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Cronache
la scuola in rete


Oggi sono in molti a parlare di istruzione e a sollevare non poche obiezioni riguardo ai metodi adottati nella scuola: i politici che spesso ne fanno una battaglia di parte, i genitori che si lamentano riguardo al rendimento dei figli e alla mole di compiti assegnati, i docenti che rivendicano strutture più adeguate e maggiori fondi a cui attingere. In realtà, spiega Salman Khan, siamo giunti a una svolta epocale riguardo alla scuola e alle modalità d’insegnamento: la tecnologia informatica ha fatto grandi passi in avanti e anche nell'ambito della pedagogia consente di tener conto delle esigenze individuali e di ampliare al tempo stesso la platea a cui l’istruzione deve rivolgersi: non più e non soltanto ragazzi in età scolare ma anche adulti che desiderano rivedere le loro conoscenze e il pubblico, giovane e meno giovane, che vive nei paesi in difficoltà.

Le lezioni online proposte dalla Khan Academy, fondata da Salman Khan, non hanno certo lo scopo di sostituire i professori in classe, ma di fornire un servizio di tutorial a cui attingere quando se ne ha bisogno, e tutte le volte che si vuole perché sono sempre disponibili in rete a costo zero. E la scuola tradizionale se ne può avvantaggiare: troppo spesso la necessità di rispettare i dettami ministeriali costringono gli insegnanti a trascurare la creatività e l’intelligenza dei singoli per andare «avanti col programma».

Chi resta «indietro» non ha molte chance e viene in genere etichettato in maniera negativa. Il metodo proposto da Khan consente invece di poter dedicare maggiori energie ai ragazzi e di rivedere gli argomenti di studio in classe, in un'atmosfera di scambi a aiuto reciproco, per discuterne e crescere insieme, ed è questo, non dimentichiamolo, proprio ciò che ci aspettiamo dalla scuola.


L'Autore
Salnrian Khan è nato e cresciuto a Metairie, in Louisiana, figlio
di genitori indiani. Ha studiato economia alla Harvard Business School e al MIT. Per anni è stato analista finanziario, professione che ha abbandonato per seguire a tempo pieno la Khan Acaderriy.


La scuola in rete, reinventare l'istruzione nella società globale
di Salnrian Khan
Editore Corbaccio
255 pagg, 17,90 euro

 

Un estratto dell'introduzione

Mi chiamo Sal Khan. Ho fondato e insegno alla Khan Academy, un'istituzione che si impegna a fornire un'istruzione libera a tutti e in tutto il mondo. Ho scritto questo libro perché credo che l'insegnamento e l'apprendimento siano giunti a una svolta epocale.

Il vecchio modello, basato sulle lezioni in aula, non è più in grado di soddisfare le esigenze di oggi. Si tratta fondamentalmente di un apprendimento passivo, mentre il mondo richiede un'elaborazione delle informazioni sempre più attiva. Il modello tradizionale raggruppa in classi i ragazzi della stessa età e propone programmi di studio che non tengono conto delle differenze individuali, nella speranza che gli studenti imparino qualcosa lungo il percorso. Non sappiamo se questo fosse il modello più efficace un secolo fa, ma senza dubbio non lo è più oggi. Al tempo stesso, le nuove tecnologie offrono possibilità inedite e più efficaci di insegnamento e apprendimento, ma suscitano anche confusione e perfino paura; troppo spesso le innovazioni tecnologiche vengono utilizzate in modo del tutto superficiale.

Tra il vecchio e il nuovo metodo pedagogico si è aperta una frattura e i ragazzi di tutto il mondo ne subiscono le conseguenze ogni giorno. Il mondo sta mutando assai più rapidamente che in passato, ma il cambiamento di un sistema, quando si verifica, è estremamente lento, e spesso punta nella direzione sbagliata. Ogni giorno — ogni ora di lezione — il divario tra le modalità di alsegnamento e ciò che i ragazzi hanno bisogno di imparare e sempre più ampio. Facile a dirsi, certo. Bene o male, oggi tutti parlano di istruzione. I politici sollevano l'argomento in continuaione. i genitori si lamentano che i loro figli stanno riapendo indietro rispetto a standard educativi efficaci quanto vaghi e misteriosi, oppure rispetto ai modelli di paesi. Come nelle discussioni di argomento religioso altri ognuno sostiene le proprie opinioni con grande energia, ma spesso senza fornire prove verificabili. L'insegnamento dovrebbe essere più o meno strutturato? I test a cui sottoponiamo i ragazzi sono troppi o troppo pochi? E, a proposito di test, gli esami standardizzati di- mostrano un apprendimento duraturo o la semplice ca- pacità di superare le verifiche? Stiamo promuovendo l'Iniziativa personale, la comprensione e l'originalità del pensiero, oppure stiamo solo perpetuando un gioco senza senso?

Da parte loro, anche gli adulti sono sensibili al problema. Cosa accade alla nostra capacità di apprendimento una volta terminati gli studi? Come possiamo tenere in allenamento la mente in modo che non si impigrisca e non si deteriori? Possiamo imparare cose nuove? Se sì, dove e come?

Il dibattito sull'istruzione è importante perché riaffet,rna l'assoluta centralità dell'apprendimento in un mondo competitivo e interconnesso. Il problema è che tali discussioni non si traducono in un migliora- mento. Se
qualcuno fa qualcosa, spesso si tratta di poli- tiehe governative calate dall'alto, che hanno le stesse Probabilità di produrre danni o miglioramenti. Esisto- no scuole e insegnanti fantastici che hanno dimostrato come l'eccellenza sia possibile, ma il loro successo si è rivelato difficilmente riproducibile e adattabile in altre situazioni. Nonostante le energie e le risorse messe in campo, i progressi sono stati minimi. Ciò ha suscitato un profondo scetticismo sulla possibilità stessa di migliorare l'istruzione.

