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Cronache
Pietro Orlandi: "Bergoglio mi ha deluso, Emanuela resta un tabù"

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

"Con Francesco c'è una chiusura ancora maggiore di quella di questi 31 anni". Pietro Orlandi, fratello di Emanuela (scomparsa dal Vaticano nel 1983), si sfoga in una lunga intervista ad Affaritaliani.it: "Da Bergoglio mi aspettavo un'apertura ma mi ha deluso. Telefona a moltissime persone ma per mia madre, che sta lì a 100 metri, in 30 anni non c'è stata nemmeno una parola di conforto. C'è chi sa la verità, ma non la diranno mai perché minerebbe l'immagine della Chiesa. Coinvolti anche mafia e massoneria".

Pietro Orlandi, ormai è passato più di un anno dall'arrivo di Bergoglio. Sulla vicenda di Emanuela è cambiato qualcosa?

Vedo la stessa chiusura, forse qualcosa in più. Ho avuto un brevissimo incontro con Bergoglio una settimana-dieci giorni dopo la sua elezione e lui mi disse: "Lei sta in cielo". Solo questo.

Come ha interpretato le parole di Bergoglio?

Lì per lì mi si è gelato il sangue. Non c'è mai stata la prova che Emanuela sia morta e il fatto che il Papa mi dica che sta in cielo è stata una doccia fredda. In quel momento ho pensato che magari ci fosse un'apertura dopo il muro di omertà tirato su da Wojtyla e da Benedetto XVI. Anche solo sentire nominare Emanuela da un Papa per me era importante.

Ha provato a chiedere spiegazioni?

Sì, ho continuato a chiedergli incontri e spiegazioni sulla frase che mi aveva detto ma non ho avuto più risposta, c'è stata una chiusura totale.

pietro orlandi (6)Pietro Orlandi
 

Eppure Papa Francesco sembra essere molto vicino alle persone. Telefona a casa, risponde alle lettere...

E' proprio per questo che mi dava un minimo di fiducia. Telefona a moltissime persone, è molto vicino alla gente e però non chiama mia madre che sta a 100 metri di distanza da lui. Mi aspettavo un incontro con mia madre, due parole per una donna che ha sempre avuto fiducia. Invece c'è sempre stata una totale chiusura anche quando siamo andati in udienza con il gruppo nato su Facebook per Emanuela. Durante l'udienza sono stati ringraziati tutti i gruppi presenti tranne il nostro che non è stato proprio citato.

Si immagina come mai?

Non so il motivo, ma il nome di Emanuela dentro al Vaticano non si può fare. Addirittura non volevano far entrare delle persone che indossavano la maglietta col volto di Emanuela. Durante le nostre manifestazioni o veglie religiose siamo spesso stati trattati come dei criminali solo perché indossavamo una maglietta di Emanuela.

Crede che qualcuno in Vaticano sappia la verità su Emanuela?

Quella frase di Bergoglio mi ha messo molti dubbi. Sono convinto che in Vaticano qualcuno sappia che cosa è successo davvero. Io non ce l'ho con la Chiesa. Io quando parlo di Vaticano mi riferisco ad alcune persone dentro il Vaticano, in particolare chi sta ai vertici. Ci sono persone che sanno la verità sia dentro sia fuori dal Vaticano perché il Vaticano ha sì ostacolato le indagini, ma la magistratura e in generale lo Stato italiano è sempre stato un po' succube del loro potere.

La scomparsa di Emanuela fa parte di un disegno più grande e complesso?

E' uno dei pochi casi dove l'inchiesta è aperta da 30 anni ma le indagini sono ancora al punto di partenza. Se fosse stato un caso semplice sarebbe stato chiuso molto tempo prima. Sono convinto ci sia dietro qualcosa di così pesante anche per la Santa Sede stessa che preferiscono subire le critiche della società civile piuttosto che dire la verità. Non hanno contribuito con la magistratura e non sono mai nemmeno stati vicini alla famiglia. Io credo che ci sia ancora qualcuno che tiene sotto schiaffo chi sa qualcosa. Emanuela è un tassello in un sistema di ricatti che lega ambienti diversi: pezzi deviati dello Stato, la massoneria e le mafie. Da Papa Luciani a Calvi a Emanuela... ci sono tante storie la cui responsabilità, secondo me, è di un'unica mano. Persone attendibili mi hanno detto che Matteo Messina Denaro sa cosa è successo a Emanuela.

