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Cronache

di Cinzia Boschiero

Domanda: con Papa Francesco è tornata l’attenzione ai valori dell’umiltà e dello spirito di servizio, all’etica e alla lotta contro la globalizzazione dell’indifferenza. Come è cambiata anche la missione delle suore?

Risposta: Il ruolo delle suore nella Chiesa Cattolica è sempre più operativo e concreto, anche per quelle di clausura, a modo loro. Ciò ha la sua radice nel Mistero da cui deriva la nostra vita: “dall’albero vedrete i frutti”, dice il vangelo. Noi di vita attiva siamo impegnate costantemente negli Istituti e nelle attività educative quali scuole materne, elementari, scuole superiori; gestiamo convitti per studenti delle università; lavoriamo per le missioni in Italia, in Europa e nel mondo; siamo ogni giorno al fianco delle famiglie che fanno fatica a gestire i loro figli, il lavoro che non c’è e bussano alla nostra porta sempre più poveri e persone italiane oltre che straniere in difficoltà. Da noi trovano assistenza, ascolto, sostegno.

Domanda: cosa manca oggi in Italia e in Europa?

Risposta: in Italia manca il coraggio di recepire in modo adeguato le normative e le direttive europee e questo ci limita ad esempio nella libertà di scelta educativa. Serve imparare a gettare lo sguardo lontano ed è necessario che tutti noi riscopriamo lo spazio della solidarietà, di chi sa condividere il poco; della lealtà, di chi non dice ‘siam tutti ladri’ e allora ciò mi giustifica; serve più onestà intellettuale, ovvero serve chi nella crisi divenga propositivo e non faccia azioni di sciacallaggio puro che depredano le famiglie già fiaccate dalla crisi.

Domanda: che messaggio si sente di dare ai nostri politici?

Risposta: sembrerà strano che una suora dia un messaggio ai politici…; in verità condivido quanto già detto da Rita Levi Montalcini a suo tempo:”Il messaggio che invio, e credo anche più importante di quello scientifico, è di affrontare la vita con totale disinteresse alla propria persona e con la massima attenzione verso il mondo che ci circonda.“ Noi suore siamo al fianco di uomini e donne che quotidianamente individuano nel loro servizio al progresso - più che nella ricerca spasmodica dell’affermazione delle proprie idee - l’unica chance per una società più giusta. Noi suore siamo come tutti umili e semplici cittadine di buona volontà. Il messaggio ai nostri politici potrebbe essere questo: non stanchiamoci mai di ricercare la verità e facciamoci venire il coraggio di saperla riconoscere una volta trovata. Perché credo sempre più che la crisi del nostro paese sia una crisi che fa comodo a chi non ha interesse a uscirne, a quegli uomini e donne che pensano che solo attraverso la logica della “conduzione”, del “plagio”, dell’ “asservimento dell’altro” si possa mantenere il dominio sulle menti e assicurarsi cosi una gestione futura.

Domanda: le sue sono parole forti; oggi la parola delle suore, anche grazie a Papa Francesco, potrà essere più ascoltata anche nella Chiesa?

Risposta: certo, o almeno lo spero, da parte delle persone oneste e intelligenti. Soprattutto nel nostro ruolo all’interno degli istituti e delle attività educative. Proprio per questo ho accettato questa sua intervista: in questi mesi difendiamo come Fidae e con altre associazioni il diritto alla libera scelta educativa e vogliamo fare sentire la nostra voce perché l’articolo 30 della costituzione italiana recita sulla libertà di scelta educativa della famiglia che “è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio”; la risoluzione del Parlamento Europeo approvata il 13 marzo 1984 già indicava la libertà di insegnamento nella Comunità europea che “comporta il diritto di aprire una scuola e svolgervi attività didattica; tale libertà comprende inoltre il diritto dei genitori di scegliere per i propri figli tra le diverse scuole equiparabili, una scuola in cui questi ricevano l'istruzione desiderata; parimenti, ogni fanciullo deve poter frequentare una scuola che, sul piano formativo e didattico, non privilegi alcuna religione o concezione filosofica..” Invece in Italia si confonde ancora la scuola pubblica paritaria con i “diplomifici” che andrebbero tutti chiusi e di cui nessuno ha bisogno, se non quelli che li mantengono (ma lo Stato non dovrebbe controllare? dov’è? mah!) e si penalizza la nostra missione educativa il cui ruolo negli anni invece ha dato un importante contributo allo Stato sia per qualità di servizio che per l’offerta che copre aree di disagio sociale e culturale in cui lo Stato non arriva. Un’offerta pubblica, quindi.

