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Cronache

Essere costretti ad avere rapporti sessuali contronatura non e' una ragione valida per chiedere, ed ottenere, l'annullamento del matrimonio. Lo si evince da una sentenza con cui la prima sezione civile della Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello di Ancona, che aveva rigettato la domanda, avanzata da una donna, di annullamento del suo matrimonio, perche' costretta con violenza e prevaricazione da parte del coniuge ad avere continuamente rapporti anali, con "sporadiche copule naturali".

La donna, chiedeva che le nozze fossero dichiarate nulle, sulla base dell'art. 122 del Codice Civile, sottolineando di non aver avuto, con il marito, una "vita sessuale comune" prima del matrimonio, e che, se avesse conosciuto le "tendenze sessuali" di lui in precedenza, avrebbe rifiutato ogni ipotesi di nozze. La Corte d'Appello di Ancona aveva pero' detto no all'annullamento, sostenendo che non fosse stata provata una "forma di devianza" nel comportamento dell'uomo, e la Suprema Corte ha condiviso tali conclusioni. "L'anomalia o deviazione - si legge nella sentenza n. 3407 depositata oggi - deve costituire un impedimento oggettivo e non superabile allo svolgimento della vita sessuale". La Giurisprudenza, ad esempio, in relazione all'annullamento di un matrimonio, ha sottoposto a "revisione critica", ricordano gli alti giudici, anche l'ipotesi della 'impotentia generandi', in relazione alla "possibilita' di ricorrere a terapie o a tecniche di procreazione medicalmente assistita", mentre sono state riconosciute come "oggettivamente rilevanti", ai fini dell'annullamento, la "condizione di 'impotentia coeundi' permanente al coniuge o il suo transessualismo".

Nel caso in esame, si legge ancora nella sentenza, i giudici del merito non hanno riscontrato l'esistenza, nel marito, di una "anomalia o deviazione sessuale", ritenendo che alla base dell'impedimento di una normale vita sessuale tra i coniugi vi fosse "non una sua particolare fisionomia sessuale, ma la sua incapacita' psicologica - sottolineano gli Ermellini - di concepire i rapporti sessuali con la moglie in termini di condivisione del piacere erotico e della affettivita'". Secondo la Cassazione, "l'impossibilita' di pervenire a quell'accordo e rispetto reciproco che costituisce il presupposto di una vita sessuale condivisa", non rientra nelle ipotesi per cui si puo' chiedere l'annullamento di un matrimonio, ma puo' avere, invece, "piena rilevanza nella constatazione della insostenibilita' del vincolo coniugale e nel giustificare non solo la richiesta del suo scioglimento, ma anche della addebitabilita' della separazione", cosi' come puo' avere rilievo "nell'accertamento della responsabilita' penale e civile del coniuge - conclude la Suprema Corte - che si e' reso responsabile di un comportamento lesivo della dignita', della integrita' fisica e della liberta' di autodeterminazione del proprio partner".

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