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Cronache

Cadono giù dalle impalcature o vengono schiacciati dal trattore. Due immagini fredde e truci, ma nulla purtroppo può descrivere più efficacemente i quotidiani drammi delle morti sul lavoro nel nostro Paese. E lo raccontano ancor più tragicamente i numeri delle vittime rilevati dal nostro Osservatorio negli ultimi tre anni. Perché dei 1588 decessi registrati dal 2010 al 2012, il 25,6 per cento ha perso la vita per una caduta dall’alto e il 20 per cento per il ribaltamento veicolo/mezzo in movimento.

Ed anche nei primi otto mesi del 2013 delle 317 vittime del lavoro registrate in Italia, le cause più frequenti di morte sono le stesse: il 30 per cento delle vittime è deceduto a seguito del ribaltamento di un mezzo in movimento e il 21,5 per cento in conseguenza di una caduta dall’alto. Così i due settori più colpiti nel triennio 2010-2011-2012 sono edilizia ed agricoltura con una mortalità pari rispettivamente al 24,6% e al 36,5%. Allora, specie per chi come noi si occupa da oltre due decenni di sicurezza sul lavoro, viene da chiedersi perché mai se si continua a morire sempre per le stesse cause, non si riesca a strutturare un sistema di prevenzione per interrompere la statistica quotidiana delle morti sul lavoro. A cominciare dal settore agricolo, ovvero quello in cui si muore di più e dove il dramma è spesso la conseguenza di mezzi agricoli datati e poco sicuri. Un’emergenza della quale la politica dovrebbe occuparsi con urgenza, predisponendo dei piani di incentivazione al fine di rinnovare i mezzi agricoli in Italia.

Perché per ora i dati della Coldiretti sono sconfortanti: nel 2012, infatti, e' stato erogato un monte-crediti all'agricoltura pari a 2,11 miliardi di euro, contro i 2,73 miliardi circa registrati nel 2011. E’ evidente, quindi, che la scarsità di finanziamenti abbia influito negativamente anche sugli investimenti nel rinnovo degli impianti e dei macchinari. Per quanto invece riguarda l’edilizia i gravi infortuni sono conseguenza spesso della mancata predisposizione di sistemi di accesso e vincolo per effettuare i lavori in quota negli edifici e nelle strutture in genere. In questo caso è indispensabile investire sulle attività di prevenzione, tra cui la formazione dei lavoratori e dei responsabili di cantiere; pochi, infatti, conoscono l’importanza di queste ultime figure. In particolare è rilevante (e trascurato) il ruolo del Direttore Tecnico di Cantiere che dovrebbe invece avere una preparazione e formazione specifica. E non va trascurata neppure l’importanza delle attività di controllo da parte di enti preposti in un settore in cui tra l’altro c’è anche un ulteriore problema, ovvero la diffusa irregolarità dei lavoratori. Risultato: si sale sopra ai tetti non solo senza elmetti ma anche senza parapetti, né imbragature. Si sfida il pericolo, ma soprattutto la propria vita. E a pagare sono le vittime, le loro famiglie e anche gli imprenditori.

La Giustizia, poi, è lenta e spesso disattende le istanze delle vittime e delle loro famiglie. Per questo sarebbe necessario un fronte dei controlli compatto ed efficiente. Riteniamo che queste siano priorità che il Governo - anche se per ora è purtroppo impegnato su altri fronti - dovrà affrontare per contribuire a placare la tragedia delle morti sul lavoro. Un impegno in cui risulta fondamentale anche il sostegno delle associazioni di categoria, dei sindacati e delle amministrazioni locali.

Mauro Rossato

Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering

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