Spera ancora che possa venire fuori la verità prima o poi?

La verità deve emergere. Nonostante tutto vedo sempre il bicchiere mezzo pieno. Forse la verità arriverà quando questo silenzio non servirà più a nessuno.

Tra tutte le ipotesi fatte sulla scomparsa di Emanuela quale crede sia quella giusta?

Non credo che Emanuela, una bambina di 15 anni, potesse essere oggetto di ricatti enormi. Trent'anni fa la storia di Emanuela arrivò in tutto il mondo. Ci arrivavano lettere da tutte le parti del pianeta, me ne ricordo una dall'isola di Giava. I presunti rapitori ottennero una linea diretta con la segreteria di Stato, con il cardinal Casaroli. Una cosa non normale. Di quelle telefonate, intercorse dal giugno al settembre di quell'anno, la segreteria di Stato non ha mai parlato con gli inquirenti. E dentro quelle telefonate secondo me c'era il vero ricatto, la vera richiesta. E' un ricatto che a mio parere tocca intimamente la Chiesa.

Renzi ha recentemente detto di aver tolto il segreto di Stato sulle stragi degli anni '70-'80 (tecnicamente il segreto di Stato non esiste più dal 1977, ndr). Il Vaticano toglierà mai il velo su questa storia?

Qualche anno fa un monsignore mi disse: "Guarda che se Wojtyla ha messo il segreto pontificio qui dentro non ne parlerà mai nessuno". Io chiedo a Bergoglio di togliere il segreto perché in una Chiesa vicina alla gente non possono esistere segreti. Gesù diceva che "non c'è nulla di nascosto che non debba essere rivelato e di segreto che non debba essere manifestato". Si dice che questo pontificato vuole essere vicino a Gesù ma il segreto pontificio è in contraddizione con i suoi insegnamenti.

Quali sono oggi i rapporti di forza tra Stato e Chiesa?

Nessuno può mettersi contro la Santa Sede. La Santa Sede fa comodo a tutti e tutti fanno comodo alla Santa Sede. E' un rapporto che esiste dai Patti Lateranensi che stabilivano che doveva esserci collaborazione tra la Chiesa e il Paese. La collaborazione probabilmente c'è, ma per occultare le cose.

Oggi che cosa rappresenta per lei il Vaticano?

Continua a essere la mia famiglia. Io sono nato là dentro. Da bambino giocavo sulla carrozza dei papi. Era casa mia, casa nostra. PEr questo sento in maniera ancora più pesante questo atteggiamento. Vedo un po' questa storia come un figlio che litiga con il padre e il padre che gli gira le spalle e non lo aiuta. Il Vaticano non ha mai difeso Emanuela, una sua cittadina, e invece è successo il contrario con il Vaticano che non ha mai aiutato lo Stato italiano a fare chiarezza.

Sarebbe bastata un po' di vicinanza, anche umana, da parte della Chiesa?

Mia madre è una donna di Chiesa, ha sempre avuto fiducia. Le basterebbe una parola di conforto, di preghiera e invece nulla. In questa storia è mancata la pietà. Se Emanuela è morta almeno dovrebbero concederci i sacramenti. Bergoglio dovrebbe essere sensibile almeno a questo. Per i 30 anni della scomparsa abbiamo fatto un corteo fino a Piazza San Pietro. Era una veglia di preghiera e avevamo chiesto la presenza di Papa Francesco o almeno di un rappresentante della Chiesa. Sembrava ci fosse un'apertura e invece alla fine Bergoglio non è venuto da noi e non è andato neppure alla Giornata della Fede che c'era qualche ora prima... Purtroppo, anche con Bergoglio Emanuela è rimasta un tabù.

Ha mai sentito vicino lo Stato italiano?

Le uniche parole le aveva spese Pertini. Molte persone dello Stato italiano si sono impegnate per scoprire la verità. Tanti investigatori, tanti carabinieri, solo che alla fine dall'alto non sono stati incentivati a continuare.

Spera ancora di ritrovare viva Emanuela?

La speranza la sento come un dovere. Finché non c'è la prova della morte sento il dovere di cercarla viva. Proprio Bergoglio dice di non lasciarsi rubare la speranza e allora non posso farlo io. Ma almeno, se davvero è morta, voglio che si trovino i responsabili e che si dia a mia sorella una degna sepoltura. Il problema è che le responsabilità non ricadrebbero solo su una singola persona ma su tutta un'istituzione che non è solo il Vaticano...

Tags:
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