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Cronache

"Vogliamo portare avanti la prima riforma scolastica in 80 anni ad essere fatta dal basso ed accolta senza scioperi: faremo scrivere ai professori i testi scolastici, garantendo  loro maggiori entrate, alle famiglie un buon risparmio (oltre il 50%) e agli studenti una didattica su misura". Questo l'ambizioso obiettivo di Luca Rampazzo, 27 anni, laureato col massimo dei voti in Giurisprudenza. E' il fondatore della casa editrice "Leolibri" come racconta ad Affaritaliani.it:  "E' la mia prima impresa, nata insieme ad alcuni amici e colleghi. Con la crisi è dura, ma ai miei coetanei dico: non perdete la capacità di immaginare un domani diverso".

rampazzo

Qual è la missione di Leo Libri?

"Salvare il mondo, un'idea alla volta. Usare Internet per far sì che le esperienze letterarie degli scrittori, soprattutto quelli amatoriali, non si perdano col tempo. Abbiamo inoltre un'idea etica del mercato, incentrata su maggiori profitti per l'autore e minor prezzo per il lettore. In ultimo, in ambito scolastico, crediamo in una rivoluzione digitale che sia partecipata dai docenti: invece di imporre sistemi che vengono percepiti come alieni, coinvolgere i professori facendo scrivere loro i testi scolastici, garantendo al docente maggiori entrate, alle famiglie un buon risparmio (oltre il 50%) e agli studenti una didattica su misura".

Come vi è venuta questa idea?

"Tutto è partito da una disamina del fenomeno del print on demand, ovvero della stampa su misura e dei costi che questo comportava. Mi è sembrato scandaloso che nell'epoca dell'ebook si dovesse ancora pagare per pubblicare. Da lì è nato tutto, un progetto alla volta, un'idea per volta".

Come sta andando il progetto?

"Come ogni progetto agli inizi è dura, ma sempre più scuole stanno aderendo, sempre più professori stanno producendo materiale e confidiamo di partire a settembre con i primi istituti. La più grande soddisfazione, in ogni caso, è che stiamo contribuendo a riscrivere l'idea di scuola in cui i nostri figli studieranno, e di farlo senza bisogno dello Stato e in un'ottica cooperativa con i professori. Se andrà in porto, sarà la prima riforma scolastica in 80 anni ad essere fatta dal basso ed accolta senza scioperi. Certo è difficile, ma è un obiettivo per cui vale la pena alzarsi presto la mattina ed andare a letto tardi la sera".

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Voi siete tutti molto giovani: consigli per i vostri coetanei che "vogliono farcela"?

"La brutta notizia è che il sistema, lo Stato in particolare, non possono fare nulla per voi. Quella bella è che non ne avete bisogno. Attività come la nostra hanno bisogno di poche migliaia di euro per partire. La nostra il primo anno è costata 5 mila euro. Da questo non supererà i 2 mila. Il web è il futuro, non richiede infrastrutture, non richiede magazzini, non richiede nulla se non un'idea e la determinazione per portarla avanti. Ai miei coetanei dico che l'unica cosa che dobbiamo difendere a tutti i costi è la capacità di immaginare, di vedere, un domani diverso. Se uno la perde non ha, letteralmente, un futuro suo e sarà condannato a vivere nel futuro di qualcun altro".

La vostra iniziativa nell'editoria come esempio per "svecchiare" altri settori del paese?

"Io non credo sia un fattore anagrafico, ma piuttosto che sia un fattore culturale. Questa terra ha paura del futuro. Al tg si parla spesso dei rischi dei social network, mai delle opportunità di lavoro e di guadagno che offrono. Nella scuola l'esempio dell'inefficienza è la mancanza di carta igienica, non il ritardo digitale. La nostra battaglia è contro la “scuola della carta igienica”, contro l'idea che il passato, la tradizione e il metodo di insegnamento non possano coesistere con il digitale. Il nostro traguardo sarà stato raggiunto quando passerà l'idea che il digitale è un mezzo, non un fine. E' una battaglia difficile, soprattutto perché in alcuni settori, come la scuola, l'età media è alta e lo è anche l'analfabetismo digitale. Ma solo le grandi sfide meritano di essere combattute!"

Maria Carla Rota

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