Domanda: in un’Europa sempre più integrata con altre culture e religioni, cosa manca all’Italia?

Risposta: manca la maturità da parte dei nostri politici di dare attuazione al vero pluralismo educativo sancito dall’art. 33 della Costituzione, dalla Legge 62/00 e dalla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, oltre che dalla Risoluzione UE del 1984 e del 2012. Lo Stato sociale si fonda sul principio di uguaglianza, da cui deriva la finalità di ridurre le diseguaglianze sociali. Lo stato sociale è una forma di Stato che si propone di fornire e garantire diritti e servizi sociali direttamente o anche attraverso enti di promanazione e privati come stabilito dalla legge 62 del 2000. Il sistema nazionale di istruzione è composto dalle scuole pubbliche statali (cioè gestite – e controllate… - dallo Stato) e dalle scuole pubbliche paritarie (gestite da Enti e organizzaioni non profit e controllate dallo Stato). In Italia si sta invece disinformando e si sta facendo una guerra contro le nostre scuole e le nostre attività educative senza conoscere quanto poco abbiamo di aiuto dallo Stato (si vedano i dati MIUR) e quanto molto facciamo per lo Stato e per le famiglie, che allo Stato pagano le imposte per le scuole statali che i loro figli non frequentano se – come è loro diritto – scelgono le paritarie….

Domanda: in Italia soprattutto c’è una chiusura ideologica verso le attività educative religiose di qualsiasi natura, è così?

Risposta: Certamente, e il richiamo del Parlamento europeo al sostegno di tutti gli istituti pubblici deve far riflettere quella parte della nostra società che si oppone al finanziamento delle numerose scuole pubbliche paritarie di matrice cristiana che forniscono i loro servizi a tante famiglie (anche misulmane, buddiste, agnostiche, ecc.) sul territorio nazionale. Questa posizione si fonda su una malintesa concezione del pubblico. Non è pubblico ciò che è statale ma ciò che nasce per il popolo. Un servizio è pubblico quando è accessibile a tutti in modo libero, senza alcuna preclusione né economica, né sociale e neppure politica rispetto ai potenziali fruitori. Nello specifico, la qualificazione oggettiva del servizio dell’istruzione come pubblico è che non è tale in quanto “gestito da un soggetto statale”, ma, al contrario, in quanto “servizio di interesse generale” come indicato dal Consiglio di Stato. La nostra voce al fianco delle famiglie non deve rimanere inascoltata. Inoltre, l’essere “scuola di radici cattoliche” non implica che i fruitori lo siano. Al Cairo c’è una scuola salesiana frequentata unicamente da alunni musulmani. E’ il progetto educativo della scuola che si ispira ai valori cristiani, che dai genitori possono essere scelti a prescindere. Come in effetti succede.

Domanda: Lei ha scritto una lettera aperta che ha intitolato “E’ giunto il tempo dei cittadini”. è stata pubblicata?

Risposta: no, e la ringrazio per questo spazio perché è davvero giunto il tempo dei buoni cittadini: molte famiglie vengono da noi stanche, affrante; noi assistiamo sia i loro figli che i loro anziani e siamo davvero preoccupate per l’Italia e l’Europa. Ecco perché sentiamo che anche la nostra voce va ascoltata. Siamo portavoci di un disagio sociale, degli umili, di chi perde il lavoro, di chi ha il coraggio di fare figli solo se sa che potrà permettersi la persona che li segue per loro perchè non possono perdere il lavoro, ed aumentano i casi di depressione, di disperazione, di un sentimento da parte delle mamme di inadeguatezza dinanzi alle sfide della maternità e dei padri dinanzi all’impegno e al tempo che richiede la genitorialità. I nostri istituti – aperti ad ogni ceto sociale - sentono il polso della situazione e sono capillari su tutto il territorio nazionale. La vera umanità esiste, in ognuno di noi, indipendentemente da chi intende distruggere il bene che si fa e dando peso a questioni e persone che di peso morale e umano non ne hanno. Chiedo anche a voi giornalisti di essere più coscienti di quanto un vostro articolo possa pesare sulla vita delle persone e di quanto sia necessario informare e non disinformare, approfondire e non essere superficiali; occorre dare voce a chi voce non ne ha e darne meno a chi ne ha troppa perché dovrebbe rappresentarci e invece non realizza quanto è urgente e necessario.

