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Cronache

"Devi chiamarmi papà". Lui non riusciva a sopportarlo che quella bimba di 4 anni, la figlia della sua compagna, non lo considerasse come il suo genitore. Anche se non è il suo vero padre. La piccola si opponeva. Per questo l'uomo la prendeva a botte. E capitava che per punizione venisse rinchiusa per ore in garage. Al buio. "Così impari la lezione". E' andata avanti così per mesi fino a quando la bimba non ha trovato il coraggio di raccontare tutto ai nonni. Ora la madre della piccola e il suo convivente sono imputati in un processo al tribunale di Ivrea.

Una storia, raccontata da La Stampa, di maltrattamenti e continue vessazioni accaduta anni fa in un paese nel cuore del Canavese, a una trentina di chilometri da Torino. La madre e il suo ex convivente sono accusati di maltrattamenti ripetuti ai danni di minore. I due, che non stanno più insieme, si accusano reciprocamente. 

Si è arrivati in tribunale in seguito alle insistenze dei nonni materni, che avevano notato dei lividi sul corpo della piccola. E lei ha trovato il coraggio di confessare quello che era successo, comprese le botte con il manico della scopa e la volta in cui era stata presa per le caviglie e tenuta sospesa nel vuoto oltre il parapetto del balcone. Tutto perché il compagno della madre voleva che lei lo chiamasse papà.

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