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Morì dopo una trasfusione con una sacca di sangue destinata ad un altro paziente. Tre adesso gli indagati: un medico e due infermiere. L'infermiera stava parlando al cellulare, e per questo non ha chiesto al paziente il suo nome, praticandogli una trasfusione di sangue destinata al suo vicino di letto.

E' quanto ricostruito dalla Procura di Firenze, che indaga sulla morte di un 61enne, deceduto nel luglio scorso all'ospedale fiorentino di Careggi, dopo che gli e' stata fatta una trasfusione di plasma errata.

L'infermiera che somministro' la sacca di sangue non rispetto' le procedure, come ha appurato ora la Procura, perche' era impegnata al telefonino, sia prima che durante le operazioni, e quindi non chiese il nome al paziente; quando questi inizio' a sentirsi male, la trasfusione venne interrotta. Il 61enne mori' alcuni giorni dopo perche' lo scambio di sacche gli provoco' una compromissione significativa della funzione cardio-respiratoria.

Il reato ipotizzato in prima battuta era quello di omicidio colposo, poi derubricato in lesioni colpose: secondo quanto ricostruito dal pm Christine Von Borries infatti, lo scambio di sacche avrebbe provocato nel paziente una ''compromissione significativa della funzione cardio-respiratoria'' durata cinque giorni ma non letale. Il decesso è avvenuto una decina di giorni dopo, conseguenza di una salute già gravemente compromessa.

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