Non bacio le mani. 'Ndrangheta, questa sconosciuta. L'intervista

Lunedì, 24 maggio 2010 - 12:29:00

Di Giovanni Zambito

Enzo Ciconte
Enzo Ciconte
La 'ndrangheta non è solo un fenomeno di malavita legata ai campi e al bestiame, bensi una potentissima organizzazione criminale con ramificazioni in tutta Europa e un giro d'affari superiore a qualsiasi SpA: la strage di Ferragosto a Duisburg l'ha fatto capire all'Europa intera. Il libro del prof. Enzo Ciconte analizza a fondo questo inquietante fenomeno mafioso ricostruendone la storia nel libro "Ndrangheta" (edizioni Rubbettino, pagg. 153, € 8,00) mentre in "Storia criminale" (pagg. 432, 14,00) analizza "La resistibile ascesa di mafia, ndrangheta, e camorra dall'Ottocento ai giorni nostri". Sono due volumi che assieme ad altri tre (Malitalia. Storie di mafiosi, eroi e cacciatori di Laura Aprati ed Enrico Fierro, Il Gotha di Cosa Nostra. La mafia del dopo Provenzano nello scacchiere internazionale del crimine di Piergiorgio Morosini e Peppino Impastato.

Una vita contro la mafia di Salvo Vitale) fanno parte di "non bacio le mani", la campagna di sensibilizzazione antimafia promossa dalla Rubbettino Editore, che invita a promuovere la lettura come strumento di conoscenza utile a contrastare i fenomeni mafiosi. Affari ha parlato col prof. Enzo Ciconte partendo dal riferimento allo scrittore Corrado Alvaro come ideale guida per accompagnare il lettore nella conoscenza del popolo calabrese. "Il riferimento a Corrado Alvaro - ci dice - serve a mio avviso a far capire che il fenomeno della ndrangheta non è solo delinquenziale, di violenza ma anche culturale.

Alvaro aveva già visto il problema in anni in cui non era chiara la differenza tra giustizia e ingiustizia e quindi puo' aiutare a capire perché tale presenza mafiosa non è stata avvertita come devastante sul tessuto sociale e culturale. Quanto conta la struttura familiare all'interno dell'organizzazione? La struttura familiare ha consentito alla ndrangheta di sopravvivere intanto alla tempesta giudiziaria dei collaboratori di giustizia che invece hanno colpito la camorra e cosa nostra, mentre hanno lasciato pressoché indenne la ndrangheta. Attraverso questa struttura ha spostato pezzi delle proprie famiglie dal sud al nord e all'estero, mantenendo collegamenti stretti e consentendo di avere ramificazioni col resto d'Italia e il mondo. Singolare e terribile che tra le diverse mafie non ci sia affatto concorrenza, ma anzi collaborazione...

Non ci sono mai state guerra tra ndrangheta e mafia, tra mafia e camorra: hanno saputo lavorare insieme nell'elaborazione di strategie. Quando per esempio cosa nostra doveva preparare le stragi come quella di Capaci, i corleonesi hanno chiamato i calabresi per avere un aiuto. Le organizzazioni hanno la capacità di rapportarsi non solo negli atti criminali ma pure a livello economico e politico. L'on. Fabio Granata ha asserito che all'interno della Commissione Antimafia c'è chi fa il proprio dovere e c'è pure chi controlla quello che fa la Commissione. È d'accordo? Che la mafia cerchi di controllare l'antimafia è normale: è sempre stato cosi e la stessa cosa è stata poi portata a livello di di commissione. Nei partiti c'è una penetrazione ampia delle mafie e dunque non mi meraviglio che possa entrare anche li.

D'altronde i mafiosi sono i più esperti della mafia stessa. Tornando alle mafie come cultura che cosa fare per i giovani? I giovani a sud percepiscono la forza e la potenza dell'organizzazione mafiosa vista la sua presenza ancora robusta, ma la mentalità va diffondendosi anche altrove. Tengo un corso all'Università Roma Tre dove sono iscritti 410 giovani:in loro c'è la forza di saperne sempre più e prenderne maggiore consapevolezza.

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