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Cronache

Alla lettura della notizia del ragazzo omosessuale suicidatosi, ho sentito venir meno le forze. Il mio pensiero è corso subito alla sofferenza, alla solitudine, alla disperazione che quel ragazzo viveva, chissà da quanto tempo. Ancora una volta un ragazzo che non ha nessuna colpa se non quella di "avere gli occhi blù" ha deciso di togliersi la vita. Non oso immaginare lo strazio dei suoi genitori e di tutte quelle persone che lo amano. Togliersi la vita non è mai la soluzione giusta e vorrei gridarlo a tutte le persone che hanno, almeno una volta, accarezzato questa idea. Ma se il primo pensiero è stato per quel povero ragazzo e il secondo per i genitori disperati, il terzo è stato ....... DI CHI E' LA COLPA ? Il giovane è stato chiaro : degli OMOFOBI quindi di tutte quelle persone che, per colpa del suo orientamento sessuale, gli hanno reso la vita impossibile fino al punto di dovervi rinunciare.

Anche io ho cercato di identificare i colpevoli. Certamente, parte della nostra classe politica, continua a considerare gli omosessuali e i loro diritti, un insulto alla famiglia Proprio loro che dovrebbero guidarci verso la tolleranza verso il concetto di uguaglianza per tutti i cittadini, si arrogano invece, il diritto di giudicare, di condannare di negare, leggi e diritti che farebbero sentire, noi Omosessuali, meno vulnerabili, più tutelati, più accettati. E' forse un caso che solo l'Italia e la Grecia in tutta l'Europa occidentale non siano riuscite (o non abbiano voluto) a dotarsi, di uno straccio di legge che tuteli e regoli le unioni di fatto e che punisca severamente il reato di omofobia? Entrambe le Nazioni subiscono, guarda caso, la forte vicinanza dell'Alto Clero. Il nostro Papa Francesco ha detto: "chi sono io per giudicare" ... anche Cristo ha detto chi è senza peccato scagli la prima pietra ... Ma la Chiesa ha responsabilità secolari verso la comunità GLBT e, continuando ad affermare attraverso i suoi cardinali, vescovi e quasi tutta la gerarchia, che noi gay siamo, nella migliore delle ipotesi, MALATI, quale insegnamento trasmettono, a tutti noi cristiani, a tutti noi, umili mortali? Che gli omosessuali o si fanno curare o è meglio relegarli ai margini della società? Ci chiedono di cambiare "il colore dei nostri occhi".

Ci chiedono di rinunciare a noi stessi; questa esclusione ci rende fragili, vulnerabili, innesca in noi, conflitti interiori e ci conduce a ... gesti estremi, che vanno contro al volere di colui che ci ha Creati. Chiamo come prossimo imputato, colei che è deputata alla crescita delle menti dei futuri cittadini: la scuola. E' evidente che non e' in grado di gestire efficacemente "la diversità" e non mi riferisco solo a quella a carattere sessuale. In una società multietnica e multiforme, sono doverosi dei programmi che includano costantemente la sensibilizzazione contro ogni tipo e forma di intolleranza. Pensavo con questo di essere giunto al termine di un'ampia e corretta analisi della situazione ma improvvisamente ... un tonfo nel cuore mi ha riportato ad un saliente dato di fatto: questa ennesima tragedia si è consumata in una città come Roma dove certo non mancano luoghi di aggregazione, associazioni LGBT, telefoni amici ecc. Mi chiedo come sia stato possibile che quel ragazzo non sia stato ascoltato da nessuno e, SE LO ABBIAMO FATTO, come mai non siamo stati in grado di aiutarlo? Se invece non ci ha chiesto aiuto, perchè non lo ha fatto?

La realtà è che, in qual si voglia modo si siano svolti i fatti, NOI, per primi, non siamo riusciti a comunicare con lui, a farlo entrare nelle nostre Associazioni e Circoli, a farlo confrontare con persone che vivono il suo tesso disagio. Forse la colpa è anche nostra e dico "forse" perchè sarebbe insopportabile per me averne la consapevole certezza. Sento il bisogno, come Presidente di ANDDOS, di promettere che la forza di questo ennesimo gesto estremo, non resterà solo sulla pagina di un vecchio giornale, che il significato che, questo ragazzo, ha voluto trasmettere a tutta la società, sarà uno stimolo per tutti noi, a lavorare con più impegno a partire dalla nostra base associativa verso tutte le persone che, potenzialmente, possono essere discriminate per il loro orientamento sessuale.

Marco Canale, Presidente ANDDOS
 

Tags:
gaysuicidiocolparomalgbt
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