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Cronache
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"Mi dispiace, ma non può ritirare la pensione. Lei risulta deceduto". Si è sentito dire così per lungo tempo un uomo di Cerignola, provincia di Bari. Il motivo? Nel 2008 era stato ricoverato nella clinica Villa Santa Maria di Bari per una malattia, poi risolta. Peccato che nella scheda clinica la data di nascita fosse stata scambiata con quella del decesso, mai avvenuto. Colpa di un omonimo. Ora il malcapitato chiede i danni: "Sono vivo, voglio i miei soldi".  

Il fatto, scrive il Corriere del Mezzogiorno, risale al 25 gennaio del 2008, quando il signor Domenico C. nato a Cerignola il 5 ottobre 1952 muore nella clinica barese. I medici provvedono a compilare la relativa scheda Istat e a spedirla al Comune di Bari, che poi comunica i dati a Cerignola. Solo che anziché risultare come data di nascita del deceduto quella del 5 ottobre 1952 compare, non si sa per quale ragione, quella del 10 febbraio 1952. Si tratta della data esatta di nascita di un altro signor Domenico C., anche lui nato a Cerignola, che si trovava ricoverato nella stessa clinica in quel periodo ma ancora vivo.

Le conseguenze si fanno sentire qualche mese dopo, quando l'uomo si reca allo sportello postale per ritirare la pensione e gli viene detto che non può avere i soldi perché è deceduto. Stessa cosa dal medico di base, impossibilitato a prescrivergli i farmaci perché secondo il Servizio sanitario nazionale è morto.

L'errore è stato poi corretto e Domenico ritorna "vivo" e in pieno diritto di ricevere la sua pensione. Ma il "danno biologico" subìto dall'uomo sarebbe non indifferente secondo il medico che ha compilato una perizia per suo conto. Per questo l'avvocato, Giancarlo Falco, ha deciso di instaurare una causa.

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