Inchiesta/ Gli schiavi dei pomodori e delle mozzarelle di Bufala. Gli immigrati di Rosarno non sono soli

Venerdì, 30 aprile 2010 - 15:00:00

LEGGI E STAMPA IL RAPPORTO INTEGRALE SULLO SFRUTTAMENTO DEGLI IMMIGRATI

Andando in giro per la Campania, la Puglia, la Basilicata, si capisce presto che Rosarno non è un caso isolato. Ma è solo la punta di un iceberg. Ci si accorge che i trenta arresti di un paio di giorni fa dei caporali che sfruttavano gli immigrati servono a poco, di fronte a uno scenario raccapricciante come (e anche più) della Calabria. Affari fa un viaggio nel sud Italia, alla scoperta dei nuovi schiavi, della tratta degli esseri umani e dello sfruttamento sul lavoro con il coinvolgimento delle organizzazioni criminali.

I POMODORI IN PUGLIA E BASILICATA - Partiamo dai buonissimi pomodori della Puglia e della Lucania. Se sulle nostre tavole arrivano sughi e passate di qualità eccellente, è perché sono prodotti con il lavoro nero dei braccianti agricoli stranieri (per lo più immigrati irregolari), sottopagati e tenuti in condizioni disumane. Tutti lo sanno, soprattutto nella provincia di Foggia, ma tutti fanno finta di niente. E chi non lo sa è bene che lo sappia. Nelle roventi terre di confine tra Basilicata e Puglia la campagna del pomodoro da anni padreoneggiano i "caporali" con il loro sfruttamento.

La Puglia, d'altra parte, ha da poco tempo perso il primato della produzione di pomodori, che è passato all’Emilia Romagna, ma ne ha recentemente acquisito un altro: è in Puglia infatti che è nato il più grande stabilimento del mondo per la lavorazione del pomodoro. Questo permette di risparmiare sui costi di trasporto, perché ora i pomodori raccolti nel foggiano vengono lavorati direttamente in loco. Ma nel passaggio dai campi alla salsa o ai pelati, nessuno sembra essere obbligato a chiedersi se il cosiddetto "oro rosso" venga raccolto nel rispetto delle leggi che tutelano il lavoro dei braccianti.



LE IMMAGINI

5 EURO PER UN GIORNO DI LAVORO - Nove immigrati su dieci lavorano in nero. L'orario di lavoro parte alle 4.30 del mattino per una media di otto/dieci ore nei campi. Il salario orario lordo è compreso dai 3 ai 5 euro (da cui però va sottratta una quota - anche consistente - che il caporale, il luogotenente del padrone schiavista, tiene per sé). Ci si ammala per via delle durissime condizioni di vita e lavoro cui si è costretti  (le patologie riscontrate sono principalmente osteomuscolari, a queste si aggiungono malattie dermatologiche, respiratorie e gastroenteriche). Il 71% è sprovvisto di tessera sanitaria (secondo un recente rapporto di Medici senza frontiere). Si tratta in maggioranza di uomini giovani provenienti da paesi dell’Africa sub-sahariana, del Maghreb o dell’Est Europa, e il 90% non ha alcun contratto di lavoro, mentre il 65% degli immigrati vive in strutture abbandonate, che il 62% non dispone di servizi igienici nel luogo in cui vive, che il 64% non ha accesso all'acqua corrente e deve percorrere distanze considerevoli per raggiungere il punto d'acqua più vicino.

LA BUFALA IN CAMPANIA - In Puglia i pomodori, dunque. In Campania la mozzarella di Bufala. Lo schiavismo dietro questo mercato del casertano è alle stelle. Lo scenario inquietante emerge benissimo e in modo dettagliato dal rapporto dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni (Oim) su Castel Volturno. Un dossier realizzato nell’ambito di un progetto, Praesidium V, che è finanziato direttamente dal ministero dell’Interno.

GLI INDIANI NELLE STALLE - A essere ridotti in schiavitù sono un gruppo di lavoratori migranti, cittadini indiani e pakistani, impiegati nell’allevamento delle bufale all’interno delle aziende zootecniche. Molti di loro lamentano gravi problemi di salute per le condizioni lavorative cui sono sottoposti. Secondo le dichiarazioni degli indiani raccolte sul territorio dall’Oim, "sembra che in molti casi i cittadini indiani siano costretti a vivere nelle stalle insieme agli animali, non abbiano la possibilità di uscire liberamente e siano sottoposti a estenuanti orari di lavoro".

Purtroppo questi migranti difficilmente percepiscono il grave sfruttamento cui sono sottoposti. Le zone interessate da queste nuove forme di schiavitù sono Ischitella a Castel Volturno e il comune di Villa Literno. I lavoratori indiani, pakistani e bengalesi sono entrati con visti per impiego stagionale e sono rimasti in Italia dopo la scadenza del permesso. Gli indiani allevatori di bufale sono una delle categorie truffate con la sanatoria di settembre 2009.

LA TRUFFA DELLA SANATORIA - L’Oim riferisce che molti di loro hanno dato 500 euro ai datori di lavoro per la domanda di regolarizzazione. “A pochi, tuttavia, è stata consegnata la ricevuta o la documentazione che certifichi l’effettiva presentazione della domanda – precisa il rapporto - molti degli stranieri sono ancora in attesa di ricevere informazioni sull’esito del procedimento e non vogliono intentare alcuna azione contro i loro sfruttatori”. 

