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Cronache

Era andata a casa dello studente a un giorno dalla fine della scuola per dargli dell’”asino”, dell’”handicappato”, della “nullità” e del “bugiardo”: la Cassazione ha condannato una professoressa di Rossano Calabro a risarcire il ragazzo. La prof in questione, evidentemente presa dalla rabbia verso uno studente non proprio modello, gli ha dato dell’”asino”, del ”bugiardo”, dell’”handicappato“, della “nullità che si fa aiutare dalla madre per la carriera scolastica”.

La Cassazione l’ha condannata per la “manifesta volontà offensiva”. Già il Tribunale di Rossano l’aveva condannata, il 4 febbraio del 2011, a pagare una multa di 280 euro più i danni morali allo studente. Lei però ha fatto ricorso e ora la Cassazione gli ha dato torto. Secondo l’Ansa, non è la prima volta che la ‘prof’ è finita davanti al giudice.

In precedenza, scrive l'agenzia di stampa, un altro studente l’aveva denunciata per ingiurie e lesioni colpose ma poi la vicenda si era conclusa con l’assoluzione. Questa volta, invece, il suo ricorso è stato dichiarato ”inammissibile”. Tramite avvocato, l’insegnante ha sostenuto – al cospetto degli ‘ermellini’ – che rientravano ”nel legittimo esercizio del diritto di critica” riservato ai docenti tutti i ‘giudizi’ che aveva espresso allo studente.

La Suprema Corte – con la sentenza 3197 – gli ha risposto che solo l’epiteto di ”asino” avrebbe potuto ”in linea di principio, riconnettersi ad una manifestazione critica sul rendimento del giovane, con finalità correttive”, ma aver aggiunto anche che Giuseppe era ”un bugiardo, un handicappato e una nullità” sono ”espressioni obiettivamente denigratorie e indicative di volontà offensiva in capo a chi ebbe ad usarle”.

Tanto più – prosegue la Quinta sezione penale della Cassazione, specializzata in offese alla reputazione e all’amor proprio – se con l’aggiunta che il profitto scolastico di Giuseppe doveva ritenersi ingiustamente condizionato in positivo da chissà quale interessamento della di lui madre”. Pertanto i supremi giudici hanno confermato il verdetto di colpevolezza emesso dal Tribunale di Rossano, conforme del resto a quello pronunciato in primo grado dal giudice di pace della stessa cittadina.

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