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Cronache

 

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L'usura non è solo quella praticata del classico strozzino. Si può finire in questo risucchiante vortice anche senza volerlo e attraverso un normalissimo rapporto con una banca. È quello che è accaduto a Franco Gattobigio, titolare insieme alla moglie di un'azienda argentiera. Nel 2006 alcuni assegni della ditta finiscono, dopo alcune girate, nelle mani di un usuraio privato. La Guardia di Finanza inizia a fare un percorso a ritroso su quegli assegni e si presenta all'istituto bancario che li aveva emessi. Benché Franco non c'entrasse niente con l'usuraio e non avesse mai avuto problemi di pagamento, la banca chiede alla ditta di rientrare immediatamente di ogni precedente affidamento: circa 147.000 euro. Franco non ce li ha. Così partono pignoramenti e decreti ingiuntivi.

TASSI DI INTERESSE ALLE STELLE - Dopo alcuni mesi marito e moglie si accorgono di subire delle vere e proprie vessazioni: gli interessi su quelle somme richieste dalla banca schizzano a cifre incredibili. I tassi partono dal 40% annuo, arrivano a picchi del 487% e in alcuni momenti diventano incalcolabili, tendenti cioè all'infinito in assenza di capitale erogato. La normativa antiusura sembra palesemente violata. Franco presenta allora delle denunce in Procura e dopo cinque anni ottiene il rinvio a giudizio per due ex direttori di un istituto bancario: le perizie commissionate dal Pubblico Ministero confermano che i tassi applicati erano stati clamorosamente superiori alla soglia di usura. Nonostante la Prefettura riconosca ai due coniugi lo status di vittime di usura e sia in corso un procedimento penale, il giudice per le esecuzioni immobiliari di Arezzo, su istanza della banca, procede con l'assegnazione della casa e di un terreno dei coniugi all'Istituto Vendite giudiziarie.

CASA ALL'ASTA - È quindi iniziato i l'iter per la vendita all'asta dei beni, prevista per aprile: "Qui inizia il calvario – racconta Franco ad Affari – riceviamo ricognizione periodiche, visite ufficiali di potenziali acquirenti, persone varie che vedendo le pubblicazioni sui bandi d'asta si presentano a chiedere informazioni. Vivere una vita normale diventa impossibile". Vengono presentate numerose istanze per la sospensione della vendita ma vengono tutte respinte. Nonostante l'articolo 474 del codice di procedura civile reciti testualmente: l'esecuzione forzata non può aver luogo che in virtù di un titolo esecutivo per un diritto certo, liquido ed esigibile". Come è possibile, si chiede Franco in un esposto presentato in Procura, che il titolo in questione abbia tali requisiti se è in corso un procedimento penale a carico dei funzionari della banca esecutori delle azioni che hanno portato alla messa in vendita della casa? Visti i sospetti di usura quel titolo in sostanza è tutt'altro che certo e quindi l'esecuzione forzata non sarebbe ammissibile.

SPALLE AL MURO – Nel decreto che rinvia a giudizio i due direttori di banca il giudice non ha usato mezzi termini definendo la natura illecita del capitale che viene richiesto all'imprenditore. Franco è stremato e teme di perdere tutto. Con tanti sacrifici e trovandosi a lottare in una situazione paradossale è riuscito a rimanere aggrappato alla sua ditta, tenendola in vita tra mille difficoltà. Ma ora rischia di uscire da questa vicenda completamente rovinato: "Se consentiamo alla stessa banca chiamata a rispondere civilmente per usura, di essere risarcita con la vendita all'asta dei beni immobili della vittima, mi viene un dubbio: o siamo tutti ubriachi oppure qualcosa o qualcuno in questa vicenda è malato. Oltretutto ci sono varie sentenze di altri tribunali d'Italia in cui le vendite all'asta sono sospese fino a quando il processo penale non si sia concluso. Non capisco come nel mio caso invece il giudice delle esecuzioni continui imperterrito a mettere all'asta le mie proprietà. Mi sento con le spalle al muro, ma combatterò fino alla fine contro tutto e tutti per difendere i miei beni e tutto quello che con grandi sacrifici sono riuscito a costruire".

Fabio Frabetti

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