A- A+
Cronache
ilva taranto 650x447

di Lorenzo Lamperti

twitter@LorenzoLamperti

“La situazione è peggiorata. Noi che ci stiamo dentro sappiamo che di lavori non ne stanno facendo per mettere tutto a norma. E poi ora minacciano nuovi esuberi, quando avevano promesso che con il contratto di solidarietà non ci sarebbero più stati…” Marco Zanframundo è appena stato licenziato dall’Ilva dopo 12 anni lavoro come operaio e racconta la sua storia ad Affaritaliani.it: “Mi hanno punito per aver parlato e denunciato la mancanza di sicurezza nell’impianto. In tanti vorrebbero farlo ma vengono minacciati. L’Ilva è una dittatura”. Dopo il decreto del governo e l’arrivo di Enrico Bondi come commissario la situazione “non è migliorata, anzi è peggiorata. Cambia il nome ma la gestione è uguale. I capi reparto ricevono i premi di produzione e gli operai lavorano in condizioni allucinanti. Vendola? È sempre stato assente”. Come si fa ad andare a lavoro sapendo dei rischi per la salute? “Ce ne rendiamo conto ma qui a Taranto o dentro o fuori dall’Ilva si muore comunque”.

Marco Zanframundo, perché l’Ilva l'ha licenziata?

Tutto parte dal 30 ottobre del 2012 quando è morto il mio caro amico e collega Claudio Marsella (29enne deceduto schiacciato da un locomotore nel reparto Movimento ferroviario dello stabilimento). Dopo 15 giorni di presidio permanente della fabbrica il rientro è stato veramente catastrofico. Io e altri pochi colleghi abbiamo cominciato a fare un elenco di denunce sulla sicurezza perché volevamo giustizia e ancora la vogliamo per l’incidente mortale di Claudio. Abbiamo sempre rifiutato di lavorare in quelle condizioni. Nell’ultimo periodo mi vedo una valanga di provvedimenti dove persone indagate e rinviate a giudizio come il capo reparto rinviato a giudizio per la morte di Claudio ma promosso a capo area fa provvedimenti a me riguardo alla sicurezza. Oltre al danno la beffa. Hanno voluto colpire me perché ho parlato troppo e denunciato. Mi hanno punito col licenziamento ma anche altri colleghi dell’Usb hanno ricevuto provvedimenti e minacce.

Quale motivazione le ha dato l’Ilva?

Mi è arrivata una lettera formale con la giustificazione che il mio metodo di lavorare era pericoloso sia per me sia per gli altri.

Da quanto tempo lavorava all’Ilva?

Avevo un contratto a tempo indeterminato, lavoravo in quel reparto da 12 anni ma fino a questi ultimi pochi mesi ho sempre lavorato tranquillamente senza mai ricevere provvedimenti. Poi guarda caso negli ultimi mesi è cambiato tutto… dopo quello che è successo a Claudio però non potevo stare zitto, ho aperto gli occhi e ho capito che potevo esserci io al suo posto. Claudio è morto da solo per un accordo che noi abbiamo subito denunciato ai sindacati: dai due operai si passava a un operatore solo. In poche parole un operatore doveva fare il lavoro di due operatori. Lo dicevamo già prima dell’incidente che era un provvedimento assurdo, ma non ci hanno ascoltato…

Non vi ha protetto nessuno?

Sono tutti così… sindacati, capi reparto, sono tutti dalla parte dell’azienda. Ma la cosa più incredibile sono i sindacati, è davvero una brutta cosa.

Vi sentite traditi dai sindacati?

Sì, ci siamo sentiti traditi ma in realtà non ci sono mai stati a Taranto, per qualsiasi cosa. Quando denunciammo l’accordo dopo la morte di Claudio ma loro hanno continuato a difenderlo quell’accordo. Il tutto a scapito della sicurezza degli operai.

Dopo il decreto del governo e il commissariamento la situazione è migliorata?

No, no. La situazione è peggiorata. Noi che ci stiamo dentro sappiamo che di lavori non ne stanno facendo per mettere tutto a norma. E poi ora minacciano nuovi esuberi, quando avevano promesso che con il contratto di solidarietà non ci sarebbero più stati… la voce che gira però è che mister Bondi vuole minimizzare le spese e lasciare a casa altri operai.

Quindi con Bondi o con i Riva è la stessa cosa?

A questo punto sì, perché non sta facendo gli interessi dei lavoratori dell’Ilva e della popolazione di Taranto. È cambiato il nome ma la gestione è la stessa, il sistema è rimasto uguale. Se dai fastidio all’azienda vai fuori: non devi parlare. Non c’è Riva e c’è Bondi ma è la stessa cosa. All’Ilva c’è una dittatura. Nemmeno lo Stato mi ha tutelato. Sono stato licenziato senza un motivo e nessuno ha alzato un dito per difendermi. Noi continuiamo a denunciare ma nessuno ci ascolta, nessuno ci aiuta. Con il mio licenziamento hanno voluto punire una persona per raddrizzarne altre mille… è un messaggio per i miei colleghi, anzi ormai ex colleghi.

Voi operai vi rendete conto dei rischi per la salute che comporta lo stesso lavoro che vi dà da mangiare?

Sì, lo sappiamo. Ma qui a Taranto o dentro l’Ilva o fuori dall’Ilva muori comunque.

C’è qualcuno di cui vi fidate? Il sindaco Stefàno, il governatore Vendola o altri?

A parole tutti condannano l’Ilva e visto che adesso è sotto il controllo dello Stato si dice che dovrebbe tutelare sia il lavoro sia la salute ma qui sta succedendo l’esatto opposto. Ma non ci fidiamo di nessuno. Vendola per il momento è sempre stato assente. Abbiamo denunciato anche a lui la situazione ma nessuno se n’è fatto a carico.

Dopo le inchieste della magistratura il clima in città è cambiato?

Il clima tra operai e città è ancora molto teso. Le persone sono agitate perché vedono che non sta cambiando niente, anzi. Ora il consiglio comunale dice che faranno di tutto per la revoca del mio licenziamento e per cambiare qualcosa. Vedremo.

Ma a Taranto c’è la speranza che qualcosa possa davvero cambiare?

È la speranza che ci fa andare avanti perché così non si può lavorare e non si può vivere.

Tags:
ilvatarantooperaio
in evidenza
Incendi in California, distrutti oltre 200 acri di foreste

Politica

Incendi in California, distrutti oltre 200 acri di foreste

i più visti
in vetrina
Pasta Garofalo, il pastificio presenta il suo primo Report di Sostenibilità

Pasta Garofalo, il pastificio presenta il suo primo Report di Sostenibilità





casa, immobiliare
motori
La rivoluzione elettrica di Mercedes Benz

La rivoluzione elettrica di Mercedes Benz


Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Angelo Maria Perrino - Reg. Trib. di Milano n° 210 dell'11 aprile 1996 - P.I. 11321290154

© 1996 - 2021 Uomini & Affari S.r.l. Tutti i diritti sono riservati

Per la tua pubblicità sul sito: Clicca qui

Contatti

Cookie Policy Privacy Policy

Cambia il consenso

Affaritaliani, prima di pubblicare foto, video o testi da internet, compie tutte le opportune verifiche al fine di accertarne il libero regime di circolazione e non violare i diritti di autore o altri diritti esclusivi di terzi. Per segnalare alla redazione eventuali errori nell'uso del materiale riservato, scriveteci a segnalafoto@affaritaliani.it: provvederemo prontamente alla rimozione del materiale lesivo di diritti di terzi.