Domanda: cosa intende dire quando sottolinea che questa è l’epoca dei buoni cittadini?

Risposta: intendo che chi ostacola le nostre attività educative che insegnano il rispetto della persona, lo fa scientemente perché vuole il nulla, vuole la guerra tra le parti, vuole innescare la violenza verbale e non verbale (il bello è che per il proprio figlio scelgono poi le nostre scuole, come l’ideologo di un nuovo grande movimento presente in parlamento!). Molti nostri istituti stanno chiudendo sotto la pressione delle tasse, dei vincoli burocratici, delle vessazioni amministrative ingiustificate e a causa di referendum guidati da un disprezzo dovuto a politiche di annientamento di ciò che è diverso; i nostri istituti educativi sono diversi perché accolgono tutti (dalla piccola peruviana ricongiunta alla madre, baby sitter, a metà anno scolastico, e rifiutata dalla scuola statale, al figlio del signore di cui sopra) e la nostra diversità e il nostro impegno quotidiano e silenzioso disturba chi è ignorante, saccente, disinformato, schiavo dei qualunquismi e di una chiusura mentale che non ha capito che il mondo, per salvarsi, richiede l’intelligenza e la passione di tutti, suore e preti compresi. Quello che sta accadendo, ovvero il continuo travalicare le righe, fa male alla società, ai semplici cittadini che sono la maggioranza di un’Italia e di un’Europa che ogni mattina si alza e si rimbocca le maniche nel silenzio. E’ tempo di non stare più in silenzio, di dare voce a chi fa del bene, perché è il bene che prevarrà solo se ascoltato e valorizzato. Mentre l’Italia e l’Europa sono in ginocchio, ci sono uomini e donne che nelle Istituzioni cercano una risalita, quegli uomini e quelle donne che non fanno rumore, che non fanno audience, che non hanno tempo di calcare le aule dei talk show perché impegnati a svolgere il loro lavoro presso le aule parlamentari; ci sono uomini e donne coraggiosi che sanno ancora in modo intelligente richiamarsi alla responsabilità personale senza delegare ad altri (non ben definiti) lo spazio di azione verso la risalita. E’ a questa Italia ed Europa che sarebbe bello che ciascuno di noi guardasse. Ritroveremmo cosi la fierezza di essere cittadini veri e di credere che dalla crisi si può uscire e neanche in modo cosi complesso, ma con il semplice rispetto vicendevole delle priorità e applicando lo Stato di diritto senza populismi e falsità. Dal canto nostro come Federazione ci riuniamo periodicamente a livello regionale e a livello Nazionale, non ultimo nel Gruppo di Studio sulle paritarie istituito a livello Nazionale negli ultimi mesi, riconosciuto presso due Commissioni parlamentari permanenti: la VII Commissione Cultura e la I Commissione Affari Costituzionali, gruppo formato da Associazioni nazionali dei Gestori (Aninsei, Cdo-Foe, Confap, Fidae, Filins, Fism), dei Docenti (Aimc, Diesse, Ucim), dei Genitori (Age, Agesc,) e degli Studenti (Msc). L' obiettivo è far conoscere il sistema delle scuole paritarie e il loro valore sociale oltre che educativo. I nostri piccoli passi sono fatti di dialogo e nelle nostre scuole esiste il pluralismo religioso perché vengono accolti ragazzi musulmani, induisti, oltre che cristiani e stanno aumentando i discenti cristiani di altri Paesi che arrivano in Italia ad esempio dall’Egitto, perché perseguitati. C’è un’emergenza per la quale come suore siamo al fianco del Papa e sappiamo che poche parole e tanti fatti possono fare la differenza al fianco delle famiglie. Aiutateci, anche voi giornalisti, a dare segnali positivi e a chiedere che vi sia ascolto e risposta alla volontà di scelta delle famiglie rispetto alle nostre opere, dettate dal nostro agire con spirito di servizio, e risposte concrete da parte dei politici che rappresentano queste stesse famiglie. Ritornano alla mente le parole di Sturzo più attuali che mai e che hanno il sapore dell’auspicio e dell’indirizzo verso una Italia che può ritornare a quegli albori che la vedevano culla di civiltà per molti popoli. “La Costituzione è il fondamento della Repubblica. Se cade dal cuore del popolo, se non è rispettata dalle autorità politiche, se non è difesa dal governo e dal Parlamento, se è manomessa dai partiti verrà a mancare il terreno sodo sul quale sono fabbricate le nostre istituzioni e ancorate le nostre libertà.” (don Luigi Sturzo)

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