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Cronache

Di Luigi Orsino

Ormai la cronaca registra, quasi, quotidianamente casi di suicidi, talvolta anche più di uno nella stessa giornata. Ovviamente non si tratta di una nuova moda ma bensì del risultato di un’instabilità economica che dura,ormai, da anni. Non considerando il numeri di suicidi “fisiologici” in una società altamente competitiva come quella occidentale tutti gli altri vanno ricondotti, in un modo o nell’altro, al grave stato di recessione economica che sta stritolando il In questa nostra società in cui il consumismo è imperante ed in cui il successo di un individuo viene valutato solo in base alla sue disponibilità finanziarie, è facile immaginare che l’implosione dello stile di vita, che si riteneva dato per definitivamente acquisito, possa causare, in chi lo patisce, un profondo stato depressivo che conducendo alla certezza di aver irrimediabilmente perso quanto ci si era conquistato, magari in anni di duro lavoro, induca a commettere gesti estremi. Intendiamoci non voglio dire che chi si suicida perché rovinato dalla recessione sia mentalmente instabile.

Al contrario penso che anche le persone più forti davanti allo sfascio della propria vita siano portate a ritenere “il farla finita” una via percorribile per salvare, se non altro, almeno la propria dignità. Neanche intendo fare l’apologia del suicidio, voglio solo che chi legge possa comprendere che, per alcuni, in determinate circostanze, l’autolesionismo estremo è un mezzo per rifiutare la realtà o, più compiutamente, per esprimere il proprio dissenso ad una realtà che tende a punire chi cade non tenendo conto che, quasi sempre, la colpa non è della vittima ma di chi ha creato le premesse per la recessione e su questa ha speculato incurante dei danni che causava Oggi noi viviamo in un paese in cui il 90% della ricchezza è detenuto dal 10% della popolazione, dunque esiste un serio problema di distribuzione delle risorse. Pur senza fare del facile populismo e senza inneggiare alla lotta di classe, va, sinceramente, detto che i circa 12 milioni di italiani che vivono al di sotto della soglia di povertà costituiscono un enorme bacino da cui può venir fuori di tutto, ed i suicidi potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. Più concretamente non dovrebbe essere difficile per nessuno, salvo forse per quel 10% a cui si accennava, immaginare cosa debba soffrire un padre di famiglia, magari cinquantenne, che avendo perso il lavoro venga improvvisamente scaraventato di fronte ad una realtà che gli era sconosciuta: ristrettezze economiche in rapido aggravamento, indebitamento sempre più consistente, spettro della fame che aleggia sulla sua famiglia, certezza di non poter mai più rientrare nel mondo del Una miscela a dir poco esplosiva, e difatti, sempre più spesso, esplode, silenziosamente ma esplode.

E che dire di quegli imprenditori che, dopo aver impiegato una vita e talvolta anche più di una generazione, per costruire un’azienda sono costretti a vedersela sgretolare sotto gli occhi, non per imperizia imprenditoriale ma a causa di alterazioni anomale del mercato. Sicuramente accusano il colpo del crollo del tenore di vita ma, forse, ancor di più patiscono il dolore di veder morire quella che consideravano una propria creatura: l’azienda. A tutto ciò dobbiamo aggiungere il fatto che chi cade in disgrazia economica si colpevolizza, perché in tal senso spingono le leggi esistenti.

Mi spiego meglio: in tempi di emergenza, quale è la recessione in atto, non vi sono leggi d’emergenza. Non vi sono aiuti alle famiglie disagiate, non ci sono per chi perde il posto di lavoro, non ci sono per chi fallisce. Nessuna attenuante per chi cade, anche se a farlo cadere sono stati fattori del tutto indipendenti dalla sua volontà. In Italia abbiamo la peggior procedura fallimentare di tutto l’occidente, un vero e proprio accanimento degno del peggior tribunale dell’inquisizione. In un panorama così fosco si deve, onestamente, ammettere che non c’è da meravigliarsi se alcuni scelgono di sottrarsi all’infausto destino imboccando l’unica via di fuga che pensano di avere. In virtù di ciò possiamo, senz’altro, dire che il fenomeno dei suicidi è molto allarmante anche perché, purtroppo, in continuo incremento.

Che poi i media dedichino sempre meno spazio a simili notizie si può spiegare con la comprensibilissima volontà di evitare fenomeni di emulazione: il così detto effetto domino. Certamente le notizie sulle molte vittime della recessione vanno date con cautela, ma ritengo che i media debbano muoversi per chiedere provvedimenti urgenti atti a prevenire simili gesti lenendo le Tacendo non si risolve il problema così come non si fa pulizia nascondendo la spazzatura sotto il tappeto. Credo che la miglior cosa da farsi sarebbe individuare le reali cause del disastro economico del paese e se, come penso sia, si accertasse che sia stato generato da una manovra speculativa a vasto raggio, prendere tutte le misure atte a porre fine a tali infamie e perseguire i colpevoli. Il vero problema non è capire il perché ed il come si sia arrivati alla recessione bensì trovare chi si faccia persecutore delle responsabilità. Di una cosa siamo sicuri: occorre che molte ferite vengano sanate con leggi più eque e che si pongano le basi legislative per evitare che tali fenomeni abbiano a ripetersi con cadenza periodica.

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