L'avvocato matrimonialista Sara Severini ad Affaritaliani.it: "La poligamia in Italia è un reato, punibile con il carcere da uno a cinque anni"

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In Italia la poligamia, alla lettera matrimonio di un individuo con più individui sesso opposto, è contemplata dall’articolo 556 del Codice penale:Chiunque, essendo legato da matrimonio avente effetti civili, ne contrae un altro, pur avente effetti civili, e’ punito con la reclusione da uno a cinque anni. Alla stessa pena soggiace chi, non essendo coniugato, contrae matrimonio con persona legata da matrimonio avente effetti civili. La pena è aumentata se il colpevole ha indotto in errore la persona, con la quale ha contratto matrimonio, sulla liberta’ dello stato proprio o di lei....”

E' un reato a tutela del matrimonio, inteso come fondamento stabile e funzionale della società familiare. L'art. 556 postula la celebrazione di un matrimonio avente effetti civili, riconosciuti dall'ordinamento italiano. È sufficiente per integrare il reato la mera esistenza giuridica di un matrimonio, anche se affetto da vizi che lo rendono nullo o annullabile, dal momento che esso, sino ad una pronuncia giudiziale, è ancora produttivo di effetti e quindi rilevante per tale reato. Occorre altresì la consapevolezza di essere già coniugato e la volontà di contrarre un nuovo matrimonio avente gli stessi effetti civili.

Il reato è estinto, ai sensi del comma 2, se il precedente matrimonio contratto dal bigamo è dichiarato nullo, ovvero è annullato il secondo matrimonio per causa diversa dalla bigamia, non sono invece causa di estinzione del reato sia il divorzio che la morte del primo coniuge in quanto in questi casi il matrimonio è semplicemente sciolto, non nullo.

Il fenomeno esiste nel nostro Paese ed è in costante crescita proporzionalmente all'aumento del numero degli immigrati musulmani data l'ammissibilità della poligamia in tali Paesi. In realtà, tuttavia sarebbe più corretto parlare di poliginia, in quanto in tali Paesi è consentito solo all'uomo avere più mogli, mentre il termine poligamia prevederebbe che anche la donna possa avere la possibilità di avere più mariti.

É da segnalare una cauta apertura in alcune pronunce giurisprudenziali, in conformità all'orientamento prevalente nell'esperienza giuridica di altri Paesi europei. Ad esempio, è stato annullato il provvedimento di diniego del visto di ingresso per ricongiungimento familiare alla madre di un cittadino marocchino, motivato dal fatto che, essendo già stato rilasciato permesso di soggiorno alla prima moglie del padre, si sarebbe ricostituito di fatto il nucleo familiare poligamico su territorio italiano in violazione della legge italiana e ai princìpi di ordine pubblico.

La Suprema Corte, difatti, riconoscendo la validità di un matrimonio contratto secondo la legge somala, ha ritenuto irrilevante la contrarietà all'ordine pubblico della natura potenzialmente poligamica e della risolubilità unilaterale del matrimonio islamico, limitatamente alla sua efficacia ai fini successori di uno dei coniugi. (tribunale Bologna 2003)

Inoltre, un' ordinanza del Tribunale di Bologna ha ritenuto la non sussistenza del reato di bigamia ex art. 556 c.p. e della lesione del principio di ordine pubblico, nel caso di richiesta di ricongiungimento familiare con i genitori, i quali abbiano validamente contratto all'estero un matrimonio poligamico. È stato affermato, infatti, che il limite dell'ordine pubblico potrebbe essere applicato al diritto all'unità familiare solo qualora venissero invocati gli effetti civili dei matrimoni poligamici contratti all'estero. Tale pronuncia, nell'affermare l'autonomo diritto al ricongiungimento familiare con i genitori, conferma, dunque, l'inammissibilità del ricongiungimento familiare alle ulteriori mogli del poligamo per contrasto dell'istituto della poligamia con i principi di ordine pubblico, come già precedentemente affermato dalla giurisprudenza amministrativa.

In due ulteriori sentenze, la Corte di Cassazione ha riaffermato il principio dell'"interesse del minore" al riconoscimento. La Suprema Corte ha ritenuto incompatibile con i princìpi di ordine pubblico internazionale la legge marocchina, che non prevede la filiazione naturale, ma solo la legittima, ed ha proceduto, nel caso specifico considerato - riguardante il riconoscimento del figlio cittadino marocchino da parte del padre cittadino italiano - all'applicazione della normativa italiana in materia di filiazione, tutelando il preminente diritto del figlio all'accertamento del rapporto biologico con il genitore naturale ( Cass., 8 marzo 1999 n. 1951 e Cass. 27 ottobre 1999 n. 12077)

Questa breve casistica evidenzia la complessità delle problematiche connesse alla trasformazione in senso multiculturale della società. Il conflitto normativo esprime l'esigenza di tutela della specifica identità della persona e dei valori anche culturali e religiosi di cui è portatrice, cui si oppone la necessità di salvaguardare i principi fondamentali su cui poggia l'ordinamento dello Stato, in primis la parità tra i coniugi.

Personalmente ritengo, che a prescindere dagli aspetti penalistici, la poligamia sia da combattere in quanto figlia di una visione della donna quale essere inferiore e sottomesso al marito. La civiltà e l’umanità devono affermare la piena parità tra marito e moglie e quindi non si può tollerare che un uomo possa scegliere di avere più di una donna, almeno che, paradossalmente, si concedesse la stessa opzione anche alle donne!


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