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Cronache

Rosarno è una terra che non fa sconti. Se nasci lì scegli da subito se stare dalla parte dei buoni o dei cattivi. Chi vive a Rosarno sa che i carabinieri sono i soli che possono aiutarti e proteggerti, non gli si spara addosso, fa parte delle regole non scritte. Luigi Preiti non aveva scelto di far parte dei cattivi, i cattivi sono ricchi, non sparano in giacca e cravatta, non sorridono davanti al sangue di un carabiniere. Le loro guerre le combattono in altri modi. Luigi Preiti è stato armato da una forza oscura ben diversa e molto meno nota di quelle che governano le terre da cui lui proviene: l'odio, la disperazione, la dignità perduta. Un calabrese che non ha lavoro, che è pieno di debiti, che ha il vizio del gioco, ha un unico dovere: reagire o se non può farlo, scagliarsi contro qualcosa su cui scaricare la responsabilità della sua condizione.

E chi meglio dei politici? Chi meglio della "casta"?. Sono mesi e mesi che l'Italia vive un'innegabile momento di disagio economico e sociale, il potere di acquisto diminuito, l'indebitamento, la frustrazione di chi si vede impoverito, le tasse inique. Ma sono mesi che l'Italia vive un'altro fenomeno altrettanto grave: la demonizzazione delle istituzioni, la perdita dei simboli di uno Stato, l'attacco perpetuo ad ogni strumento politico. E' un fenomeno diffuso, sia spontaneo (basti pensare ai gruppi sui social network) sia organizzato (il Blog di Beppe Grillo e la sua permeante, incisiva, totalizzante guerra alla politica travestita da purismo istituzionale). E' un fenomeno senza controllo, che genera la diffidenza verso tutto quello che è legato al mondo delle istituzioni anzi le trasforma nell'unico colpevole dei mali italiani: dalla mancanza di lavoro a chi deve rinunciare alle vacanze. La colpa è solo loro, delle loro autoblu (in quale Stato i politici girano a piedi?) dei loro stipendi ( un qualsiasi dirigente medio guadagna anche 150 mila euro l'anno) dei loro privilegi ( a cui però nemmeno i puri riescono a rin unciare).

La verità come al solito sta nel mezzo a mio avviso. Ci sono responsabiltà serie della politica italiana allo stato di crisi in cui versa il Paese, ci sono storie di corruzione, abuso di posizione, ci sono competenze mancate, nepotismi e giochi di potere fini a se stessi che hanno peggiorato una situazione internazionale di disagio economico. Ma non è solo colpa della politica. Nel gesto di oggi c'è anche una responsabilità sociale di chi, vestendo i panni di politico di turno ha raccontato una storia che serve solo a incitare la gente a prendere i forconi e scendere in piazza, distruggere tutto senza una ricetta o una idea vera per ricostruire. Non è solo colpa della crisi se ieri un uomo di 46 anni ha impugnato una pistola e ha ferito due carabinieri mentre il nuovo governo giurava fedeltà allo Stato. Adesso serve uno scatto d'orgoglio degli italiani e serve che siano loro a dire BASTA ma un basta costruttivo non distruttivo, non di rabbia, non di dolore ma di mani tese, di dialogo di incontro, di voglia di fare. Serve di tornare al valore del sacrificio, condiviso, serve inorgoglirsi quando il nostro carabiniere ferito dice che lui capisce il gesto disperato di un uomo che ha perso tutto persino se stesso. Serve contribuire anche nel piccolo, anche con un semplice commento su un qualsiasi social network a creare ponti, trovare soluzioni. Letta è un uomo di dialogo da sempre. Tocca a lui il compito complessissimo di gettare le basi di un'Italia nuova. Io ci credo. E voi?

Francesca Immacolata Chaouqui

@francychaouqui@twitter.com

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