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Cronache

 

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"Distruggere nel piu' breve tempo le registrazioni casualmente effettuate di conversazioni telefoniche del presidente della Repubblica". Questa la "soluzione", indicata dalla Corte Costituzionale nella sentenza n.1/2013, per il conflitto sollevato dal Quirinale nei confronti della Procura di Palermo.

La distruzione deve avvenire "in ogni caso, sotto il controllo del giudice", spiega la Corte Costituzionale, "non essendo ammissibile, ne' richiesto dallo stesso ricorrente, che alla distruzione proceda unilateralmente il pubblico ministero". Tale "controllo - si legge nella sentenza - e' garanzia di legalita' con riguardo anzitutto alla effettiva riferibilita' delle conversazioni intercettate al Capo dello Stato, e, quindi, piu' in generale, quanto alla loro inutilizzabilita', in forza alle norme costituzionali e ordinarie". Ferma restando la "assoluta inutilizzabilita'" del procedimento in questione, delle intercettazioni del presidente della Repubblica, ed escludendo la "procedura camerale partecipata", l'Autorita' giudiziaria dovra' pero' "tenere conto della eventuale esigenza di evitare il sacrificio di interessi riferibili a principi costituzionali supremi: tutela della vita e della liberta' personale e salvaguardia dell'integrita' costituzionale delle istituzioni della Repubblica (art.90 Cost.). In tali estreme ipotesi, la stessa Autorita' - conclude la Corte - adottera' le iniziative consentite dall'ordinamento".

DANNOSA DIFFUSIONE COLLOQUI CAPO STATO - La "propalazione" del contenuto dei colloqui del Capo dello Stato "sarebbe estremamente dannosa non solo per la figura e per le funzioni del Capo dello Stato, ma anche, e soprattutto, per il sistema costituzionale complessivo". Lo evidenzia la Consulta, nella sentenza n.1/2013, con la quale spiega perche', il 4 dicembre scorso, accolse il conflitto tra poteri sollevato dal Quirinale contro la Procura di Palermo. Il presidente della Repubblica, si legge nella sentenza depositata oggi, "deve poter contare sulla riservatezza assoluta delle proprie comunicazioni, non in rapporto a una specifica funzione, ma per l'efficace esercizio di tutte". La Corte ricorda le funzioni che "implicano decisioni molto incisive, che si concretizzano in solenni atti formali", quale lo scioglimento anticipato delle assemblee legislative: queste "presuppongono - osserva la Consulta - che il presidente intrattenga, nel periodo che precede l'assunzione della decisione, intensi contatti con le forze politiche rappresentate in Parlamento e con altri soggetti, esponenti della societa' civile e delle istituzioni, allo scopo di valutare tutte le alternative costituzionalmente possibili, sia per consentire alla legislatura di giungere alla sua naturale scadenza, sia per troncare, con l'appello agli elettori, situazioni di stallo e di ingovernabilita'". La diffusione di tali colloqui, "nel corso dei quali ciascuno degli interlocutori puo' esprimere apprezzamenti non definitivi e valutazioni di parte su persone e formazioni politiche" causerebbe un danno al sistema "che dovrebbe sopportare le conseguenze dell'acuirsi delle contrapposizioni e degli scontri".

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