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Cronache
Scuola, la bella lezione di Franca Falcucci

di Giuseppe Fioroni

Franca Falcucci ha lasciato un segno profondo nella vita della scuola. Nel 1975 la Commissione ministeriale da lei presieduta approvava un documento fondamentale, destinato a informare di lì a breve la legge 517/77, sulla integrazione delle,persone disabili. In apertura, il testo recitava così: "...le possibilità di attuazione di una struttura scolastica idonea ad affrontare il problema dei ragazzi handicappati presuppone il convincimento che anche i soggetti con difficoltà di sviluppo, di apprendimento e di adattamento devono essere considerati protagonisti della propria crescita". Di fatto cambiava in radice l'orizzonte educativo e sociale della funzione scolastica. Quei ragazzi, fino ad allora relegati nelle classi differenziali, divenivano soggetti protagonisti in una cornice di piena integrazione nello sviluppo del piano formativo.

È stata Ministro della Pubblica Istruzione in un periodo ancora segnato dalle tensioni del post-sessantotto. La sua competenza era fuori discussione. Si è applicata alla cura dei suoi doveri, con rispetto e scrupolo, senza pretendere di sconvolgere l'esistente per il solo gusto di attribuirsi il merito di una novità purchessia. Amava le riforme che nascevano dallo studio della realtà oggettiva, non dal desiderio di affermare uno spirito di originalità a tutti i costi. Tuttora, a distanza di tempo, del suo impegno ministeriale a Viale Trastevere si ha traccia preziosa nella memoria impersonale dell'amministrazione. È ciò che mi rimane impresso pensando a a lei e alla eredità che ha lasciato. Durante il periodo della mia responsabilità di governo si poteva ancora cogliere la densità di questa opera di indirizzo e direzione politica nel segno della cultura riformatrice di matrice cattolica.

Franca Falcucci ha insegnato a prendere decisioni politiche solo dopo aver appreso l'intima natura dei problemi della scuola. Non ha fatto opera di superficiale manutenzione. Prima si è preoccupata di mettere in atto, proficuamente, la logica del dialogo e della comprensione. Una nuova scuola, nella sua visione, presupponeva la conoscenza delle dinamiche che impedivano o consentivano la guida, nei diversi gradi di articolazione scolastica, in funzione della buona crescita delle persone.

Penso che dovremmo fare tesoro del suo rigore misto a umiltà di vera credente. Ai nostri giorni subiamo la frenesia delle espressioni semplificate, spesso nell'illusione che aiutino a cogliere con successo il pensiero complesso posto alla base di un disegno politico. Invece, non di rado, scopriamo che tutto è semplice o finanche banale: manca la profondità del pensiero. In questo modo, le riforme scivolano dal piano della concretezza a quello del narcisismo inconcludente.

Bisogna che impariamo noi tutti, ma in particolare lo debbono imparare coloro che amano esibire il proprio legame con la tradizione del riformismo democratico e cristiano, la bella lezione umana e politica di Franca Falcucci.

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