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Cronache
Annalisa BIANCO Ricercatrice Biotecnologa 2Annalisa Bianco

Nel mondo, circa 150 milioni di persone sono cronicamente infettate dal Virus dell’Epatite C (HCV): esse sono a rischio di sviluppare cirrosi epatica e/o cancro al fegato. Annualmente, si stimano 3-4 milioni di nuove infezioni e più di 350.000 persone muoiono ogni anno per le malattie correlate alla Epatite C. Il 75-85% degli infettati non riesce a sconfiggere spontaneamente il virus e il 60–70% di questi sviluppa un’epatite cronica. A seconda delle aree geografiche e dei fattori concomitanti, il 5–20% dei pazienti sviluppa cirrosi epatica e fra 1% e 5% di tali pazienti muore di epato-carcinoma o di cirrosi. Il 25 % di tutti i casi di cancro al fegato è dovuto all’infezione da HCV (World Health Organization, Luglio 2012).

Circa un milione di italiani sono affetti da Epatite C, ma si stima che gli infettati dal virus siano circa il doppio, la maggior parte di essi nelle regioni del sud. In Italia la prevalenza media dell’infezione standardizzata per età è di circa il 4%, la più alta d’Europa. Inoltre, si osserva un forte gradiente nord-sud: nell’Italia meridionale circa l’8% della popolazione è positiva per i marcatori virali, con punte del 12% della popolazione nella fascia d’età 46-60 anni (Ansaldi et al, Journal of Medical Virology, 2005). HCV, da solo o in combinazione con altri fattori quali alcol o virus dell'epatite B, è il maggior responsabile di cirrosi (72%) e di tumore del fegato (76%) in Italia.

Nel nostro Paese, la cirrosi è la quinta causa di morte con 10.000 decessi l’anno (dati ISTAT, 2003). La progressione dell’Epatite C è altamente variabile tra i tantissimi individui affetti, e tuttavia i fattori che determinano la progressione della patologia sono ancora poco chiari. La terapia antivirale si basa sulla somministrazione di Interferone-α e Ribavirina, farmaci che attivano il sistema immunitario dell’ospite per difendersi dal virus, ma solo la metà dei pazienti risponde a questa terapia, che inoltre si associa a frequenti effetti collaterali. Gli sforzi delle aziende farmaceutiche si stanno concentrando sullo sviluppo di nuovi farmaci che bloccano il virus direttamente, e vari gruppi di ricerca ne stanno studiando il meccanismo d’azione.

Durante il suo dottorato di ricerca, la dott.ssa Annalisa BIANCO ha dimostrato che l’inibitore denominato AL-9 blocca il virus dell’Epatite C diminuendo l’attività di un componente delle cellule del fegato (la chinasi fosfolipidica PI4KIIIα) che è fondamentale per la replicazione di HCV; i risultati di questo studio sono stati recentemente pubblicati su una rivista scientifica ad alto Impact Factor (BIANCO et al, PLoS Pathogens, Marzo 2012). Oggi è impegnata nello studio del ruolo delle particelle di HCV con genoma difettivo nel determinare la steatosi epatica associata all’Epatite C. In questo seminario, Annalisa BIANCO illustrerà non solo gli aspetti più importanti dell’infezione da virus dell’Epatite C ma anche l’interessante e complessa interazione tra HCV, lipidi e metabolismo epatico.

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