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Cronache

Vi sono due minorenni tra i sei morti nell'incidente sul Cermis, in Trentino, che ieri sera ha coinvolto la motoslitta con rimorchio rovinata a valle. L'allarme è stato lanciato da un addetto degli impianti di risalita, alle 21.10. Ieri la pista 'nera', molto ripida e a circa 2.000 metri, non era illuminata ed era ghiacciata. Ma sono stati gli errori umani ad avere ingenerato la tragedia; la scelta di scendere dalla pista nera Olimpia 2, che non era illuminata, il numero probabilmente eccessivo di persone a bordo della motoslitta, il carrello non indicato per i passeggeri. Queste le prime ricostruzioni comunicate all'AGI dal Comandante reggente della stazione dei Carabinieri di Cavalese. Restano gravi le condizioni dei due feriti che facevano parte della comitiva russa.

Trentino

Di certo -confermano stamani in valle di Fiemme- c'è che il carrello rimorchio su pattini non era abilitato al trasporto di persone, ma solo agli attrezzi per il lavoro. Pare che la motoslitta sia di proprietà della società degli impianti funiviari, e servisse solo per trasportare gli oggetti e le vivande da fondovalle all'albergo dove erano alloggiati i turisti russi, situato sopra il luogo della disgrazia. E' quasi certo che la comitiva abbia cenato in una baita in quota e poi -nella discesa sulla "Olimpia 2"- sia finita fuori pista attorno alle 22.30, nella trasferta tra la localita' "Alberghi" e "Doss dei Laresi". Anche la titolare russa dell'Hotel Sporting, Raissa, è tra le persone che hanno perso la vita. Gli stranieri deceduti erano venuti in Italia per il Natale russo, che si celebra il 6 gennaio. Sul posto in nottata si è recato anche il presidente della Provincia di Trento. "Siamo profondamente scossi di fronte a questa tragedia e impegnati in prima linea nei soccorsi", ha detto il governatore Alberto Pacher. Sul luogo dell'incidente anche il dirigente del Dipartimento della Protezione civile, Roberto Bertoldi, l'assessore della Provincia di Trento Mauro Gilmozzi e il sindaco di Cavalese, Silvano Welponer.

Le prime informazioni che emergono alla luce del giorno sono relative alla carcassa della motoslitta, che non avrebbe avuto a bordo i 'ripper', cioè le lame laterali che servono per frenare sulla neve, in caso di emergenza. La rete di recinzione posta sulla curva della morte era stata progettata e installata solo per resistere all'impatto dell'eventuale fuoriuscita degli sciatori e snow-boardisti. In queste ore non è ancora chiaro, al magistrato Davide Ognibene della Procura della Repubblica di Trento, se la motoslitta fosse stata volontariamente consegnata al gruppo di turisti, o se gli stessi l'abbiano presa senza autorizzazione e usata per la mortale discesa. I due conducenti del mezzo sono stati sottoposti a esami per accertare i livelli alcolemici del sangue, ma ancora non sono stati resi noti i risultati.

La motoslitta (sotto sequestro) era guidata da due persone, ma ci sono dubbi sulla reale capacità del mezzo di potere reggere il peso dei sei passeggeri a bordo deceduti, quattro uomini e due donne, tutti di nazionalità russa. La motoslitta si e' schiantata con particolare violenza sugli alberi vicini alla pista. Le altre due persone che erano a bordo del mezzo, e che erano alla guida forse si sono salvate proprio per questo. Una di loro è tutt'ora in gravissime condizioni. I feriti superstiti sono ricoverati all'ospedale di Cavalese (Tn) e santa Chiara di Trento (il piu' grave). E' stato un elicottero dell'Esercito di stanza a Bolzano a trasportare attorno alle 22.45 le vittime agli ospedali. Sul posto ieri sera non hanno potuto volare gli elicotteri dei Vigili del Fuoco di Trento, poiché non abilitati al volo notturno. Oggi sulla pista Olimpia 2, a circa 2.000 metri, vi sono ancora le macchie di sangue; in una bella giornata di sole sono molti gli sciatori che stanno sciando.

"Siamo scossi da quanto accaduto -ha ribadito il governatore trentino- ma questo tragica circostanza si è verificata in un territorio che della sicurezza e della responsabilità ha fatto, da tempo, l'architrave delle sue politiche ambientali e turistiche. I primi importanti rilievi sulla dinamica dell'incidente ci permettono di affermare, in attesa ovviamente della conclusione dell'inchiesta giudiziaria, che quanto è avvenuto sembra essere nato in una situazione di violazione di qualsiasi norma di sicurezza e buon senso". Infatti la norma provinciale prevede la presenza di mezzi meccanici sulle piste di sci solo per motivi di sicurezza o soccorso o per motivi strettamente di servizio. E' questo non è certamente il caso di quanto avvenuto ieri notte lungo la pista del Cermis, dove il mezzo trainato dalla motoslitta non era idoneo al trasporto di persone e non aveva l'autorizzazione. Immediata è stata ieri a partire dall'allarme delle 21.10 la mobilitazione della Protezione civile trentina, oltre che delle forze dell'ordine. Sul posto quattro equipaggi di Trentino emergenza, 35 vigili del fuoco volontari di Cavalese e di altri corpi dell'Unione distrettuale di Fiemme, 23 persone del Corpo Soccorso Alpino e speleologico, il personale della Societa' Impianti a Fune Alpe Cermis, e tre esperti dell'Associazione Psicologi per i popoli.

Sono quasi tutti della regione di Krasnodar, nel sud della Russia, i sei turisti morti ieri sera sulla pista 'Olympia 2' all'Alpe del Cermis in Val di Fiemme (Trentino). Si tratta di Denis Kravchenko del 1996, Irina Kravchenko del 1967, Viaceslav Slepzov del 1960, Ljudmila Judina del 1964, Julia Judina e Rafilja Pscenichnaja del 1960. Le altre due persone rimaste ferite sono ricoverate all'ospedale 'Santa Chiara' di Trento.

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