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Cronache

La strage di migranti sulle coste di Lampedusa ha riacceso il dibattitto su come far fronte a un emergenza che da troppo tempo rimane senza risposta. Da molte parti si chiede la modifica della legislazione esistente. Affaritaliani.it lo ha chiesto al senatore del Pdl Carlo Giovanardi, che propone di tornare alla legge Turco-Napolitano modificata dalla Bossi-Fini ma senza le modifiche del 2009. In pratica l’abrogazione del reato che sanziona penalmente il mero ingresso e soggiorno irregolare in Italia

 

Carlo Giovanardi

Dopo la tragedia di Lampedusa si parla di una modifica della legge Bossi-Fini. Lei è d'accordo?
Io ho lavorato all'elaborazione - anche se ero all'opposizione - della legge Turco-Napolitano e poi della Bossi-Fini che hanno gli stessi principi ispiratori, sia per quanto riguarda i permessi di soggiorno sia per quanto concerne le regole per il permesso di soggiorno e l'istituzione dei centri di identificazione e espulsione. Tutti istituiti che sono stati introdotti dalla Turco-Napolitano, poi la Bossi-Fini ha fatto delle modifiche, ma quello di cui si parla questi giorni criticandolo - e che io non condivido sin da quando venne introdotto nel 2009 - è il reato di clandestinità e di permanenza illegale in Italia.

Che cosa è cambiato in concreto nel 2009?
Fino al 2009 la Bossi-Fini prevedeva che chi era entrato illegalmente o chi era entrato legalmente, ma poi gli era scaduto il permesso di soggiorno ricevesse un provvedimento amministrativo di espulsione dal territorio nazionale. Poi nel caso il soggetto, a cui era stato intimato di lasciare l'Italia, non l'avesse fatto, allora scattava anche il reato. Dal 2009 il semplice fatto di essere irregolare in Italia diventava un reato di per se, che però si è sovrapposto al circuito amministrativo, complicando in maniera incredibile le cose. Prima lo espellevi con un atto amministrativo. Ora con il reato incomincia la procedura penale e a differenza dell'ammnistrativo abbiamo un primo grado, un secondo etc etc... senza cavare un ragno dal buco. Anche perché il reato è contravvenzionale, ma mai nessuno paga la multa. Si arriva solamente al paradosso, come nel caso recente di Lampedusa,  che l'avviso di garanzia lo devi mandare anche a quelli che si sono salvati dal naufragio. E' una cosa inutile, controproducente e che ha complicato inutilmente le cose. La priorità è togliere, in prima battuta, questo reato. Poi è chiaro che se c'è una recidiva e si continua a infrangere la legge ci deve essere una sanzione penale.

Lei quindi è per l'abolizione del reato di immigrazione clandestina?
Certo, ma è un provvedimento introdotto nel 2009. Non c'entra la Bossi-Fini, ha ragione Alfano. Ma non vanno scritti libri dei sogni, noi dobbiamo risolvere molto semplicemente il problema dei centri di prima accoglienza e dei Cie che non vanno avanti per mancanza di fondi. Il ministero ha ridotto - con il governo Monti - da 70-80 euro a testa a 30 euro quello che viene stanziato per i centri di identificazione e espulsione. Il risultato è stato l'impossibilità di gestire questi centri. Le rivolte continue hanno fatto danni per milioni di euro. Ad esempio i centri di Bologna e Modena sono chiusi perché vanno ristrutturati a causa delle rivolte che li hanno distrutti. Le risorse scarse non solo non consentono trattamenti dignitosi ma inceppano anche il meccanismo delle espulsioni.

Che cosa può fare il governo?
Quello che il governo deve stabilire rapidamente è quante risorse vanno destinate per questi centri, almeno per le strutture esistenti. Non riusciamo a gestire qualche decine di migliaia di persone, immagini mezzo milione. Non dobbiamo correre dietro alla demagogia, ma cercare e stanziare le risorse per far funzionare le strutture che ci sono.

Molti, in primis Alfano, si sono rivolti all'Europa criticando lo scarso contributo sul tema dell'immigrazione e delle frontiere...
Se l'Ue ci può dare una mano con le risorse, ben venga, ma qualche cosa va fatta. Noi siamo la frontiera. Dire apriamo le frontiere senza pensare a cosa avviene dopo non ha senso: chi ci pensa poi all'assistenza, alla casa, al lavoro di queste persone?

Le forze in campo sono sufficienti?
No, occorre rinnovare la nostra linea navale, sia per la sicurezza del paese che per gli aiuti in mare. Bisogna impostare una nuova legge navale e coordinare subito le varie forze in campo: Marina, Guardia Costiera, le motovedette della Guardia di Finanza  e della polizia. Altrimenti fra qualche anno rimarremo senza Marina Militare.

La Lega ha chiesto le dimissioni del ministro Kyenge, lei è d'accordo?
Rispetto il ministro ma non condivido le sue idee. Non solo il discorso dello ius soli che affronta in maniera inadeguata, ma anche la sua visione del multiculturalismo è un disastro. Io sono per l'integrazione. Sono per chi  viene qua e diventa italiano, come accade negli Usa. La Kyenge teorizza invece che ogni etnia che viene in Italia mantenga la sua identità, il che ci condannerebbe a un futuro tragico, con enclave che non comunicano tra di loro. Chi sta in Italia non deve perdere il collegamente d'origine, ma per essere italiano devi rispettare la nostra costituzione, condividere la dignità della donna e il nostro principio di libertà e democrazia.

La legge sulla cittadinanza va bene così come è?
Secondo me chi nasce qui da genitori extracomunitari che siano da almeno un anno in Italia e cresce nel nostro Paese, quando si iscrive alla scuola dell'obbligo a 6 anni può chiedere la cittadinanza. Penso alla scuola perché è li che avviene il primo confronto con gli altri bambini e non è giusto che due bambini, nati e cresciuti entrambi in Italia, siano trattati  e considerati diversamente.

 

di Andrea Bufo
 

 

 

Tags:
immigrazionecittadinanzagiovanardilampedusa
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