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Cronache
Peacelink: "L'Ilva ci costa più di una guerra. Renzi, quante bugie"

"In Afghanistan perdevamo 7-800 milioni di euro l'anno. L'Ilva perde 100 milioni al mese". Alessandro Marescotti, presidente di PeaceLink, parla del caso-Taranto e del decreto del governo Renzi in un'intervista ad Affaritaliani.it.

Alessandro Marescotti, qualche settimana fa Renzi ha presentato il decreto Ilva parlando di due miliardi di investimenti. Questi soldi esistono davvero?

Nel decreto non ci sono due miliardi di euro, non c'è nessuna cifra indicata anche perché il Presidente della Repubblica non avrebbe potuto firmare un decreto con uno stanziamento al quale non corrisponde nessuna copertura finanziaria. Chi legge questo decreto si rende conto che è un salvadanaio vuoto. Anzi, non ci sono neanche i 30 milioni di euro che Renzi ha detto di aver stanziato per i bimbi malati di tumore. Renzi ha usato proprio i bimbi malati anche per motivare l'urgenza del decreto adducendo ragioni umanitarie, definendo quella parte come la poiù emozionante del decreto. Peccato che questi 30 milioni non esistano.

Ritiene che dopo il decreto l'azione della magistratura possa subire contraccolpi?

La magistratura viene bloccata perché tre commissari vengono messi sopra la legge. Il tutto mentre l'Ilva continua a inquinare indisturbata. Arpa ha messo in dubbio la bontà delle nostre misurazioni, dicendo che i valori molto alti dipendono dal traffico. Peccato che anche il vento soffia da Sud i valori diminuiscono e si rialzano drammaticamente quando soffiano da Nord Ovest, cioè dalla zona industriale. Se la responsabilità fosse davvero del traffico i valori dovrebbero restare simili a prescindere da dove tira il vento.

Ma Ilva è una fonte di guadagno o di perdite?

Il punto di pareggio di bilancio per l'Ilva dipende dalla produzione annua di circa 7 milioni e mezzo di tonnellate di acciaio. Se si scende da questo livello produttivo l'Ilva è in perdita. Da tempo l'Ilva produce meno e si stima che le perdite siano di 100 milioni di euro al mese. Con la guerra in Afghanistan avevamo perso 700-800 milioni di euro all'anno. Insomma, ci costa di più l'Ilva di una guerra. Senza contare che è dal 2012 che non esiste un bilancio pubblico dell'Ilva.

Se è davvero così perché questa ostinazione nel salvataggio dell'azienda?

E' evidente che dal punto di vista economico non c'è nessuna convenienza a salvare l'Ilva. Se si desse lo stipendio ai lavoratori lasciandoli a casa si perderebbero circa 60 milioni al mese, meno di quanto si perde lasciando lo stabilimento aperto. Credo che le operazioni di salvataggio in corso servano per prendere tempo, tenere in vita l'azienda e restituire i soldi ai creditori di serie A, cioè le banche. Il tutto mentre i creditori di serie B, le imprese locali, e i creditori di serie C, gli abitanti di Tamburi che si sono visti distruggere economicamente e fisicamente le proprie case, restano a bocca asciutta. E per questo stanno protestando.

Dal punto di vista politico le sembra che qualcuno tra i possibili successori di Vendola in Regione Puglia abbia una posizione giusta sul tema?

Diciamo che Emiliano sembra avere una posizione diversa rispetto a quella di Vendola, che considera tuttora l'Ilva un polmone strategico per la Puglia. Peccato che invece l'Ilva i polmoni ce li avveleni. Senza contare tutte le conseguenze anche economiche per la Regione Puglia. Un miliardo di euro di impatto sanitario in 5 anni ricade sulle casse della Regione. Ora Emiliano sembra avere una posizione diversa da Vendola e dallo stesso Pd però prima di giudicare bisogna aspettare le prossime mosse concrete.

Che cosa chiede di fare Peacelink?

Noi chiediamo un dialogo e la riconversione di Taranto secondo i modelli che potremmo, anzi dovremmo, copiare dall'estero come per i casi virtuosi della Ruhr in Germania e di Pittsburgh negli Stati Uniti.

@LorenzoLamperti

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