Un problema forse più grave è che molti sembrano non cogliere l'aspetto di fondo della crisi. Non stiamo parlando di voti e punteggi. La questione riguarda il significato che tutto ciò riveste nella vita, nelle potenzialità realizzate o sprecate, nella negazione o nell'affermazione della dignità di ognuno.

Spesso si cita il dato secondo cui oggi gli studenti delle scuole superiori statunitensi sono al ventitreesimo posto al mondo nel rendimento in scienze e matematica. Da una prospettiva esclusivamente americana, questo fatto è sconsolante; tuttavia i test forniscono una visione assai ristretta della situazione di un paese. A mio parere, almeno nel prossimo futuro, gli Stati Uniti manterranno il primato in ambito scientifico e tecnologico nonostante l'eventuale fallimento del sistema scolastico. Mettendo da parte certa retorica allarmistica, gli Stati Uniti non stanno per perdere il loro primato solo perché gli studenti dell'Estonia sono più bravi nel calcolo polinomiale. Altri aspetti della cultura statunitense — una sintesi unica di creatività, intraprendenza, ottimismo e risorse economiche — hanno reso il paese il terreno più fertile al mondo per l'innovazione. Ecco perché molti giovani validi di tutto il pianeta sognano di andare a lavorare negli Stati Uniti. Da una prospettiva globale e a lungo termine, le classifiche internazionali non hanno alcun significato.

Ma se l'allarmismo è fuori luogo, l'autocompiacimento avrebbe conseguenze disastrose. Non c'è nulla nel DNA americano in grado di fornirci la chiave dell'intraprendenza e dell'inventiva, e gli Stati Uniti rischiano di perdere la loro leadership se non riusciranno a sostenerla con menti fresche e ben istruite.

Anche se l'America continuasse a essere una fucina dell'innovazione, chi ne trarrebbe beneficio? Forse solo
una piccola parte degli studenti americani godranno dell'istruzione necessaria, costringendo le aziende statunitensi a importare talenti dall'estero? Una percentuale sempre più elevata di giovani americani sarà disoccupata o sottoccupata poiché non disporrà delle competenze necessarie?
Sono le stesse domande che ci si dovrebbe porre a proposito dei giovani di tutto il mondo. Il loro potenziale andrà sprecato o incanalato nella direzione sbagliata perché non avremo fornito loro gli strumenti o le opportunità per contribuire alla crescita economica? La democrazia reale nei paesi in via di sviluppo non riuscirà ad affermarsi a causa di cattivi apparati scolastici e di un sistema carente o corrotto?
Queste domande hanno risvolti pratici e morali. Sono convinto che ciascuno di noi abbia un interesse nell'istruzione di tutti. Chi può sapere dove nascerà un genio? Magari in un villaggio africano vive una ragazzina che un giorno sarà in grado di trovare la cura per il cancro. Il figlio di un pescatore della Nuova Guinea potrebbe avere idee incredibilmente efficaci per salvare gli oceani. Perché dovremmo permettere che il loro talento vada sprecato? Come possiamo giustificare il fatto che a quei bambini non venga offerta un'istruzione di alto livello, dato che le tecnologie e le risorse per farlo sono disponibili, se solo avessimo la lungimiranza e l'audacia per far sì che accada?

Ma anziché agire concretamente, le persone non fanno che parlare di cambiamenti minimi e graduali. O per mancanza di immaginazione, o per il timore del cambiamento, la discussione si ferma ben al di qua delle questioni di fondo che andrebbero prese in esame di fronte al malessere del nostro sistema scolastico, concentrandosi ossessivamente su pochi aspetti ben noti ma fuori luogo, come i voti nei test e il tasso di successo scolastico. Non sono certo questioni irrilevanti. D'altra parte, ciò che conta davvero è se le generazioni fùture saranno preparate, produttive e realizzate, in grado di mettere a frutto pienamente le proprie potenzialità e di assumersi fino in fondo lr responsabilità della democrazia reale.

Affrontando tutto questo, analizzeremo alcuni presupposti di fondo. Come imparano gli individui? Il classico modello d'insegnamento — lezioni di gruppo in aula e compiti a casa da soli — ha ancora senso nell'era digitale? Perché gli studenti dimenticano così tanto di ciò che hanno presumibilmente « imparato » appena dopo aver superato un esame? Perché gli adulti avvertono una distanza così profonda tra ciò che hanno studiato a scuola e ciò che fanno nel mondo reale? Questo è il genere di domande che dovremmo porci. Ma ancora, c'è una differenza enorme tra lamentarsi dello stato attuale dell'istruzione e fare davvero qualcosa in proposito.

Nel 2004 — quasi per caso, come vi racconterò — iniziai a sperimentare alcune idee che sembravano efficaci. In gran parte erano l'applicazione di principi già dimostrati. D'altronde, affiancate all'adattabilità e all'accessibilità delle nuove tecnologie, quelle idee indicavano la possibilità di ripensare l'istruzione scolastica di oggi.

Tra i vari esperimenti che condussi, quello che prese vita da sé consistette nel pubblicare le mie lezioni di matematica su YouTube. Non sapevo esattamente come fare né se avrebbe funzionato o se qualcuno avrebbe guardato ciò che mettevo in rete. Procedevo per prove ed errori (ebbene sì, gli errori sono ammessi), quando il mio lavoro di analista finanziario me lo permetteva. Ma nel giro di pochi anni mi resi conto che la mia passione e vocazione era l'insegnamento virtuale. Nel 2009 mi licenziai per dedicarmi a tempo pieno a ciò che si era trasformato nella Khan Academy.
 

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