi di euro, il 4,3 per cento del Pil, e da lavoro a oltre 650.000 persone, il 35 per cento in piu rispetto a dieci anni fa. Non risente troppo neppure delle crisi economiche: benche nel biennio 2008-2010 vi sia stata una contrazione dei trasferimenti pubblici (-4,6 per cento) e di quelli a fondo perduto (-9,7 per cento), sono cresciuti i flussi da donazioni di privati (+6,8 per cento) e da autofinanziamento degli associati (+6,4 per cento). Vi gira un po’ la testa? In effetti i numeri (e i soldi) fanno questo effetto. L’hanno fatto anche alle ong e alle onlus. La gestione di questa montagna di denaro ha trasformato il mondo della carita. Se un tempo dedicarsi alla solidarieta internazionale rappresentava una scelta di vita per pochi idealisti che avevano deciso di mettersi al servizio del prossimo, oggi quello in mano alle ong e alle onlus e un vero e proprio business. Lo spartiacque tra i gruppi di volontari ≪vecchia maniera≫, legati a un’idea romantica delle missioni, e le nuove aziende umanitarie con stipendi pressoche identici a quelli delle multinazionali dell’industria secondo alcuni e stata l’esperienza post tsunami. Basti pensare che solo attraverso gli sms furono raccolti oltre 47 milioni di euro. Torniamo alla domanda iniziale: dove finiscono i soldi dei donatori? Per rispondere bisogna andare a vedere i conti delle associazioni.

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