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L'ha seguita all'uscita da un locale. Al parcheggio le ha proposto un passaggio, ma lei ha più volte rifiutato. A quel punto l'ha brutalmente aggredita. E violentata. La vittima, una ragazza incinta di 24 anni, è stata portata all'ospedale. Il carnefice, un kosovaro di 32 anni padre di due bambine, è stato scoperto. Ma in carcere non ci è finito. L'uomo è stato posto ai domiciliari.

La città, Bergamo, si ribella. Fiaccolata con il sindaco. Gli ultras dell'Atalanta assediano l'abitazione dell'uomo. E compare uno striscione: "Datelo a noi". Il magistrato e l'aggressore: "E' stato applicato il codice". Ma continuano cortei e minacce. Ed esplode la polemica.

L'uomo si chiama Vilson Ramaj e, come riporta il Corriere della Sera, davanti a casa sua dopo la decisione del magistrato sono comparsi striscioni e si sono verificati lanci di bottiglie e di bombe carta. E partecipano alle proteste e ai cortei molti rumorosi ultras dell'Atalanta, che conoscono la giovane violentata e le due amiche che l'hanno subito soccorsa dopo lo stupro.

Ma anche i vertici istituzionali guardano con stupore alla decisione della Procura. Hanno attaccato la scelta di non mandare subito in carcere lo stupratore l'ex assessore dalla giunta regionale Daniele Belotti (tra l'altro indagato proprio per i suoi rapporti con le frange ultras atalantine).

Anche tante persone comuni, circa 300, si sono unite alla fiaccolata di solidarietà alla giovane. Presente anche il sindaco Pdl Franco Tentorio. Poi le minacce. Gruppi di ultras hanno cominciato a lanciare di tutto verso il portone della casa di Ramaj, scrive il Corriere. A partire dalla scorsa notte una volante di polizia sarà messa a guardia dell'abitazione. Ma la polemica non sembra destinata a spegnersi molto presto anche se dalla Procura affermano di aver semplicemente applicato le procedure.

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