LE FRAGOLE - Anche le fragole di Parete, una delle località più importanti di produzione, sono raccolte da migranti egiziani che vivono in condizioni disumane. Un piccolo gruppo di loro dorme in rifugi e ripari costruiti con plastica e materiale da riciclo, all’interno delle stesse campagne in cui lavora. Senza acqua ed elettricità, con compensi inadeguati alle molte ore lavorative. "Nel marzo 2010 uno dei rifugi dei migranti è stato dato alle fiamme – si legge nel dossier - non vi sono stati feriti e la responsabilità di tale avvenimento non è stata attribuita ad alcuno. Nel mese di giugno, le stesse persone si sposteranno a Villa Literno per la raccolta dei pomodori”.

I CONTROLLI - Ma le autorità dove sono? In realtà i controlli si limitano a verificare la regolarità della presenza dello straniero sul territorio italiano, senza influenzare le condizioni di sfruttamento sul lavoro di cui è vittima la manodopera straniera. “Nonostante il fatto che la zona di Castel Volturno sia nota per la diffusione del lavoro irregolare sia nel settore dell’agricoltura sia in quello dell’edilizia - afferma Simona Moscarelli, esperto legale dell’Oim - è da sottolineare come i controlli da parte delle istituzioni locali sulle condizioni lavorative dei migranti debbano essere necessariamente potenziati”.



LE IMMAGINI

15 EURO PER 11 ORE DI LAVORO -  Il rapporto dell’Oim identifica tre gruppi di migranti costretti a lavorare in situazioni degradanti e insicure: i cittadini sub-sahariani impiegati nel settore agricolo ed edilizio,  i cittadini maghrebini ed egiziani che lavorano per lo più nella raccolta delle fragole nell’agricoltura, i cittadini indiani e pakistani, i più invisibili, che vengono impiegati nelle aziende bufaline in virtù della particolare attenzione e dedizione  che prestano, per motivi religiosi, alla cura del bestiame.

Ricevono dai 15 ai 35 euro per una giornata lavorativa di undici ore. “Non mancano casi in cui i migranti non vengano pagati per il lavoro svolto, nonché casi in cui - alla richiesta dei pagamenti dovuti - subiscano minacce e violenze da parte dei propri datori di lavoro”, si legge nel dossier.

UOMINI NEI CAMPI, DONNE A FARE LE PROSTITUTE - Un’altra grave forma di sfruttamento è quello sessuale. Nell'area, secondo l’Oim, ci sono anche circa 500 donne nigeriane vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale. “La maggior parte di loro è arrivata nel 2008 sbarcando a LampedusA.  A sfruttarle sono 'madames' africane ma anche donne italiane. Altre ragazze arrivano dall’Europa dell’Est. Si prostituiscono sulla strada per 10-15 euro. A casa chiedono dai 25 ai 40 euro. Sono ricattate, subiscono violenze e non possono andare liberamente in ospedale. Vivono in case sovraffollate e a volte devono anche condividere un letto in due persone. Lavorano in aree desolate e strade secondarie, dove non c’è possibilità di chiedere aiuto in caso di necessità. Il mercato del sesso nel Casertano fa carne da macello di tante giovani ventenni, soprattutto nigeriane ma anche dei paesi dell’Est. Lo afferma il rapporto dell’Oim su Castel Volturno, delineando uno spaccato delle gravissime violazioni dei diritti umani commessi sui migranti in Italia.
 
IL MERCATO DEL SESSO - Sono vittime di un ricatto, circa il 70% di loro deve ancora finire di pagare il debito contratto per raggiungere l’Italia e solo una piccola percentuale è titolare di permesso di soggiorno, solitamente perché gli è stata riconosciuta qualche forma di protezione internazionale. Come funziona il mercato del sesso? “Nella maggior parte dei luoghi le ragazze effettuano dei veri e propri turni di lavoro (mattina o sera). Recentemente, però, molte di esse hanno iniziato a lavorare senza sosta per tutto il giorno, spesso cambiando zona – si legge nel rapporto -  i principali luoghi della prostituzione sono: Casalnuovo, Marigliano, Caivano, Ischitella-Trentola Ducenta, Giugliano (dove lavorano più di quindici ragazze nigeriane e una decina di ragazze dell’Europa dell’est) e Licola”. L’eta media è tra i 20 e i 30 anni.
 
Molte donne nigeriane vittime della tratta hanno presentato e continuano a presentare richiesta di protezione internazionale, a volte all’arrivo a Lampedusa o a Fiumicino, altre volte soltanto quando giungono a Roma. E’ raro che durante l’audizione dinanzi alla competente Commissione territoriale emerga la condizione di tratta e sfruttamento e non è facile che ad esse venga riconosciuta qualche forma di protezione”, si legge nel rapporto. Le migranti dichiarano di essere disposte a lasciare la strada qualora avessero la possibilità di ottenere un lavoro regolare, anche laddove il salario fosse inferiore rispetto a quanto riescono a guadagnare lavorando sulla strada.  

Benedetta Sangirardi

 

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