Giornaliati/ Rapporti distorti con il Sismi: Luca Fazzo sospeso per 12 mesi

Lunedì, 18 dicembre 2006 - 14:03:00

Anche il Cdr non conosceva i rapporti reali tra Sismi e Fazzo. Ha detto Andrea Montanari: "Quello che è sempre stato noto a noi, ma come a chiunque, insomma, qualsiasi collega può, anche il lettore di Repubblica, dire che il collega Fazzo era del settore della giudiziaria del nostro quotidiano, dopodiché quello che facesse, quali fossero i suoi contatti noi come Cdr non siamo neanche venuti a saperlo.".

Riassumendo: Luca Fazzo dal 2004 al 2006 ha sviluppato rapporti intensi con Marco Mancini (n. 2 del Sismi) conosciuto tramite Giuliano Tavaroli (capo della sicurezza Pirelli/Telecom). Tavaroli per lui è un amico di famiglia. Incontrerà "5 o 6 volte", attraverso Mancini, il direttore del Sismi Nicolò Pollari. Fazzo fu utilizzato da Mancini "per far pervenire" all'editore di Repubblica e dell'Espresso, Carlo De Bendetti, "la notizia dell'arrabbiatura del Sismi" per via di un articolo del settimanale del gruppo. Nella lettera a Ezio Mauro del 18 luglio 2006, Fazzo scrive: "E' successo un paio di volte che Mancini mi abbia chiesto di sapere cosa Repubblica avrebbe pubblicato il giorno successivo. A queste richieste ho sempre risposto in modo generico e senza comunicare nulla di rilevante o in grado di danneggiare il giornale. In un solo caso ho comunicato in anticipo al Sismi il contenuto di un articolo non ancora pubblicato. Si trattava del mio articolo sull'interrogatorio del maresciallo Luciano Pironi, indagato per il sequestro di Abu Omar. Mi rivolsi al servizio per chiedere se c'erano stati rapporti tra Pironi e il servizio stesso, e ne ebbi risposta negativa. Poi l'articolo, come ti è noto, venne stoppato su richiesta del dottor Spataro, che era stato anch'egli informato della pubblicazion imminente".

Conclude Fazzo: "E' tutto. Mancherei di lealtà a Marco Mancini se non ti dicessi che lo considero a tutt'oggi un servitore fedele di questo Stato e .con parola desueta - un patriota. Degli eventuali illeciti che possa aver commesso risponderà lui. I miei rapporti con Mancini sono stati quelli di un giornalista con la sua fonte, una fonte che lavorava per la sicurezza del nostro Paese e che affrontava sulla sua pelle rischi che ben pochi avrebbero affrontato. Te lo dico perché lo dirò anche ai magistrati nel caso che davvero decidano di interrogarmi". Su quest'ultima confessione di Fazzo - la lettera a Mauro è una confessione con ammissione di colpevolezza - Mauro ha così riferito il colloquio con Fazzo, mentre aveva sotto gli occhi la lettera del 18 luglio: ""Mancherei di lealtà a Marco Mancini.". Eh, ma non ti preoccupi mica di aver mancato di lealtà nei confronti del giornale? "Mancherei di lealtà a Marco Mancini."? e la lealtà nei confronti del giornale non viene prima di tutto? "Se non ti dicessi che lo considero a tutt'oggi un servitore fedele di questo Stato e (.ESPRESSIONE ININTELLIGIBILE.) un patriota". Sì è una lettera personale che io ho. Dopodiché, se posso fare una parentesi, è chiaro che con questa lettera lui meritava il licenziamento in tronco.". Fazzo non è protagonista, come si pensava, soltanto dell'episodio di aver spedito via fax l'articolo di un collega al n. 2 del Sismi. Ricevendo notizie spesso esclusive dagli uomini dei servizi, ne era condizionato fino al punto di essere utilizzato da Mancini come corriere di un "messaggio" minaccioso diretto al suo editore. Fazzo non si rendeva conto che il Sismi lo "alimentava" per farlo crescere nel suo giornale al fine poi di ottenere a sua volta favori sotto forma di informazioni privilegiate. Mancini era in grado di chiedergli notizie particolari alle quali, dice, dava risposte generiche. E chi può garantirlo? Luca Fazzo - che con la sua lettera a Mauro ha confermato il fondamento dell'acusa - ammette di fatto di avere tenuto un rapporto distorto con il suo giornale e ha strumentalizzato la professione giornalistica, ponendosi al servizio del Sismi e piegando l'esercizio della libertà di stampa (con la trasmissione via fax dell'articolo di un collega al n. 2 del Sismi) a fini estranei ai doveri di indipendenza e autonomia, lealtà e buona fede, osservanza delle leggi e rispetto dei lettori propri di chi svolge una funzione di pubblico interesse, qual è quella del giornalista professionista mediatore intellettuale tra i fatti e i cittadini.

Nella lettera a Mauro, Fazzo scrive: "Non credo che esistano norme precise e codificate sui rapporti tra i giornalisti e le loro fonti, en che meno sui rapporti con fonti particolari come sono quelle dell'intelligence", mentre l'articolo 1 della legge 801/1977 afferma che "In nessun caso i Servizi possono avere alle loro dipendenze, in modo organico o saltuario, ..giornalisti professionisti". Questa norma, che vale anche sul rovescio, vieta ai giornalisti professionisti di lavorare, comunque, anche se in forma indiretta ed episodica, per i Servizi segreti civili e militari. Nella Carta dei doveri del giornalista si legge: "La responsabilità del giornalista verso i cittadini prevale sempre nei confronti di qualsiasi altra. Il giornalista non può mai subordinarla ad interessi di altri e particolarmente a quelli dell'editore, del governo o di altri organismi dello Stato .. Il giornalista non può accettare privilegi, favori o incarichi che possono condizionare la sua autonomia e la sua credibilità rofessionale". Fazzo ignorava e ignora questi obblighi e questi doveri. "Ogni norma deontologica - afferma Fazzo - mette ai primi posti dei doveri del giornalista la tutela delle proprie fonti". Il segreto professionale sulle fonti fiduciarie è esterno, non interno.

Il cronista non svela le sue fonti a nessuno (magistrati compresi). Il segreto professionale, secondo la Corte di Strasburgo, è un pilastro del buon giornalismo, perché contribuisce a garantire ai cittadini le informazioni su tutto quello che accade nei Palazzi del potere. Il segreto professionale, però, non può essere opposto al proprio direttore, garante dell'autonomia della redazione e punto di riferimento deonologico dei redattori, come questo Consiglio ha avuto modo di affermare in plurime occasioni. Fazzo sbaglia, quando sostiene il contrario e sbaglia ancora quando afferma: "Avevo creato con il Sismi un rapporto di fiducia nell'interesse del giornale". La delicatezza e i rischi di quel rapporto, insolito per i cronisti, dovevano far scattare in Fazzo l'esigenza di ottenere il sostegno del suo direttore.

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